Market & Business

Google: gigante del web in Usa spende milioni di dollari in attività di lobbying

sarebbe diventata, in Usa, una delle cinque potenze nel settore delle lobbying negli ultimi due anni. L’impegno della compagnia da tempo si è concentrato su settori diversi, che spaziano dall’e-commerce al più recente progetto per arricchire i propri risultati di ricerca con le recensioni alberghiere fino ai discussi Google Glass, ma l’attenzione dell’azienda per le attività di va ben oltre il semplice interesse e dati recenti sembrano confermarlo.

Secondo un report del Washington Post pubblicato oggi, dedicato alla crescente influenza di Google nella capitale statunitense, il gigante di Mountain View nel 2012 ha speso 18,2 milioni di dollari in attività di lobby, battendo tutte le compagnie tranne una, la Generale Electric. Una cifra considerevole, se si considera che la società aveva speso solo nel 2003 appena 100mila dollari nella medesima attività.

Nel 2012, in particolare, Google ha speso 885mila dollari in contributi alle campagne elettorali federali, cosa che non faceva dal 2004 ma nel corso degli ultimi dieci anni il suo ruolo nelle politiche di Washintgon sembra essere cambiato, anche grazie alla crescita dell’azienda in diverse fette del mercato tech. Da parte dell’azienda arriva la conferma del coinvolgimento della sua commissione di azione politica Netpac a sostegno della raccolta fondi per la senatrice democratica Barbara Boxer, del repubblicano Greg Walden e di un politico della lista indipendente.

Ma non è un segreto che Google raccolga le simpatie da parte di gruppi conservatori come la Heritage Foundation, nonostante il supporto del presidente esecutivo Eric Schimdt alla presidenza Obama.

Gli interessi sono diversi e si traducono in azioni molteplici: ha finanziato un gruppo impegnato nella modifica della politica federale sui mandati di perquisizione, anche se lo stesso gruppo non ha riconosciuto ufficialmente tale supporto; ha donato 480mila dollari in crediti su Google AdWords a favore del Cato Institute, un think tank di orientamento libertarian di Washington.

Ad un primo sguardo, quindi, l’impegno verso l’attività di lobbying non sembrerebbe necessario per le esigenze operative di un’azienda di tali dimensioni ma l’aumento di questo tipo di spese, alimenta il dubbio che l’intenzione di Google sia quella di influenzare direttamente i legislatori e le attività normative.

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