London Notes

Internet of Things, big data e formazione: ecco il budget 2014 per l’ICT in UK

David Cameron

Dopo qualche mese che non mettevo mano a questa rubrica, torno a raccontare delle vicende britanniche in corrispondenza con lo stesso avvenimento con la quale la avevo iniziata.

Una settimana fa George Osborne, Cancelliere dello Scacchiere (Ministro dell’Economia) del governo conservatore, ha annunciato il piano di budget del 2014, equiparabile ad una nostra finanziaria. L’indirizzo economico che un governo dà ad un paese è estremamente importante ed indicativo di quale sia la strada che vuole intraprendere. E con tutte le critiche che si possono muovere al governo di Cameron, di sicuro non si può dire che non abbia da sempre messo l’ al centro dei suoi piani.

InvesyimentiGià nel primo budget del 2010 veniva annunciato un piano a lungo termine in cui , tecnologia e digitale sarebbero stati al centro del programma di governo. E devo dire che non ha mancato le promesse. Nel 2012, infatti, George Osborne si ripresenta con la caratteristica valigetta rossa, per parlare dei suoi piani di rendere Londra l’hub d’Europa per l’ICT. Nuovi finanziamenti per la Tech City, visti facilitati per i giovani ingegneri proveniente da tutto il mondo e il piano di rendere Londra la città più interconnessa d’Europa, erano tutti punti strategici per lo sviluppo del paese, sui quali il governo conservatore era deciso a puntare. Inoltre, quello che Cameron definisce “il tappeto rosso” che il suo governo ha steso per l’ingresso di nuove menti in Gran Bretagna (mentre noi i nostri cervelli li cacciamo) consiste, oltre che nei già citati visti agevolati, anche nella possibilità per le  università di poter reclutare 30.000 studenti in più il prossimo anno e di togliere ogni limite negli anni successivi, cercando così di sopperire a quel gap di ingegneri e scienziati di cui la GB soffre. Un chiaro messaggio a chi arriva dall’estero: chi vuole lavorare a Londra deve essere competitivo!

Non dimentichiamo poi che il governo inglese è stato il primo a dedicare una figura specifica per la promozione della cultura digitale, il “Digital Champion”, tema a cui TechEconomy ha dedicato una interessantissima inchiesta, influenzando così i governi di tutt’Europa.

Nel Febbraio di quest’anno, inoltre, sono stati allocati 500,000£ per attrezzare le scuole primarie e secondarie ed istruire le maestre ad insegnare a programmare. Si avete capito bene, nelle scuole Inglesi si insegnerà a programmare! D’altronde è anche stato stabilito che questo sarà “The year of Code” proprio per stimolare i più giovani ad avvicinarsi all’informatica e alla programmazione.

L’Internet of Things”, dice Cameron, “non deve rimanere uno slogan, dobbiamo passare ai fatti”. E lo fa appuntando un nuovo consigliere scientifico che dovrà gestire un fondo di £73 milioni per esplorare cosa il governo debba fare per sfruttare al massimo le opportunità che si stanno aprendo. Se tutto questo vi sembra fantascienza, venite a fare un salto a Londra nella Tech City.

Il budget del 2014 ha invece una struttura diversa. Punta infatti a far incontrare il mondo accademico con quello dell’industria, finanziando corsi di formazione professionale per studenti PHD e puntando sulle applicazioni del grafene, materiale sulla cui ricerca la GB è seconda solo alla Cina. Inoltre, si contano investimenti sulle cellule staminali e l’apertura di un nuovo centro studi sui Big Data intitolato ad Alan Turing, l’eroe di guerra britannico che decodificò il codice di comunicazione dei sottomarini tedeschi e che viene considerato il padre dell’intelligenza artificiale.

Vivo a Londra da ormai 3 anni e non ho mai negato che l’Italia mi manchi molto, moltissimo. Abbiamo una qualità della vita ineguagliabile, un paese bellissimo e della gente fantastica. Tutte cose che Londra magari non ha. Ma il motivo che mi spinge a rimanere è questo senso di progetto a lungo termine e di largo respiro. La sensazione che effettivamente ci sia qualcuno che stia lavorando perché questo paesi continui ad andare nella direzione giusta e perché’ lo opportunità non manchino mai per chi vuole impegnarsi e per chi sa fare qualcosa. Ecco, tutte cose che invece l’Italia, diciamo che non ha.

 

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

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