Social Business

Quando il Crowdfunding incontra il Social Design: intervista a Guido Lanci

Crowdfunding

Dopo l’intervista a Marco Pietrosante, che ha approfondito il tema del rapporto tra social business e , oggi intervistiamo che ci dà l’opportunità di ampliare la riflessione al vasto mondo del .

Su queste pagine ci stiamo interrogando da qualche settimana sul tema del Social Design, come lo definiresti?

Matteo e Guido

Guido Lanci è product e concept Designer dall’86. Ha studiato e lavorato a Milano fino al ’95, tra le sue esperienze insieme a Matteo Carbonoli fonda Rikrea design sostenibile e commoon.it.

Ho studiato design perché era imperante l’obiettivo di una società ugualitaria cui tendere anche con la produzione e la diffusione di oggetti che facessero entrare l’arte in tutte le case, un obiettivo che nei ruggenti anni ottanta si è dissolto nella competizione. Il design era sociale, era il frutto di un metodo per moltiplicare l’arte e permearne gli oggetti (utili) di uso comune. Marco Pietrosante lo ha già ben definito nella intervista letta in questo sito ma credo che alla fine il design si muova tra due semplici tendenze: la necessità di risolvere con il progetto  problematiche reali e diffuse e la tendenza del designer a mostrarsi come demiurgo. Non a caso in quegli anni era molto diffuso il design anonimo.
Il social design per me è uno strumento di giustizia sociale, il problema è definire i contorni di una professione basata oggi su questa visione.

Crowfunding e Social Design questo è il binomio vincente di Commoon.it da dove nasce questa idea?
Dal punto precedente. Oggi giustizia sociale e qualità ambientale devono essere obiettivi inseparabili. Abbiamo iniziato con Rikrea a sviluppare un’analisi di mercato  dal punto di vista delle imprese. A chi oggi preme l’obiettivo sociale? A chi quello ambientale? E fatta la dovuta tara dalle costose operazioni di greenwashing abbiamo capito che solo tra i soggetti imprenditoriali del terzo settore ci sono possibili clienti a cui questa offerta serve realmente. Imprese a cui non serva solo styling con l’uso di materiali ecologici. Imprese che abbiamo nel proprio DNA la necessità di produrre posti di lavoro qualitativi che generino emancipazione e che affrontino i problemi ambientali in piccola scala ma realmente. Peccato che queste realtà siano strutturalmente carenti di capitale da investire in innovazione. Qui interviene il crowdfunding: la vera forza del terzo settore è la rete delle proprie relazioni e questa è una vera forza ed una vera rete, poco virtuale ed effimera. Svegliare le relazioni sociali del terzo settore per ottenere capitale in microdonazioni e ottenere il capitale necessario proprio dalla rete dei naturali destinatari dei prodotti e dei servizi da progettare e realizzare. Per questo per noi questo binomio è forte. La difficoltà ora è portare il potere dei rapporti reali nel mondo di internet. Attivare una relazione proficua tra generazioni analogiche e digitali, e contaminarle.

L’idea in senso stretto, come modalità nacque a porto alegre tra il 2001 ed il 2002 sotto la rivelazione di una enorme domanda globale fatta di microrealtà ma gli strumenti e le legislazioni erano ancora lontane. Dal 2010 ci siamo riattivati con rikrea per realizzare quella strana idea.

Commoon.it è più di una piattaforma di raccolta, qual è la filosofia di fondo di questo nuovo modo di progettare
La nostra esperienza progettuale ci ha portato a capire che serve una prima fase di interazione tra il “committente” ed il team di design per raffinare il brief, per trasformare una richiesta in un percorso realizzabile con obiettivi concreti. Noi aiutiamo i richiedenti a definire meglio la loro necessità e tradurla appunto in un brief.
Questo lavoro a monte permette di risparmiare tempo e quantificare con molta più affidabilità i costi di sviluppo.
La chiarezza espositiva con cui viene illustrato il brief aiuta poi il processo di raccolta fondi. Abbiamo bisogno di tutta la sensibilità e l’esperienza del richiedente per arrivare a sviluppare una soluzione efficiente un prodotto come si usa dire user oriented. La progettazione non è di tipo partecipato ma lo è sia la parte di definizione economica che quella di definizione del progetto. Sull’iter progettuale crediamo invece che serva la responsabilità del progettista anche a garanzia del committente. Il rispetto del committente e l’analisi delle sue necessità è prassi ordinaria nel design user oriented, è tipico dello sviluppo di ausili, di strumenti ludici per l’infanzia, per le protesi e per le strumentazioni tecniche è necessario applicare queste metodologie di product design anche alle soluzioni per il terzo settore.

Il crowdfunding inizia ad avere una buona letteratura e molti progetti realizzati, il vostro modo di affrontarlo però sembra essere totalmente sbilanciato sui temi della sostenibilità e codecisione, cosa vi ha spinto ha creare questo modello?
Più che altro abbiamo realizzato commoon.it perché progettare oggi deve essere fatto con criteri di salvaguardia delle risorse idriche energetiche e materiali e con un occhio attento all’emancipazione delle condizioni di lavoro, ed il contesto delle cooperative sociali integrate con il quale lavoriamo da venti anni ne è un ottimo campo di sviluppo

Avete già in mente un Commoon.it 2.0?
Sì, l’immediato futuro di commoon.it è l’apertura a tutti gli studi di social sustainable design che vorranno applicare il sistema nei loro contesti raccogliendo i contatti già attivi nei diversi territori. Noi faremo comunque il lavoro di selezione della pubblicazione e vaglieremo le richieste andando a pubblicare i temi di raccolta fondi ed il controllo dei budget di spesa, invece la amministrazione economica della raccolta donazioni destinate ai budget è compito della cooperativa sociale integrata Il Grande Carro, una onlus con una esperienza di sedici anni che si occupa di produrre posti di lavoro di qualità per i propri soci.

Stefano Pratesi

Stefano Pratesi

Stefano Pratesi è consulente per ONG, formatore e docente universitario. Si occupa di politiche per la tutela dei diritti umani, CSR e sviluppo di Social Business.

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