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Tatjana Dzambazova, Autodesk: “non aver paura di cambiare e di fare domande”

Tatjana Dzambazova
Tatjana Dzambazova

è Technology Whisperer , Senior Product Manager, Reality Capture di

I’m not comfortable in comfort zone”. E’ questa, per sua stessa ammissione, il motto che ha guidato l’esperienza umana e professionale di Tatjana Dzambazova, oggi Technology Whisperer e Product Manager, Reality Capture e Digital Fabrication presso Autodesk, intervistata in occasione della sua visita in Italia per presentare il progetto di riqualificazione del Teatro Lirico di Milano.

Architetto per caso ed appassionata di tecnologia per scelta, Tatjana Dzambazova ha fatto della curiosità e della continua messa in discussione di ruoli e competenze, la sua ragione di vita, una vita fatta di sfide, di domande, di viaggi e di persone.

Chi è Tatjana Dzambazova e come è arrivata all’architettura e alle tecnologie?
Sono figlia di una famosa famiglia macedone di attori. Per molti la strada dello spettacolo era il naturale destino anche per me ma io non ero dello stesso avviso: ho sempre voluto definire autonomamente il mio percorso. All’architettura sono arrivata per caso: ho seguito una mia amica che aveva scelto questo corso di studi. L’ultimo anno di università, ad una convention internazionale con molti architetti noti, ho ricevuto le mie prime offerte di lavoro e mi sono trasferita a Vienna dove ho lavorato per molti anni. Ma è a Londra che è cambiata davvero la mia vita perché qui ho inviato un curriculum ad una azienda software che cercava un architetto che conoscesse bene le lingue e, dal momento che ne parlo otto, Autodesk, era questa l’azienda, mi ha assunto.

Le lingue hanno giocato un ruolo fondamentale?
Certamente, le lingue mi hanno aiutato moltissimo, non solo per iniziare la carriera ma anche successivamente. In Autodesk ho iniziato con un ruolo di supporto tecnico per i clienti, poi sono diventata Technical Application Manager per EMEA e ho iniziato ad avere un ruolo di “evangelizzatrice” tecnologica. Sono stata product manager di Revit Architecture e oggi amo definirmi Technology Whisperer per Autodesk. In tutti questi diversi ruoli le lingue sono state fondamentali. Parlare con i clienti nella loro lingua, anche se non in modo perfetto, li mette a loro agio e li stimola ad esprimersi. Vede, si tratta sempre di persone: clienti, colleghi o rivenditore, ho rispetto per la gente e le lingue sono un modo per approcciare alla cultura, nel privato come nel business.

Una vita professionale ricca e in continuo movimento… ha qualche consiglio da dare a chi ci legge?
In sintesi: “I’m not comfortable in comfort zone“! In 12 anni di Autodesk ho cambiato tanti ruoli e incarichi diversi, imparando da ognuno di essi.
Il mio primo consiglio, quindi, non può che essere: non abbiate mai paura di cambiare e di fare esperienze diverse anche all’interno della stessa grande azienda. La mia esperienza iniziale con i clienti, ad esempio, si è rivelata molto utile quando ho lavorato con chi programmava i software: potevo spiegare loro cosa fa davvero la gente con i nostri prodotti e cosa serve  loro davvero. Seconda cosa: fare sempre domande. Non lasciarsi spaventare da organizzazioni che fanno le cose nello stesso modo da anni. Se le fanno in modo sbagliato, è lecito chiedere perché ed è doveroso proporre soluzioni innovative.
Terzo: le tecnologie oggi cambiano velocemente e la concorrenza non è più quella di una volta, può essere rappresentata anche da aziende che di base non hanno nulla a che spartire con la nostra! Quindi bisogna sempre guardarsi intorno per capire il cambiamento e affrontarlo.

Oltre all’attuale impegno verso lo sviluppo di tecnologie per “digitalizzare la realtà”, quali sono stati i più interessanti progetti che l’hanno coinvolta?
Mi occupo del mondo consumer, un universo nuovo per Autodesk che per 30 anni ha realizzato prodotti per i professionisti, principalmente architetti e ingegneri, ma il mio impegno più forte oggi, come detto, è su come usare le tecnologie per digitalizzare la realtà e renderle utili per la gente.
Oggi le tecnologie non sono più un affare solo business: tablet e pc sono in ogni casa e ci sono tanti creativi che non fanno mestieri creativi per lavoro ma per hobby, e vogliono comunque strumenti facili da usare. Qualcosa si sta muovendo, pensiamo all’avvento delle stampanti 3D che diventano alla portata di tutti: è un ottimo momento per puntare sul mercato consumer. A partire dai bambini. Ecco perché ho anche inventato un nuovo titolo: Technology Wisperer perché posso spiegare e ispirare la gente sul tema tecnologie e contribuire e non farle temere. La paura del nuovo è ancora molto diffusa e per combatterla serve divulgazione.

Nel mondo dell’ict e delle tecnologie in generale, pensa che ci siano differenze di genere?
Io sono sempre partita dal presupposto che le persone sono tutte uguali. La questione di genere non è mai stata un problema per me, anche se in effetti ai tavoli e ai meeting c’erano spesso platee tutte al maschile! Solo una volta mi hanno detto che non sono “professionale ma emozionale” perché spesso, anche nelle riunioni, mostro palesemente le mie emozioni. Mi immedesimo soprattutto nel ruolo dei clienti spesso contro persino miei colleghi! Ma a me sta bene così.

In cosa consiste l’intervento di restauro a Milano, con quali tecnologie si interverrà e quali vantaggi hanno tali tecnologie?
Autodesk e il Comune di Milano stanno lavorando su un progetto di riqualificazione del Teatro Lirico di Milano, nato nel settecento e a rischio abbandono. Prima ancora di poter ristrutturare è stato necessario avere un quadro della situazione attuale del teatro. Tecnicamente sono state rilevate 550 nuvole di punti che corrispondono ad un totale di circa dieci miliardi di punti. Tutti i dati raccolti sono stati combinati in un sistema di rendering in tempo reale, che ha dato vita ad una rappresentazione digitale in 3D reale del teatro con un livello di dettaglio altissimo, grazie all’utilizzo di software come Autodesk Recap e Autodesk Revit. Dal modello in 3D il team tecnico ha realizzato tutta la progettazione, simulazione, visualizzazione e creazione del progetto finale del teatro che sarà poi trasferito all’impresa di costruzioni che vincerà l’appalto pubblico. Ora  il Comune ha tutti gli elementi per predisporre il bando di gara per affidare la realizzazione pratica dei lavori.

Autodesk cura molti progetti simili: pensiamo a Smithsonian X 3D, progetto realizzato con il Museo americano omonimo, con un software gratuito e online che permette di esplorare oggetti del museo per misurarli, compararli, etc… o all’iniziativa Africanfossil.org in cui sono stati realizzati modelli 3D di fossili antichissimi oggi a disposizione di chi vuole manipolarli digitalmente e persino stamparli in 3D. Ciò dimostra che le tecnologie oggi sono importantissime per la salvaguardia del patrimonio culturale che spesso è destinato ad essere perso a causa di agenti atmosferici, catastrofi naturali, attacchi terroristici, etc… Le tecnologie ci permettono di fare subito archivi digitali da consegnare alle prossime generazioni nella speranza che, in futuro, si possa passare concretamente al loro recupero.

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