La Bella Terra

Agenda digitale: sui ritardi e le loro cause

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Le polemiche suscitate dal report della Camera sui ritardi nell’attuazione dell’Agenda Digitale sono francamente paradossali. Primo, la Camera (organo dello Stato) più che puntare il dito dovrebbe spiegare perché ciò accade. Secondo, quella elencazione burocratica di ritardi dimostra che non si ha alcuna consapevolezza della natura dei problemi.

Quel che succede spesso è quanto segue:

  • Il Parlamento o il Governo scrive una norma che prevede la realizzazione di uno specifico sistema e/o processo complesso. Ne definisce il titolo, l’obiettivo e, come peraltro è ragionevole che sia, si ferma ad un livello molto alto di definizione.
  • Vengono fissate date di realizzazione del tutto arbitrarie (45 gg.? 90 gg.? 31/12?), in quanto in alcun modo validate rispetto ad un qualunque tipo di analisi di fattibilità o progettazione di massima della soluzione da adottare (tecnica e organizzativa).
  • Si identificano le amministrazioni che devono essere coinvolte nella stesura dei decreti o dei regolamenti, ma non si verifica in alcun modo se esistono le competenze necessarie per scriverli né l’efficacia del processo che dovrà essere seguito e le relative responsabilità.

Nel leggere certi commenti sembra che per molti il tutto si riduca a rispettare scadenze fissate in modo arbitrario e che comportino solo passaggi amministrativo-burocratici. Si ignorano tutti gli aspetti critici, i problemi che non vengono affrontati (o vengono affrontati male) e che sono alla base dei ritardi:

  1. Identificazione e progettazione delle architetture informatiche (spesso distribuite) che possono/devono essere utilizzate e/o realizzate.
  2. Definizione dei processi cross-amministrazioni.
  3. Analisi delle competenze e degli skills nelle amministrazioni interessate.
  4. Ownership dei dati e responsabilità dei soggetti coinvolti.
  5. Definizione delle strategie di procurement e ruolo delle società in-house centrali e periferiche.
  6. Analisi della compatibilità e dell’interoperabilità con sistemi in essere.
  7. Verifica della coerenza delle nuove soluzioni rispetto a quanto previsto dal Garante della Privacy ed da altre strutture centrali (vedi ISTAT) coinvolte di volta in volta nel singolo procedimento.
  8. Definizione del sistema di governance complessivo, determinazione di responsabilità e del meccanismo di gestione dei conflitti tra amministrazioni.

Si ignora tutto questo, salvo poi fare la tabellina per dire “siamo in ritardo”. A quel punto seguono tutte le scandalizzate levate di scudi di giornalisti e benpensanti (cosa costa fare una levata di scudi sul confronto di due date su un pezzo di carta?) senza che nessuno provi anche lontanamente a farsi la domanda chiave:

Perché accade tutto ciò?

Ecco, quando impareremo a reagire non di pancia, ma ragionando e cercando di capire quel che realmente succede e soprattutto perché succede, allora, forse, inizieremo a risolvere sul serio i problemi.

P.S.: Guarda caso, quanto indicavo come necessario è ciò che la struttura di missione nelle sue poche settimana di vita ha cercato di fare, senza mezzi e su base volontaria.

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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