#EpicFail

Come ti frego il Gigante Golia ai tempi di Linkedin

LinkedIn

Se è vero che i social network hanno ci hanno permesso di superare il principio dei sei gradi separazione, è altrettanto vero che avere un contatto diretto con una persona non è sempre garanzia di una comunicazione destinata a andare a buon fine. Una lista di “amici” che annovera la presenza di “guru” di vario genere, a volte, viene percepita quasi con lo stesso valore di una linea di curriculum, ma non è escluso che non si possano ricevere anche qui delle porte in faccia. O fare una figuraccia abbastanza grossa da distruggere la propria reputazione, come è successo qualche settimana fa a Kelly Blazek.

Kelly Blazek è a capo di un’importante agenzia del lavoro di Cleveland, cui si rivolge chiunque sia interessato a trovare un lavoro nel campo del marketing in una delle tante aziende dell’area metropolitana della città dell’Ohio. Insomma, la signora Blazek è il classico “pezzo grosso” che tutti vorrebbero poter avvicinare, di persona o virtualmente, nella speranza di una chance in più verso il lavoro dei propri sogni. Ed è proprio mossa da questo spirito che Diana Mekota, una giovane di 26 anni interessata a trasferirsi a Cleveland, ha inviato alla Blazek la solita richiesta di contatto su , il social network dedicato ai contatti professionali.

L’abbiamo fatto tutti, almeno una volta. Magari senza particolari speranze di successo, consapevoli che la nostra richiesta potrebbe essere semplicemente ignorata. Dana, invece, una risposta l’ha ricevuta. Questa:

KellyBlazek

[Foto: BBC]

 “Non ci siamo mai incontrate. Non abbiamo mai lavorato insieme. A quanto pare tu hai saputo che gestisco un’agenzia del lavoro e hai deciso che sarebbe stato incredibilmente utile alla tua carriera se io avessi condiviso i miei 960 contatti con te – una perfetta sconosciuta che non ha niente da offrirmi. Il tuo invito a stabilire un contatto è inappropriato, porta beneficio soltanto a te ed è pacchiano. Wow, non vedo l’ora di dare i miei contatti di alto livello a ogni 26enne in cerca di lavoro. Adoro come la vostra generazione si arroghi certi diritti. Ti suggerisco di provare all’altra Job Bank della città. Ma aspetta… non c’è n’è un’altra. Non scrivermi mai più”.

Comunicatore dell’Anno indetto dalla International Association of Business Communicators.
Ops.

La storia continua con Diana Mekota che risponde alla signora Blazek, chiedendole scusa per averla importunata e spiegando che le aveva inviato una richiesta di contatto non tanto per “rubarle” i suoi preziosi contatti, ma piuttosto nella speranza che potesse dare un’occhiata alle sue credenziali, visto che un suo amico le aveva esplicitamente detto di non inviarle il curriculum via mail.

Ovviamente Diana non ha ricevuto risposta e a quel punto, umiliata, arrabbiata e delusa, decide di pubblicare su Reddit, Imgur e Facebook la “simpatica mail” ricevuta qualche giorno prima. In men che non si dica la sua storia diventa virale e viene ripresa dalle più importanti testate online del pianeta, arriva alle orecchie del comitato dell’ International Association of Business Communicators che decide di revocare alla Blazek il premio che le era stato conferito.

A Kelly Blazek non resta altro da fare che cancellare il proprio account Twitter, che nel frattempo era stato sommerso di commenti dal contenuto facilmente intuibile e, finalmente, mandare una lettera aperta a Diana Mekota, chiedendole scusa per la risposta “sgarbata e poco professionale”.

In molti, tra i commentatori di questa storia, si sono soffermati a discutere sull’effettiva efficacia di avere “contatti notabili” nelle proprie liste di “amici”, e sulla ridefinizione della definizione del termine “amico” che la diffusione del social network ha inevitabilmente imposto. Ma la sciagurata risposta di Kelly Blazek dimostra una volta di più quanto sia importante curare la propria reputazione non soltanto quando si parla in pubblico, ma anche in tutte quelle comunicazioni pensate per essere private. Per quanto la reazione di Diana Mekota possa essere opinabile – si tratta comunque di diffusione di corrispondenza privata, un atto passibile di denuncia – non si può non riconoscere che il danno d’immagine causato alla Blazek è enorme e potenzialmente distruttivo di un’intera carriera. Per un personaggio pubblico non è sufficiente cercare di non insultare nessuno a mezzo Twitter, ma deve anche essere consapevole che qualsiasi sua azione, specialmente se documentabile, può essere “utilizzata contro di lui” in modo del tutto imprevedibile. E, in men che non si dica, si può passare da “guru” a “str…”.

Lesson Learned: Per quanto solida, la tua reputazione può essere distrutta da chiunque. Specialmente se commetti un passo falso che può diventare facilmente virale perché può riguardare potenzialmente milioni di persone. A    nche se questo passo falso non l’hai commesso in pubblico.

 

 

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

Clicca per commentare

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This