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Internet of Everything, Festuccia: “agroalimentare sia in Italia protagonista del cambiamento digitale”

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Michele Festuccia

è il Responsabile Solution LED di Cisco Italia.

L’Internet of Everything rappresenta un’innovazione profonda che è destinata a ridefinire tempo libero, lavoro nelle imprese, servizi della Pubblica Amministrazione e rapporto tra cittadini e Pa stessa. Ma cosa accade quando l’ entra nelle singole industry produttive ad esempio nel settore di eccellenza per l’Italia come l’agroalimentare?

Ne abbiamo parlato con Michele Festuccia Responsabile Solution LED di Cisco Italia, il quale sottolinea come sia oggi fondamentale per tale comparto entrare appieno nel mondo del digitale aumentando l’uso delle soluzioni tecnologiche a supporto dei processo di filiera.  “Portare l’IoE nell’agroalimentare vuol dire portarne le sue caratteristiche principali, ovvero la capacità di gestione dell’informazione mediante sistemi di “business intelligence” e l’utilizzo pervasivo delle infrastrutture di rete  per acquisire dati in tempo reale in tutte le fasi del processo industriale” spiega Festuccia. Pensiamo alle filiere del vino, del latte e della carne “sono composte da moltissimi passaggi. E da ognuno di essi si possono avere diversi dati: meteo, condizioni dei terreni e delle stalle, analisi di laboratorio, stoccaggio delle materie prime  etc… Raccogliere e offrire questa mole di dati ad un sistema che li aggreghi e ne estragga informazioni e indicazioni a supporto delle decisioni, è il vero valore aggiunto del digitale applicato all’agroalimentare”.

Con vantaggi per tutti: produttori, stakeholder e consumatori.
Con questo approccio i produttori, ad esempio, hanno la governance completa di tutti i singoli processi che si attivano in filiera, ma anche delle persone che sono legate ai processi stessi. Il produttore ha in mano il controllo di tutto: “non solo di alcune fasi ma dell’intero processo industriale”. In fondo la tecnologia ha, e avrà sempre più con l’IoE, questo ruolo di sostrato e di supporto traversale alle attività. Ma la possibilità di gestire e analizzare tali differenti tipologie di dati è di estremo interesse anche per gli stakeholder del comparto, ad esempio gli enti deputati ai controlli e certificazione della qualità, che possono avere a disposizioni dati immediati e già aggregati per effettuare le più opportune verifiche. I consumatori, per loro parte, da un comparto sempre più digitale, avranno sempre più la risposte utili ad aumentare la loro consapevolezza sulle qualità organolettiche dei prodotti; consapevolezza che li guiderà nell’acquisto.

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Applicare l’IoE all’agroalimentare, quindi, vuol dire risolvere molte criticità. Vuol dire poter “agevolmente ripercorrere al contrario la filiera quando si verifica un problema sanitario per cui è fondamentale rintracciare il momento preciso in cui la criticità ha origine” chiarisce Festuccia ma vuol dire anche lottare contro la contraffazione del made in Italy e tutelare il lavoro. Avere una filiera digitale che punta alla qualità e all’eccellenza lungo tutte le fasi del processo “spinge i produttori a giocare la partita della competitività non abbassando i prezzi ma puntando invece sulla qualità dei prodotti” con effetti benefici anche sulla lotta alla contraffazione. “Prendiamo l’etichetta dei vini: quando non sarà più solo elemento estetico ma sarà un elemento “parlante” che porta con se la storia del prodotto (disciplinale) e un insieme di dati che ne certificano incontrovertibilmente provenienza e qualità, si eviterà gran parte della contraffazione che oggi avviene anche attraverso l’uso di etichette false”. Se pensiamo che la contraffazione del made in Italy porta il nostro Paese a non assicurare circa 300.000 posti di lavoro, secondo dati Coldiretti, capiamo bene l’importanza di questo salto.

Come realizzare e gestire concretamente tutto questo? Per capirlo basta analizzare il progetto Safety For Food che è un chiaro un esempio di tutto questo: operata da Penelope SpA con Cisco Italia è una “piattaforma esperta per la gestione dei dati raccolti lungo tutti i passaggi di filiera grazie a reti di sensori. Oggi ha avuto patrocinio dell’Agenzia digitale e del CNR ed è in firma un accordo anche con il Ministero politiche agricole. Abbiamo anche ricevuto il patrocinio di Expo per una parte del sistema esperto con motore di knowledge management. Uno strumento che, nell’ambito dell’Expo, permetterà soprattutto alla comunità scientifica di sviluppare temi legati alla salute e alla nutrizione.

E il comparto come agroalimentare in Italia come sta vivendo l’avanzata necessaria del digitale nei suoi processi? Come in tutti i comparti industriali che fronteggiano l’era del digitale “anche da noi registriamo delle resistenze ma non maggiori di quelle riscontrate altrove. Neppure in Germania è stato facile far comprendere all’industria automobilistica che sistemi di infomobility potevano essere interessanti per gestire le procedure di manutenzione programmata delle automobili”. Eppure ad oggi la realtà è questa.

Ciò che però in Italia deve assolutamente crescere è la “consapevolezza del digitale come realtà e come opportunità per tutti non solo per le grandi multinazionali alimentari”.  E ciò che deve certamente evolvere è il ruolo che si vorrà giocare nel futuro. “Nel caso peggiore l’Italia subirà l’effetto massa: trovandosi invischiata nel flusso farà il percorso di digitalizzazione che fanno gli altri Paesi il che vorrebbe dire che tra 10 anni avremmo comunque le tecnologie di tutti. Ma il desiderio, invece, è che tutti i nostri comparti industriali entrino nella rivoluzione e che quelli forti in cui ci distinguiamo da sempre, turismo, agroalimentare e beni culturali, assumano un ruolo da protagonisti globali”.

Ed è quello che auspichiamo davvero.

 

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