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David Cameron e i selfie su Twitter: sui social network non siamo tutti Beyoncé

david cameron

Da quando è stata consacrata “parola dell’anno” ce la ritroviamo praticamente ovunque: non passa giorno senza vedere almeno un notabile comparire nella “colonna infame” di qualche testata giornalistica. E anche volendo evitarle, loro prolificano come i funghi in un bosco di ottobre. Per farla breve: per selfie non si intende altro che un autoscatto. Il selfie per antonomasia è un primo piano del viso fatto con lo smartphone, che finisce condiviso su un qualsiasi social network – solitamente Instagram – in meno di cinque secondi netti.

Nel 2013 il prestigioso Oxford Dictionary ha deciso che selfie doveva essere la parola dell’anno e da allora il concetto stesso è stato sdoganato anche sulla stampa mainstream, che monitora i profili dei vip per vedere quale nuova stramberia sono stati pronti a pubblicare. Manco a dirlo, i selfie più attesi e chiacchierati sono quelli delle celebrità: cantanti, attori e starlette varie che amano fotografarsi magari senza trucco o in un momento particolare della propria giornata, specialmente quando il contesto non sembrerebbe nemmeno quello adatto. (Famoso, ad esempio, il super-selfie che Ellen Degeneres si è scattata all’ultima notte degli Oscar in compagnia di un plotone di divi di Hollywood: con oltre 3 milioni di retweet è diventata la foto più twittata della storia di Twitter).

Scanzonati, giocosi e molto spesso provocatori: l’essenza dei “selfie da vip” è più o meno tutta qui, perché mirano a cogliere un attimo di vita vera laddove invece ci sarebbero soltanto foto da copertina. E soprattutto, i selfie vanno di moda. Pure troppo.

Vanno talmente di moda che anche il premier britannico ha pensato che fosse una buona idea farsi un selfie da mettere su Twitter: e non per immortalarsi mentre faceva jogging o mentre giocava con il gatto, ma sull’orlo di una crisi internazionale. E, guarda caso, non è che sia andata a finire proprio benissimo.

Questi i fatti. La sera del 5 marzo scorso il premier Cameron twitta: “Ho parlato con Barack Obama sulla situazione in Ucraina. Siamo uniti nel condannare le azioni della Russia”. Fino a qui, niente di strano: una presa di posizione di un leader di governo a fronte di un evento internazionale di importanza globale. Ma il tweet continuava con una foto di David Cameron che, nel suo studio, stringe una cornetta del telefono all’orecchio destro, presumibilmente a riprova della conversazione telefonica appena avuta con il presidente statunitense.

Selfie_Cameron

Un selfie da manuale anche per il premier britannico per un tweet che si è guadagnato il suo buon pacchetto di menzioni. Ma, un minuto dopo, la foto di Cameron al telefono era già diventata un tormentone. Il primo a cominciare, cogliendo al volo il lato involontariamente comico del tweet di Cameron, è stato il comico statunitense Rob Delaney che prende in giro il primo ministro mimando una telefonata dal bagno di casa sua (perché i veri selfie si fanno in bagno), con un tubetto di dentifricio al posto della cornetta e la stessa espressione seria:

Delaney_selfie[@David_Cameron @Barack Obama Ciao ragazzi, sono in linea anche io. Ditemi tutto] 

Poi è la volta dell’attore britannico Patrick Stewart che risponde a tono inserendosi nella conversazione:

Stewart_selfie

 [@robedelaney @David_Cameron @Barack Obama Ci sono anche io. Scusate il ritardo]

A quel punto il gioco è iniziato: il selfie di Cameron è già diventato meme e su Twitter si moltiplicano le parodie: c’è perfino qualcuno che usa il cane per telefonare e un pacchetto di patatine, e perfino una ragazza di una chat line erotica:

 Selfie_hot

A quel punto il gioco è iniziato: il selfie di Cameron è già diventato meme e su Twitter si moltiplicano le parodie: c’è perfino qualcuno che usa il cane per telefonare e un pacchetto di patatine, e perfino una ragazza di una chat line erotica:

 Selfie_Putin

Il giochino va avanti per qualche ora, tra un sincero divertimento di pubblico e giornalisti che, una volta tanto, hanno potuto fare una notizia con un selfie che non fosse di Miley Cyrus. L’episodio non ha avuto altri strascichi se non qualche sonora risata: David Cameron ha lasciato il suo selfie dove stava e la strategia di Gran Bretagna e Stati Uniti sulla crisi in Crimea continuerà come previsto.

Ma l’episodio è utile per capire come – nonostante i social network allentino le distanze e ci mettano tecnicamente tutti sul medesimo piano – resti comunque necessario adattare il proprio registro comunicativo al ruolo che ci compete. E che di conseguenza non è detto che una “moda di Internet”, per quanto diffusa e sdoganata dai media e dal grande pubblico, possa essere inserita nel proprio stile comunicativo senza generare un piccolo cortocircuito quando questa arriva ai destinatari della nostra comunicazione.

In altre parole, David Cameron non è Madonna: se Madonna può fare di un suo autoscatto pubblicato su Twitter una comunicazione vincente, nel caso di un capo di governo, soprattutto in un contesto evidentemente politico, un selfie come quello pubblicato da Cameron  è stato solo un “eccesso di comunicazione”, un elemento “fuori posto” che non ha fatto altro che distrarre il pubblico dal messaggio. La foto di David Cameron con la cornetta in mano era un dettaglio non necessario: per questo non è stato preso sul serio, scatenando la reazione degli utenti.

Con questo non si vuole dire che a un capo di stato sia proibito pubblicare qualcosa di “leggero”: se Cameron pubblicasse un selfie a commento di un momento di relax, o in qualsiasi altro contesto – anche istituzionale – dove il vero messaggio fosse in realtà la foto stessa, nessuno metterebbe in dubbio la vera utilità della pubblicazione della foto.

Ironia della sorte, non è nemmeno la prima volta che il premier britannico fa parlare di sé a causa di un selfie Twitter: soltanto lo scorso settembre l’inquilino di Downing Street era diventato virale a causa di un autoscatto pubblicato dalla cognata, che si era fotografata nella stanza di una casa di campagna, a margine di un matrimonio. Sullo sfondo della foto, su un letto, giaceva Cameron intento a schiacciare un pisolino. E, come sottolinea la stampa britannica, David Cameron è stato anche quello che una volta ha detto che “Too many tweets might make a twat”. Anche un selfie può farti fare una brutta figura, specialmente quando è superfluo. Se ai tempi di Alemanno che mandava a quel tal paese i suoi follower dopo un gol dell’Italia avevamo pensato che “su Twitter non sei al bar”, il selfie di Cameron che telefona a Obama aggiunge un corollario: su Twitter non siamo tutti nemmeno Beyoncé.

Lesson Learned: Quando comunichi sui social media fai attenzione a non discostarti troppo da quello che dovrebbe essere un registro appropriato per il tuo ruolo e per il messaggio che vuoi veicolare. Soprattutto, non aggiungere elementi quando non sono necessari: possono distrarre o non essere compresi in quello specifico contesto. 

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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