Interviste

Paolo Coppola: “Ministro per l’innovazione? Meglio un sottosegretario competente!”

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Paolo Coppola

è un Deputato del Partito Democratico, docente di informatica all’Università di Udine già Assessore all’ ed e-government dello stesso Comune.

Il dibattito sull’opportunità di un nuovo Ministero o di un sottosegretariato per l’Innovazione aperto da Stefano Epifani proprio su TechEconomy e nel quale si è inserito anche Ernesto Belisario, si arricchisce oggi di una nuova voce. Risponde alle nostre domande sul tema Paolo Coppola, Deputato del Partito Democratico, docente di informatica all’Università di Udine già Assessore all’innovazione ed e-government del Comune di Udine. Con lui parleremo delle tematiche dell’innovazione e su cosa la politica deve fare per rispondere da subito alla sfida, non più procastinabile, del digitale.

Perché un Ministero sul Digitale?

Un ministro no. A meno che non si pensi ad un ministro senza ministero… Vi rendete conto che cosa comporterebbe, ora, la creazione di un nuovo ministero? Mesi e mesi di burocrazia! Non ce lo possiamo permettere. Però serve un segnale politico chiaro: il digitale è “fondamentale” per lo sviluppo del nostro Paese. Non possiamo continuare a considerarlo un settore come tanti. Abbiamo bisogno di una politica per l’Italia digitale perché dalla digitalizzazione passa il futuro dei posti di lavoro, dell’amministrazione efficiente e veramente al servizio dei cittadini, della scuola che forma i ragazzi per l’economia della conoscenza, dei cittadini che partecipano attivamente alla vita politica. Mantenere le competenze relative all’attuzione dell’agenda digitale sotto la Presidenza del Consiglio mi sembra in questo momento la migliore scelta. Se poi Renzi deciderà di nominare un sottosegretario all’agenda digitale, a mio parere, darebbe ancora maggior forza.

Quali le competenze?

Ecco! Le competenze! Servono politici competenti. Questa cosa che è successa in passato quando arrivavano i “tecnici” perché servivano persone “competenti” è folle. Le persone competenti *devono* fare politica! Politica e persone competenti non possono essere due mondi separati!

Cos’è stato fatto di buono dai precedenti governi?

Il codice dell’amministrazione digitale, l’agenzia per l’italia digitale, il decreto crescita 2.0, lo SPID, la fatturazione elettronica, l’anagrafe unica, il nodo pagamenti elettronici e tanti altri provvedimenti che vanno nella direzione di una digitalizzazione sempre più spinta.

E cosa di sbagliato?

L’assurdità dei continui rimandi a decreti attuativi che non vengono mai emanati, la schizofrenia di norme che cercano di imbrigliare internet e l’economia digitale, la miopia di non capire che occorre accelerare e che dobbiamo dare priorità al digitale e non trattarlo come se fosse “una delle tante cose”.

Quali le priorità per il Paese?

Sono convinto che nei prossimi 10-15 anni le nuove tecnologie rivoluzioneranno l’economia. I vecchi lavori saranno via via sempre più automatizzati e nasceranno nuove professioni. La nuova imprenditoria, soprattutto quella nei settori della creatività e della conoscenza, è la chiave per creare nuovi posti di lavoro. Il nostro Paese può scegliere se rimanere a guardare e continuare a perdere in competitività come è stato fatto in questi anni, oppure capire che il digitale è una grande occasione, ma occorre avere il coraggio di cambiare il modo in cui si sono fatte le cose fino ad ora. Il cambiamento culturale è la priorità assoluta. Prendere consapevolezza di come sta cambiando il mondo a causa delle nuove tecnologie e, soprattutto, la velocità con cui sta avvenendo è assolutamente necessario. Nella politica come nell’imprenditoria.

I primi 100 giorni: quali sono le prime cose da fare per mettere in moto la macchina?

Oltre a portate avanti tutte le cose buone che ho citato prima, dobbiamo finalmente avere il coraggio di passare all’amministrazione pubblica “digital by default”. I procedimenti amministrativi vanno rivisti alla luce del digitale per aumentare efficienza e trasparenza. Il costo della burocrazia si taglia soprattutto con la digitalizzazione.

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