Lobbying 2.0

La democrazia che uccide. Justin Bieber

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La piattaforma di statunitense si chiama We the People. Per banalizzare, si tratta di un sito di petizioni online. Ti registri, proponi un argomento e inizi a raccogliere le firme. Non c’è limite sul merito, solamente sulla quantità. Significa che puoi chiedere che la Casa Bianca costruisca un modello in scala reale dell’astronave di Star Trek. Nessuno potrà contestare la tua proposta. Se poi raggiungi la soglia limite per validare le richieste obblighi il governo a darti una risposta.

Justin-BieberPer inciso, quella di Star Trek non ce l’ha fatta. Quella di Justin Bieber sì. Qualche spiritoso si era divertito a intitolare la petizione “Deport Justin Bieber and revoke his green card”. Un invito esplicito a rimandare la star dei teenager indietro al Paese di origine, il Canada. L’8 gennaio la petizione raggiungeva 102446 firme. Oltre duemila più del necessario per obbligare il governo a dare una risposta. Il bello è che la contro-petizione (NON deportate Bieber) alla stessa data di firme ne aveva raccolte 1458. Circa 90mila in meno di quelle necessarie per attivare la Casa Bianca.

E ora che succede? Tre cose. Succede che la Casa Bianca dovrà rispondere. Questo perché, appunto, non contempla la possibilità di escludere richieste palesemente assurde. Fedele al motto “è la democrazia partecipativa, bellezza!” si assume la responsabilità di accogliere anche le richieste assurde. C’è il trucco però. Non sappiamo quando risponderà. Sì, perché non esiste alcun vincolo sul governo a fare in fretta. E come ha spiegato anche il Washington Times: “potrebbero volerci settimane, mesi, o addirittura anni”. Insomma, è molto probabile che la Casa Bianca lascerà cadere il tema, senza degnarlo di risposta.

Questo ci porta alla seconda conseguenza. We the People rivelerà ancora una volta i suoi limiti, e con loro quelli della democrazia online. L’assenza di un vincolo vero su chi governa è la prova che questo genere di iniziative rimangono fondamentalmente trovate mediatiche. Chi decide, continua a farlo con i metodi tradizionali, nel Palazzo, lontano dalla Piazza.

Succederà, infine, che qualcuno protesterà. Peraltro è già successo, proprio con We the People, quando ci si è accorti che ci sono diverse petizioni validate a cui nessuno ha mai risposto. Ma queste proteste non serviranno a nulla. Forse a pubblicare qualche articolo, generare qualche dibattito e un po’ di tweet. E basta. Del resto, voi avete avuto più notizie della consultazione sulle riforme costituzionali? Ma non dovevamo usarla per cambiare il Paese?

 

 

Gianluca Sgueo

Giornalista, post-doc in Democrazia e Innovazione Sociale – Center for Social Studies, University of Coimbra. E’ direttore dell’area Istituzioni di I-Com, l’Istituto per la Competitività. Nel 2012 ha pubblicato “Lobbying&Lobbismi” con Egea.

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