In Controluce

2024: Facebook oggi compie 20 anni. 5 cose che 10 anni fa erano diverse

facebook 2024

Sembra passato appena un giorno da quando esattamente dieci anni fa, spegneva le sue prime 10 candeline. Da allora, invece, sono passati altri due lustri. Oggi siamo nel 2024 e Facebook compie vent’anni. Vent’anni che hanno cambiato irreversibilmente la società: il nostro modo di vivere, di intendere le relazioni, la privacy, il lavoro, l’amore.

Forse è ancora troppo presto per comprendere davvero quanto ci sia stato di buono e quanto di cattivo in questo cambiamento negli impatti sulle nostre vite, ma è certo che gli ultimi 10 anni sono stati fondamentali per definire la rotta di un percorso evolutivo con ripercussioni sul modo di vivere le relazioni paragonabili a quelle del treno a vapore nell’economia.

Facebook, vent’anni fa, ha avuto per primo il merito di ridefinire i concetti di “reale” e “virtuale”, trasformandoli in differenze sempre più sfumate tra i termini “analogico” e “digitale” da utilizzare per indicare due canali attraverso i quali vivere i nostri rapporti.  Differenze da vivere in un contesto seamless, in cui è stato più difficile prima – ed impossibile poi – definire quali fossero le relazioni agite on-line e quali quelle vissute off-line.

Esiste un “prima” e un “dopo” Facebook. Prima di Facebook esisteva la possibilità di vivere una Second Life, una “seconda vita” on-line rispetto alla “prima vita” vissuta off-line. Dopo Facebook ciò non è più stato possibile.

Ma questo è stato solo uno dei primi cambiamenti che i hanno generato. Gli ultimi 10 anni, quelli che ci hanno portato a questo 2024, sono stati determinanti sotto diversi punti di vista:

  • Privacy.Lo scarso peso attribuito alla privacy da quelli che allora erano definiti nativi digitali portò loro non pochi problemi. Tali problemi fecero sì che questi vissero sulla propria pelle i disagi di una perdita pressoché totale del principio di riservatezza. Ciò li portò a ridare alla privacy un grande peso. Solo oggi, a vent’anni dalla nascita di Facebook, si è raggiunto un punto di equilibrio tra la necessità di tutelare la propria privacy e la volontà di ricevere servizi realmente personalizzati. Punto di equilibrio che deriva essenzialmente dal fatto che gli utenti, finalmente, sono consapevoli dei rischi e delle opportunità che vengono dalla condivisione della propria sfera del privato e possono decidere conseguentemente cosa mettere in piazza. Il punto di svolta, in tal senso, può essere considerato la reintroduzione del tanto inizialmente temuto riconoscimento facciale da parte dei social network. Oggi chiunque indossi un paio degli ormai comuni smart glass ottiene immediatamente informazioni sul mondo che lo circonda.  Ma le informazioni sulle persone vengono fornite solo se queste persone rientrano nel gruppo di persone con le quali si è in contatto. Informazioni che non servono tanto all’utente per sapere come si chiamino i propri amici (ovviamente), quanto al sistema per identificarli come tali e fornire servizi personalizzati. Così basta guardare in faccia un amico per sapere cos’ha appena condiviso, che ebook sta leggendo, quali regali ha detto che vorrebbe ricevere nella suawishlist personale, cosa ne pensa del ristorante dove vogliamo portarlo.
  • Interazione globale. Quando – ormai 10 anni fa – prese piede il fenomeno dell’Internet of Everything, solo pochi “visionari” capirono quale sarebbe stato davvero l’impatto con la società. Oggi viviamo in un contesto in cui tutto è fluidamente connesso. Le cose parlano con le cose, e queste con le persone. Ed in gran parte dei casi lo fanno attraverso i Social Network. Per noi oggi è normale leggere da Facebook che il pollo arrosto è quasi pronto perché il forno ha inviato il suo aggiornamento di stato, visibile solo a quelli effettivamente invitati a pranzo a casa nostra. Come è normale che il nostro servizio medico ci invii consigli personalizzati che vengono visualizzati sulla nostra timeline quando necessario, in base al contesto. Certo, personalmente mi infastidisce un po’ vedere un alert sulla timeline visualizzata nei miei smart glass ogni volta che ordino la seconda porzione di bistecca, ma in fondo preferisco riceverlo piuttosto che perdere il controllo del colesterolo. E mi darebbe particolarmente fastidio non avere la possibilità di essere guidato verso il posto dove sono seduti i miei amici quando entro in un locale, o verso il parcheggio più vicino (si, lo ammetto: ancora guido la mia macchina. Proprio non riesco ad affidarmi alla guida automatica, ma è solo questione di tempo). Tutto ciò, e molto altro di ciò a cui siamo ormai abituati, è possibile grazie all’interoperabilità tra cose, persone e processi. E i social network sono al centro di questo sistema di servizi.
  • La terza dimensione. Sembra incredibile pensare ai limiti dei Google Glass, il primo modello di smart glass introdotto da Google. Per noi, a soli dieci anni di distanza, è oggi normale poter scegliere tra occhiali e lenti a contatto. Ed è altrettanto normale che sia diventato questo lo strumento principale per accedere ai social network, le cui interfacce sono ormai da tempo tridimensionali ed integrate con l’ambiente che ci circonda. Ovviamente il paradigma di interazione, se dovessimo ancora accedere tramite un vecchio tablet o semplicemente abbassare lo guardo ogni volta che cerchiamo di interagire con un amico, sarebbe del tutto diverso: primitivo come lo era quello esistente nel 2014, quando Facebook compì 10 anni.
  • Social Network Federati. E’ vero, siamo nel 2024 e non possiamo dire che il sistema sia già completamente diffuso. Tuttavia, benché le resistenze culturali degli operatori e degli utenti (per motivi diversi) siano comprensibili, la strada è tracciata. Ormai anche i grandi social network hanno capito che non ha più senso farsi la guerra sulla detenzione delle informazioni degli utenti, ma su come essi siano in grado di usare quelle disponibili. E quindi, anche a seguito delle azioni di pressione degli utenti stessi, finalmente siamo noi a decidere quali e quanti dati mettere a disposizione. Così i singoli operatori si trovano a dover mettere in comune le proprie informazioni(quelle che decidiamo di rendere disponibili) ed il loro vero valore aggiunto non è più dato dalle informazioni che possiedono in esclusiva su di noi ma da come riescono ad utilizzare ed a creare valore attorno ad esse. A quelle condivise. Ci sono ancora alcuni operatori che si rifiutano di mettere in comune i propri dati e non conferiscono all’utente la possibilità di discernere apertamente quali possano essere conservati ed utilizzati, ma il principio delle esternalità positive di rete farà sì che tali operatori saranno di fatto costretti, per non soccombere, ad accettare questo nuovo modello di servizio. I prossimi anni saranno determinanti in tal senso. Ciò che è certo è che il sistema di servizi che ruota attorno all’utente non può svilupparsi con efficacia mantenendo vivo il concetto di silos informativi detenuti dai singoli attori in concorrenza sul possesso di informazioni, e che l’unica strada percorribile è che tale concorrenza si sposti sul come le informazioni vengono utilizzate. Vero, i problemi di sicurezza sono enormi, ma non c’è problema che la tecnologia abbia dimostrato di non poter superare.
Certo, è curioso vedere come ci siano molte persone che ancora non accettano tutto ciò, e si lamentano di un modo di vivere che ormai è naturale, normale e consolidato. Consola un po’ pensare che oggi lo fanno via Facebook pur essendo le stesse persone che vent’anni fa, parlando al telefonino (del quale dieci anni prima rifiutavano di ammettere il ruolo), sostenevano di non comprendere l’utilità dei social network, e che non li avrebbero mai usati. La vera domanda in tutto ciò è: come sarà il mondo tra altri 10 anni, nel 2034?
Noi, sicuramente, saremo un po’ più vecchi, come dimostra questa vecchia foto che ho trovato proprio su Facebook. Una foto di quando 10 anni fa, il 4 febbraio 2014, ero a RaiNews24 (la TV, ve la ricordate?) per parlare dei primi 10 anni del Social Network fondato dal nostro amato Monarca Mark Zukerberg, che allora era solo un giovane imprenditore.
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Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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