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#IoEForumITA: Il futuro è oggi, con l’Internet of Everything

IoT

Visione del futuro a 360°. Questo è stato l’ Italian Forum organizzato da Cisco Italia chiusosi poche ore fa a Milano.

Un evento che è riuscito a trasmettere la portata rivoluzionaria dell’IoE in tutti i settori della vita grazie alle molte voci avvicendatesi sul palco. Pur nella diversità e nelle specificità dei rispettivi ambiti di competenze, i relatori del Forum hanno contribuito a definire un puzzle articolato dei concetti e degli elementi fondamentali che entrano in gioco quando si parla di Internet of Everything.

La rivoluzione dei processi

Innanzitutto la rivoluzionarietà: il concetto è stato sottolineato con forza da David Bevilacqua (Vice Presidente Cisco South Europe), che ha evidenziato la portata di un fenomeno che connette persone, device, dati e processi con “un impatto almeno 5-10 volte più forte rispetto agli impatti che l’internet che conosciamo oggi ha avuto nelle nostre vite”. Oggi, spiega Bevilacqua, “non è più possibile negare il rapporto diretto che c’è tra investimenti in information technology e la competitività del Paese” ed eventi di portata mondiale con l’Expò 2015 non possono fare altro che porsi come driver positivi per l’agenda digitale nazionale. Del resto, spiega Bevilacqua, non possiamo perdere anche questo treno, forse l’ultimo, che l’Italia ha a disposizione, per innovarsi: “Un treno in corsa su cui si può ancora salire. Ma per farlo bisogna correre.”

Ma la rivoluzione non può attuarsi senza un cambiamento profondo nei processi. Lo spiega Luciano Floridi: IoE è intimamente legato alle “cose”, ai “device” e alla loro sempre più massiccia capacità di connettersi: basti pensare che tra il 2003 e il 2010 le “cose” hanno superato il numero delle persone collegate. Ed è per questo che Floridi propone un lento ma inesorabile passaggio dall’Internet of Things all’Internet of Ings, dei processi appunto: dalle cose alle interazioni.  “Le cose sono rotatorie dove si incrociano relazioni e processi. Sono dei nodi”,  spiega Floridi. Solo sposando questo concetto è possibile comprendere appieno cosa vuol dire un mondo così pervasivamente interconnesso e che pervade gli individui stessi, come quello descritto da IoE. Solo così si riscoprirà perché il vero valore aggiunto lo creerà chi saprà individuare le interazioni più importanti tra gli oggetti, ancor più degli oggetti stessi.

Lightening, macchine, piante, energia e salute

Ambiti apparentemente distinti, a tratti inconciliabili, che trovano l’armonia sul palco dell’evento e sotto l’ombrello dell’IoE. Il Lighting, ad esempio, spiega Maria Letizia Mariani (President Lighting Europe di Philips), gioca un ruolo fondamentale nell’internet di tutte le cose. Pensiamo al potere della digital light quando si parla di creare sistemi d’illuminazione per gli uffici che dialogano con persone e gestori, o sistemi capaci di modulare la luce negli ospedali per procurare effetti benefici sui degenti di cui si rilevano dati di disagio o dolore. Una illuminazione capace di interagire col mondo che lo circonda è una luce capace di produrre reali benefici.

Come quelli che la sensoristica diffusa nelle strade produce sulle automobili del futuro, spiega Piercarlo Ravasio, (Direttore di THINK! The Innovation Knowledge Foundation), capaci a loro volta di leggere e dialogare col mondo. Ravasio introduce però nella riflessione un elemento di potenziale criticità per l’IoE, il tema della sicurezza “va ripensata completamente la sicurezza delle reti informatiche per la Internet of Things”.

Livio Gallo, Direttore della Divisone Infrastrutture e Reti di Enel Spa, riflette su un’altra parola chiave, da  applicare alle Smart city: la convergenza. E’ nelle città del futuro, dove convergono infrastrutture, device e processi, che sarà possibile offrire servizi migliori ai cittadini nell’ottica della sostenibilità.

Roberto Cingolani, Direttore Scientifico dell’istituto  italiano di Tecnologia di Genova, ci ricorda, invece, la vera vocazione della tecnologia: mettersi al servizio delle necessità delle persone. Ad esempio creando cose utili e riciclabili soprattutto lì dove non c’è indipendenza di risorse, o nella medicina, lì dove robot intelligenti possono persino accompagnarlo nella vita quotidiana, imparando da esso.

Insomma, scenari di un futuro che è già con noi, scenari che si completano con la considerazione suggestiva del botanico Stefano Mancuso (Direttore LINV, dell’università di Firenze). Le creature più interconnesse del pianeta? Le piante, spiega, che realizzano in se stesse l’IoE perché “devono essere sensibili al  mondo che li circonda per adattarsi, molto più che gli animali”.  Sfruttare i sensori naturali delle piante potrebbe essere quindi una nuova frontiera dell’Internet of Everything?

Anche la politica ha partecipato alla mattinata organizzata da Cisco Italia: il governatore della Lombardia Roberto Maroni, che ha assistito al dibattito, ha colto l’occasione per ricordare che la Regione è attivamente impegnata nella sua agenda digitale, come dimostrano le molte iniziative che mirano ad attrarre investimenti e cervelli. Ed ha invitato infine Cisco Italia a realizzare un advisory board per l’IOE in Lombardia.

La giornata si è chiusa con il ricordo di due grandi, veri innovatori: Marco Zamperini e Adriano Olivetti.

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