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Rapporto Caio: cauto ottimismo per futuro della banda larga ma serve attenzione del Governo

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E’stato presentato oggi ufficialmente il Rapporto “Raggiungere gli obbiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide” realizzato da e dai due esperti internazionali, Gérard Pogorel e Scott Marcus, incaricati da Enrico Letta di analizzare i piani di investimento dei gestori italiani di telecomunicazione e valutare se i piani in essere consentono all’Italia di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea nei piani per l’Agenda Digitale.

I piani analizzati – si legge nella sintesi del rapporto – giustificano un cauto ottimismo su sviluppo e penetrazione della e ultra larga in Italia. Gli operatori hanno piani concreti per raggiungere l’obiettivo di copertura del 50% circa della popolazione con tecnologia FTTCab/VDSL2 entro il 2017 circa“. Nella nota si sottolinea però che “in assenza di un forte, sostenuto e continuo impegno del Governo italiano, gli obiettivi DAE non saranno completamente raggiunti. Pertanto si raccomanda che il Governo affronti questi punti aperti, nel rispetto delle sue responsabilità istituzionali, e nel rispetto delle competenze e indipendenza dell’EU e delle Autorità di Regolamentazione (AgCom e Antitrust)“. “A differenza di piani annunciati in passato quelli esaminati sono già in attuazione. Date le caratteristiche favorevoli della rete italiana (struttura della rete con sub-loop in rame corti, 300 m in media), i piani prevedono di erogare una banda superiore ai 30 Mbps, in linea con i requisiti degli obiettivi DAE per la larga banda. Rimangono sfide realizzative e regolatorie che debbono essere prontamente affrontate e risolte“, si legge ancora in merito al monitoraggio dei piani degli operatori e all’uso dei fondi Strutturali Europei.

Quanto agli “aspetti critici da risolvere per raggiungere gli obiettivi DAE – si legge ancora nella nota del Governo – non vi sono piani operativi di dettaglio per superare il 50% della copertura delle linee con servizi a banda larga e ultra larga, anche se alcuni gestori hanno piani preliminari per raggiungere il 70% al 2020″. Inoltre l’Obiettivo 3 DAE, ovvero il 50% penetrazione 100Mbps al 2020, è una combinazione di sviluppo di piani realizzativi e crescita della domanda. Ma in Italia i “piani degli operatori attualmente non prendono servizi a 100Mbps. Se i piani FTTCab illustrati saranno realizzati secondo quanto previsto, è ragionevole ipotizzare che nelle aree a più alta densità la banda disponibile possa raggiungere i 60-70 Mbps circa. Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà iniziative e monitoraggio anche sul fronte della domanda“.

Le azioni da intraprendere

Come procedere, dunque? Il Rapporto raccomanda una serie di importanti azioni:

  1. Monitoraggio dei piani degli operatori, degli investimenti messi in campo e della copertura raggiunta anche per eventuali interventi correttivi;
  2. Utilizzo dei Fondi Strutturali EU per assicurare a tutta la popolazione l’accesso alla rete a 30 Mbps entro il 2020 considerando un approccio bilanciato tra risorse infrastrutturali fisse, mobili, fisse wireless e anche satellitari (A questo fine si raccomanda lo sviluppo di un Piano Nazionale che in coordinamento con le Regioni permetta di avere l’accesso a questi fondi);
  3. Misure per ottimizzare gli investimenti, comprese la promozione della condivisione di investimenti infrastrutturali nel rispetto delle norme per gli aiuti di Stato e della concorrenza, fissati dalla EU, e iniziative per aumentare la disponibilità di spettro radio e l’efficienza del suo impiego;
  4. Misure per intervenire sul ritardo della domanda per i servizi a banda larga in Italia, considerando i programmi di alfabetizzazione digitale dell’Agenda.

I dati

Dall’analisi emerge che attualmente la copertura della larga banda base in Italia è pari al 98,4% delle unità abitative, tra le più estese di Europa anche se rimangono 2 milioni di linee problematiche, in parte servite da wireless. La copertura della rete con velocità a 30 mega è invece ancora limitata e in ritardo rispetto all’Europa. Il livello di copertura e sviluppo delle reti fisse di nuova generazione o ultra broadband, invece, è tra le più basse d’Europa. I piani dei gestori, dice ancora il rapporto, appaiono “coerenti in termini di architettura di rete, obiettivi di copertura e investimenti” e puntano a coprire circa il 50% delle linee fisse ad almeno 30 mega entro il 2016/17. In particolare, Telecom Italia punta a investire 1,7 miliardi nel periodo 2014-2016 per una copertura del 50%, Fastweb con 0,4 miliardi (2012-14) punta a una copertura del 20% e Vodafone ha come obiettivo una copertura del 29% nel primo trimestre del 2017. “A differenza del passato, i piani sono già in esecuzione”, si legge ancora. In conclusione, “sulle reti di nuova generazione l’Italia parte in ritardo ma i gestori hanno avviato nel 2013 la costruzione di una infrastruttura a banda ultra larga per raggiungere il 50% della popolazione entro il 2017.  A patto che Governo e Presidenza del Consiglia rimandano vigili e attenti.

Ulteriore importante evidenza è che in Italia nello sviluppo dei suoi piani non può contare sulle reti televisive via cavo, come accade in altri paesi. Ciò vuol dire che per il raggiungimento degli obiettivi DAE nel nostro Paese la banda larga dipende pesantemente dalla rete fissa di telecomunicazioni.

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