Facebook come l’influenza: destinata a passare dopo il boom?

Entro il 2017 sarà “abbandonato” o comunque conoscerà una drastica diminuzione di uso e popolarità. Esattamente come accade alle malattie infettive, che dopo periodi di picco, finiscono per esaurirsi. A sostenerlo una coppia di ricercatori del dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale dell’Università di Princeton University, John Cannarella e Joshua Spechler, che prevedono una perdita di circa l’80 per cento degli iscritti. Dati che stupiscono visto che il sembra in buona salute stando alle valutazioni di molti analisti. Secondo una recente ricerca di GlobalWebIndex, ad esempio, Facebook rimane il numero uno tra i social network, per account (83 %), per uso attivo (49%) e  per frequenza delle visite (56%).

La previsione sulla “fine” di Facebook è stata effettuata confrontando la curva di crescita delle epidemie a quelli delle reti sociali online; tali modelli per l’analisi delle malattie, secondo gli studiosi, si sarebbero già rilevati efficaci in altri casi applicati al mondo tech, ad esempio nel caso di MySpace.

Le idee, come le malattie, hanno dimostrato di diffondersi tra le persone in modo contagioso prima di scomparire, e tali dinamiche sono stati descritte con successo con i modelli epidemiologici” spiegano in un documento-bozza intitolato Modello epidemiologico delle dinamiche del social network online.”Le idee si diffondono attraverso il contatto comunicativo tra persone diverse che condividono idee con gli altri. Ma i portatori di idee, alla fine, perdono interesse e non le manifestano più, il che può essere letto come  l’ottenimento dell’ “immunità”  dall’idea.

La ricerca ancora in corso di validazione ufficiale, come sempre in questi casi, ha acceso il dibattito di chi vede nella progressiva perdita di interesse in Facebook da parte dei giovanissimi, il primo segnale di una morte inevitabile e annunciata; non mancano, invece, i detrattori della ricerca che contestandone metodi e presupposti, non ne riconoscono il valore.

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5 COMMENTS

  1. […] Perché la Cina non blocca LinkedIn insieme ad altri social network stranieri non è chiaro, ma è lecito pensare che l’uso non politico dello strumento lo sottragga alle attenzioni dei censori. Pur non offrendo una versione completa del suo sito web in Cina, LinkedIn dichiara già più di 4 milioni di utenti in Cina mentre il suo tasso di crescita  negli Stati Uniti sta cominciando a rallentare, come accade anche ad altri illustri social media. E’ di qualche settimana fa l’ “allarme” lanciato da un gruppo di ricercatori dell’università di Princeton che profetizza la “morte” di Facebook entro il 2017. […]

  2. […] “mamma” TV, condannate a morte certa a più riprese. E oggi succede anche a Facebook, (lo dice l’Università di Princeton) ma sono strumenti e non sono loro ad invecchiare, ma il loro uso, la funzione che è stata […]

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