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Internet of Everything: Santoni “mettere al centro scuola e formazione”

IOE
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Agostino Santoni è l’Amministratore delegato di Italia.

Formazione, processi, imprese e Pubblica Amministrazione. Questi gli elementi in gioco in quella che è una vera e propria nuova rivoluzione industriale: l’Internet of Everything. capace di connettere persone, device, processi e dati in un connubio virtuoso che cambierà il modo di vivere e di lavorare delle persone.

Anche in Italia. Per il nostro paese si tratta di una “trasformazione necessaria, che cambierà il modo con cui si svilupperanno le competenze, ma anche i processi industriali e quelli di tutta la Pubblica Amministrazione” dichiara a TechEconomy Agostino Santoni, Ad di . Ed è proprio sul tema della formazione che Santoni insiste per dare conto dell’importanza della cultura digitale, non solo per comprendere il fenomeno dell’, ma anche e soprattutto per supportarlo e promuoverne lo sviluppo.

Si pensi alle industrie, già oggi sensibilizzate su tecnologie e strumenti quali cloud computing e big data, entrambi basilari per lo sviluppo dell’IoE, ma che hanno bisogno di nuove competenze per comprendere e sfruttare la portata del cambiamento: “la nostra scuola sta preparando professionisti per affrontare questi temi?” si chiede Santoni. Se la risposta fosse no, sarebbe urgente invertire la rotta poiché “le imprese necessitano di professionalità che siano pronte ad affrontare le nuove sfide del futuro. Le competenze necessarie per sfruttare i vantaggi e le opportunità del cloud computing e dei big data, come pure le competenze specifiche per sviluppare l’Internet of Everything, sono necessarie per  consentire alle imprese e alle istituzioni di intraprendere proficui percorsi verso produttività ed efficienza” spiega Santoni. Naturalmente per creare tali competenze serve l’impegno di tutti. L’università ha un ruolo centrale, certo, ma non si può pensare che le aziende non siano coinvolte direttamente in questo percorso. Non a caso Cisco, nell’ambito delle sue attività di corporate social responsability, ha sviluppato l’iniziativa delle Networking Accademy, attraverso le quali l’azienda rende disponibile un programma completo di formazione pensato per organizzazioni no-profit, Università, istituti superiori, enti pubblici, centri di formazione professionale. L’obiettivo è quello di creare professionisti in grado di operare su reti di piccole e medie dimensioni. Professionisti in possesso di una certificazione che garantisca la qualità dell’apprendimento e che rappresenti uno strumento per entrare nel mondo del lavoro. “Le persone così formate dopo 6 mesi sono impiegate. E questo è un punto di orgoglio per Cisco, perché non solo contribuiamo a generare occupazione, ma attraverso tale risultato abbiamo un riscontro concreto di quanto siano importanti tali conoscenze per chi approccia al mondo del lavoro”.

Ma promuovere la cultura del digitale non vuol dire solo formare i giovani.  “Nel nostro Paese un cittadino su quattro ha più di 65 anni – afferma l’AD Cisco Italia – dobbiamo essere bravi a formare anche coloro che non sono nativi digitali, facendo capire alle persone che conoscere le tecnologie può aiutare a vivere meglio. Si pensi ad esempio alle possibilità che l’Internet of Everything apre verso la telemedicina o il telemonitoraggio, o anche semplicemente alla possibilità, per gli anziani, di accedere ai servizi della PA on-line.”

Se si riuscisse davvero ad attuare questo percorso virtuoso di conoscenza del digitale, a partire dalla scuola sino ad accompagnare le persone di età più avanzata per aiutarle a comprendere i benefici che possono derivare dal digitale, l’Italia potrebbe affrontare qualunque sfida” conclude Santoni.

Ma l’Internet of Everything è anche una grande opportunità per le imprese. Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto di “Piccole e Medie Imprese che oggi stanno soffrendo per la contrazione dei consumi che si traduce in una stagnazione del Prodotto Interno Lordo. A questa situazione molte aziende hanno risposto internazionalizzandosi: grazie all’Internet of Everything le piccole aziende saranno molto più veloci in un mercato interconnesso“.  “L’Italia è caratterizzata da piccole e medie imprese che hanno sofferto per la mancata crescita di PIL e anche per la mancanza di consumi. Pertanto in molti hanno cercato in mercati esteri la possibilità di crescere. Con IoE le piccole aziende saranno ancora più veloci nell’agire e reagire sui mercati interconnessi” spiega Santoni. L’Internet of Everything crea un contesto che – se adeguatamente gestito – rende possibile difendere il valore delle aziende italiane. “Si pensi a Safety4Food – spiega Santoni – la banca dati mondiale della sicurezza alimentare nata dalla collaborazione fra Penelope SpA e Cisco, e con il supporto di altri partner tecnologici: un sistema che grazie all’Internet of Everything consente un tracciamento completo della filiera alimentare”. Un’iniziativa che spiega con i fatti il senso e le possibilità dell’Internet of Everything. “Il comparto agroalimentare vale in Italia tra il 14 ed il 15% del pil, il valore del fatturato di alimenti illeciti sul nostro mercato è stimato in 7 miliardi di euro e il business della contraffazione nel resto del mondo è di circa 60 miliardi di euro. Il sistema Safety4Food da una parte offre un servizio al consumatore, che può facilmente conoscere informazioni su quello che consuma, i processi produttivi della filiera alimentare, e dall’altra è al servizio delle istituzioni, che possono usare i dati disponibili e prodotti dalla sensoristica attiva su tutte le fasi della filiera per fare i necessari controlli”.

 L’internet of Everything come una grande opportunità, capace di animare soluzioni e scenari sino ad ora solo immaginabili. Il 2014 è l’anno che “attiverà un processo di trasformazione mai vista.  Ma per sfruttarne le potenzialità tutti gli attori coinvolti, dalle imprese alla Pa, dagli imprenditori ai  cittadini, ai media dovranno dare il loro contributo” conclude Santoni.  

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