Digitaliani

Internet of Everything e connettività

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Siamo ormai tutti consapevoli dell’impatto della trasformazione digitale associata a Internet sul nostro modo di interagire con le altre persone, di lavorare, di divertirci, di acquistare beni e servizi.

In realtà, un’altra rivoluzione è alle porte, quella dell’Internet di “ogni cosa”, abilitata dallo sviluppo tecnologico sia nella sensoristica che nella standardizzazione dei protocolli di comunicazione. Di fatto, diventa sempre più facile ed economico raccogliere dati ovunque e in qualsiasi momento, mettendo successivamente in relazioni persone, oggetti e processi.

internetofthingsInformazioni, azioni e reazioni. Da un lato, la crescente disponibilità di informazioni consentirà di migliorare le decisioni, con la moltiplicazione delle opportunità per rendere più efficaci e efficienti i processi aziendali: dalla configurazione di un prodotto e servizio in funzione di specifici comportamenti di consumo, all’ottimizzazione degli spazi commerciali o della logistica; fino alla gestione del traffico sulle nostre strade. Dall’altro, l’analisi di questi dati e l’utilizzo di attuatori consente di inviare dei feedback che possono consentire la modifica automatica degli stessi processi monitorati. Tali applicazioni sono da tempo consolidate nell’industria di processo, ma lo diventano sempre di più nell’insieme dell’industria manifatturiera e ovunque sia necessario ottimizzare in modo dinamico l’utilizzo di risorse scarse. Esempi concreti riguardano l’ottimizzazione dei consumi energetici, ma anche ai sistemi di guida automatica, che riescono a simulare le decisioni umane.

Il valore della rete. Al di là dell’entusiasmo degli addetti ai lavori si può intuire la portata dirompente di questa nuova rivoluzione, che salda in qualche modo la  trasformazione dei processi economici e produttivi con quella dei comportamenti interpersonali, mettendo potenzialmente in relazione miliardi di dispositivi intelligenti. In fondo, come ricorda la legge di Metcalfe, il valore delle aumenta in modo esponenziale rispetto al numero di oggetti/soggetti connessi. Del resto, le novità annunciate alla principale fiera mondiale dell’elettronica di consumo a Las Vegas sembrano non porre più limiti alla fantasia riguardo alla Internet: dagli spazzolini ai più tradizionali elettrodomestici, fino agli abiti. Il  futuro è oggi.

Rientriamo però nei confini nazionali per cogliere meglio la portata di quanto accadrà nei prossimi anni.

Non solo individui. Il ritardo nell’utilizzo della rete da parte degli italiani è ormai noto e, di fatto, circa la metà della popolazione si può considerare utente regolare di Internet (più di 30 milioni), con valori tra i più bassi dell’Unione Europea. In compenso rimaniamo tra i più appassionati utilizzatori di dispositivi mobili (circa 100 milioni di SIM), anche se con un profilo di utilizzo ancora molto incentrato sulla comunicazione e la componente ludica. Ben vengano, quindi, nuovi dispositivi e ambiti, attraverso i quali moltiplicare le nuove opportunità offerte dal digitale.

Il moltiplicatore digitale. Quanti dispositivi connessi a Internet ci sono in Italia? Anche limitandosi solo a quelli più diffusi nelle case (dai PC, tablet e smartphone, fino alle SmartTV e agli e-reader), sono oltre 50 milioni gli apparati connessi a Internet e sensibilmente di più quelli collegabili. A questo proposito basti pensare alle SmartTV (oggi spesso non collegate nella realtà) che stanno diventando uno standard de facto del patrimonio tecnologico domestico, ma anche alla progressiva sostituzione dei cellulari tradizionali con gli smartphone, senza dimenticare gli ulteriori oggetti intelligenti che indosseremo. Non è difficile ipotizzare che entro la fine del decennio molte famiglie avranno fino a 7-8 apparati continuamente connessi a Internet.

internet_connected_devicesDagli individui agli oggetti e oltre. Uscendo da casa i campi di applicazione sono realmente infiniti e siamo solo all’inizio di una traiettoria di sviluppo che si preannuncia dirompente. Nel solo ambito delle telecomunicazioni mobili le SIM che consentono di trasmettere dati sono ormai 1/3 del totale e il 15% di fatto gestisce solo applicazioni di questo tipo. I router collegati alla rete fissa o mobile diventeranno degli aggregatori di un numero sempre maggiore di dispositivi che nei diversi luoghi dovranno trasmettere e/o ricevere informazioni. In un futuro non molto lontano sarà impensabile che la nostra automobile non gestisca in modo dinamico informazioni per garantire una maggiore sicurezza, oppure che nelle nostre case non ci sia una console che consente il monitoraggio dei nostri consumi elettrici o la diagnosi remota del malfunzionamento di alcuni apparati, senza parlare delle ormai quasi banali attivazioni remote del riscaldamento, la videosorveglianza, il monitoraggio dei pazienti cronici.

La banda che serve. Se è vero che alcune applicazioni “mission critical” possono ancora richiedere livelli di affidabilità, latenza, ridondanza tali a mettere a dura prova le reti esistenti, nella stragrande maggioranza delle applicazioni, la copertura della banda larga, sia fissa che mobile, garantisce tranquillamente la trasmissione dei dati necessari al loro funzionamento. In effetti, la copertura dei servizi broadband è ormai superiore al 90% sia per le reti fisse che per quelle mobili e le soluzioni satellitari consentono di colmare anche il digital divide infrastrutturale residuo.   

La connettività che ci sarà. In prospettiva, le reti a banda ultra larga (oggi agli albori in Italia) rappresentano un ulteriore fattore abilitante necessario per evitare l’esistenza di colli di bottiglia, innanzitutto attraverso l’integrazione delle diversi reti in modo tale da garantire una customer experience  omogenea e la continuità dei servizi nei diversi ambiti. Maggiore banda e minore latenza consentiranno di sviluppare ancora meglio le applicazioni necessitano di importanti componenti video, ovvero di tempi di risposta particolarmente brevi, come nel caso, ad esempio, delle automobili connesse e delle diverse forme di comunicazione di prossimità (dal digital signage alle soluzioni NFC, Near Field Communication).

La stessa Commissione europea ha recentemente ribattezzato la DG Società dell’Informazione in “DG Connect”. Lo spirito dei tempi.

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini lavora da oltre 20 anni nel settore dell’ICT, analista per professione, studia le trasformazioni digitali per passione. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, dopo un’esperienza accademica entra nella consulenza marketing e strategica, prima nel settore informatico e successivamente nelle telecomunicazioni. Ha creato e dirige l’Osservatorio Banda Larga, che dal 2000 analizza gli scenari regolamentari, tecnologici e di mercato alla base della convergenza multimediale. Advisor in operazioni di
M&A.

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