#EpicFail

Tu mi licenzi? E io vuoto il sacco su Twitter!

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Nemmeno a Natale si è immuni dagli “” sui social media, specialmente quando c’è di mezzo un licenziamento inaspettato.

È quello che è successo a Jim Knight, lo chef – o forse sarebbe meglio dire ex-chef  – del The Plough, un pub dell’Oxfordshire, in Inghilterra. Il 16 dicembre, lunedì sera, Jim entra in cucina e, a causa di un diverbio con il proprietario del locale, viene licenziato in tronco.

Arrabbiato per il trattamento ricevuto e preoccupato per essere rimasto improvvisamente senza lavoro, Jim pensa bene di fare un “annuncio ufficiale” sul profilo del ristorante:

Plough

“Vogliamo informarvi che abbiamo appena licenziato il nostro chef. Sfortunatamente aveva chiesto un weekend libero questo mese e anche di poter stare con la sua famiglia il giorno di Natale, così gli abbiamo dato il benservito. Sì, una settimana prima di Natale! Non ci interessa il fatto che abbia una bambina di sette mesi e mezzo. Comunque voi continuate a venire qui e a pagare una maggiorazione per il filetto australiano e l’agnello della Nuova Zelanda e tutto il resto che viene da Asda [una famosa catena inglese di supermercati, NdA]. Buon Natale a tutti!”

Insomma, una sfuriata in piena regola con tanto di “spifferata” sui segreti della cucina sotto gli occhi attoniti degli oltre duemila follower del Plough che… nel giro di poche ore sono raddoppiati. 

Lo “scherzetto” di Jim diventa immediatamente virale: l’account del The Plough racimola follower e menzioni da mezzo mondo e la storia finisce sui quotidiani. Insomma, tutti si accorgono di quello che sta succedendo meno il proprietario del ristorante che, secondo la ricostruzione dell’Independent, trascorre il giorno seguente a chiedersi perché gli accessi al sito web del ristorante siano praticamente quadruplicati nel giro di poche ore. Intanto lo chef continua a twittare, e il web a leggere con parecchio divertimento.

Finché, diciannove ore più tardi, il proprietario del ristorante non si accorge finalmente di quanto sta accadendo e fa in modo di rimuovere tutti i tweet dall’account – e per tutti si intende tutti, anche quelli precedenti alla sfuriata dello chef – lasciando il profilo drammaticamente vuoto.

La prima cosa che potrebbe venire in mente è che Jim Knight si sia impossessato della password dell’account Twitter del suo posto di lavoro e che l’abbia in un certo senso hackerato. Invece no. È lo stesso Knight a confermarlo in un’intervista alla BBC: quell’account l’aveva creato lui stesso, tempo prima, di comune accordo con il suo principale. E, con tutta probabilità, era anche l’unico a conoscere le password, motivo per cui ha potuto agire pressoché indisturbato.

E se soltanto il giorno prima il proprietario del locale era impegnato a capire perché tutta quella gente arrivasse sul suo sito, il giorno seguente ha avuto il suo bel daffare a cercare di convincere tutti che sì, ha licenziato il suo chef per un diverbio sui turni lavorativi natalizi, ma che, assolutamente, i prodotti che escono dalla sua cucina sono di prima qualità e non arrivati dal discount.

Questa figuraccia si sarebbe potuta evitare se il proprietario Plough  si fosse preoccupato un po’ più spesso di quello che succedeva al nome del suo pub su Twitter? Forse. O forse sarebbe riuscito a reagire con un po’ più di tempestività, invece di scendere dalla proverbiale montagna del sapone 19 ore più tardi.

Per chi avesse a cuore il destino dello chef Jim e della sua famiglia, sappiate però che c’è un lieto fine: in uno degli ultimi tweet della sfuriata, l’uomo ha  rivelato di aver ricevuto un’offerta di lavoro:

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[Mi hanno fatto un’offerta di lavoro seria grazie a questa tempesta di tweet: seguiranno altre informazioni]

Lesson Learned: Sia nelle piccole imprese che nelle grandi aziende, mai delegare in toto, e a una sola persona, il pieno controllo dei profili social che riguardano il brand. E mai pensare che, dal momento che c’è una persona a occuparsene, ci si possa dimenticare di quello che succede sui social media.

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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