ICT & Telco

Patuano: “superare le polemiche, focus sul futuro di Telecom”

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E’ in corso a Rozzano l’assemblea degli azionisti di , un evento “straordinario”, a detta dell’Ad che ha aperto l’evento, “esempio di democrazia societaria per tutta la finanza italiana ed europea. Le decisioni che saranno prese in un momento assembleare a cui partecipa quasi il 55% del capitale dell’Azienda dovranno essere accolte con grande senso di responsabilità da parte di tutti, nell’interesse di Telecom Italia e dei suoi stakeholders”. 

Il discorso di apertura di Patuano è stato l’occasione per ribadire il buono stato di salute dell’azienda, troppe volte “descritta come in crisi non solo economica e finanziaria, ma anche di idee e strategie”, e per ripercorrere le tappe fondamentali delle recenti vicende legate alle decisioni su Argentina e Brasile.

Sul tema debito, Patuano ha ricordato come l’azienda possa contare, “a fine settembre 2013, su oltre 13 miliardi di euro tra liquidità e linee di credito; un importo che ci garantisce una copertura delle quote del debito in scadenza di oltre 3 anni. L’aggiunta di ulteriori 4 miliardi di liquidità porterà la copertura delle scadenze finanziarie a oltre 4 anni”. Cifre che testimoniano la piena “sostenibilità” del debito Telecom, che da fine del 2007 alla fine del 2013, si sarà ridotto complessivamente di quasi 9 miliardi di euro. Un periodo comunque fruttuoso per l’azienda,  in cui “sono state acquisite licenze per reti mobili di 4a generazione in Italia e in Brasile e comprate società di reti in fibra ottica in Brasile per un valore complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro, sono stati distribuiti dividendi per 6,7 miliardi di euro; sono state pagate imposte per quasi 8 miliardi di euro e oneri finanziari per circa 12 miliardi di euro e sono stati pagati stipendi cumulati per oltre 22 miliardi di euro“.

L’Ad sottolinea anche come il Piano industriale 2014-2016, realizzi “un radicale cambio di prospettiva giacchè si basa su una visione industriale, fondata sugli investimenti e sull’innovazione, alla quale è stata ricondotta la visione finanziaria“. In quest’ottica, ad esempio, si collocano azioni quali la trasformazione della rete fissa in rame “in una rete che integrerà rame e fibra (con architetture FTTC – Fiber To The Cabinet) o si svilupperà totalmente in fibra (con architetture FTTH – Fiber To The Home). Sul mobile – dichiara-  investiremo nell’estensione della rete 3G a 42 Mbit/s e nello sviluppo della rete LTE (4G) che, già oggi, copre il 41% della popolazione – una delle percentuali più alte in Europa.

Sul tema investimenti infrastrutturali, Patuano non si esime dal dare una “stoccata” agli scontri tra Agcom ed Europa: “La realizzazione di ingenti investimenti per il rinnovo della rete d’accesso e lo sviluppo delle infrastrutture in fibra, in condizioni di elevata rischiosità e rendimenti differiti nel tempo (8-10 anni) richiede il supporto di un contesto regolamentare chiaro, stabile e prevedibile, che fornisca garanzie per un adeguato ritorno sugli investimenti“. E sulla recente presa di posizione dell’Autorità che non fa un passo indietro sul taglio alle tariffe di accesso alla rete in rame, così come voluto dall’Europa, avvisa: “prendiamo atto della decisione di ieri dell’Autorità. Questa decisione appare in contrasto con l’evoluzione del quadro regolamentare europeo mirato, ad assicurare un assetto stabile e prevedibile che incentivi gli investimenti. In tal senso Telecom Italia si riserva di tutelare i propri interessi presso le competenti sedi giurisdizionali”. 

Al contempo sullo spin-off della rete di Telecom Italia è ripreso il confronto con l’Agcom presso il quale l’azienda “ha confermato il progetto di separazione volontaria della rete di accesso, dando priorità alla realizzazione di un modello di equivalence of input“. Su queste basi “è ripreso il confronto con l’autorità che dovrà valutare l’impatto pro-concorrenziale del progetto di separazione nell’ambito di una analisi coordinata dei mercati di accesso individuando quali obblighi risultino non più giustificati a fronte delle maggiori garanzie di equivalence”.

Sul fronte Telecom Argentina Patuano è stato categorico: “Si è colta l’opportunità derivante dall’aver ricevuto un’offerta di vendita non sollecitata, di uscire da un investimento in una società sana ma che si trova in un paese con alta volatilità L’alternativa avrebbe dovuto essere prima o poi un ulteriore rafforzamento della nostra quota, che era limitata al 22,7%”. Sull’opportunità di effettuare una gara, infine ha spiega: “Abbiamo ritenuto che l’unica procedura di vendita possibile fosse una trattativa diretta, riservata e rapida nei tempi”. 

Parlando di convertendo, Patuano ha spiegato che  Telecom Italia ha scelto un convertendo da 1,3 miliardi di euro poiché si tratta di “uno strumento in grado di garantire immediata certezza del rafforzamento patrimoniale”, utile a incrementare “la flessibilità finanziaria del gruppo, consentendo di fronteggiare con la necessaria prudenza la mutata situazione di rating, riducendo al contempo la necessità di rifinanziamento e i relativi rischi”.

Infine, forte è stata la posizione di Patuano sull’ipotesi di conflitti di interessi che avrebbero influenzato le attività del Consiglio di Amministrazione, di cui il socio Findim, propone la revoca: “il cda non va revocato”.  “Telecom Italia – ha aggiunto – ha sempre operato nel pieno rispetto dei principi e delle regole che presidiano la corretta gestione della società stessa”. 

 

 

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