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Openaccess: i progetti in campo e il ruolo di Horizon 2020

horizon2020

La scorsa settimana abbiamo introdotto l’argomento definendo il contesto in cui ci si muove quando si parla di disponibilità online di contenuti e dati digitali. Oggi conosceremo più da vicino quali sono le principali iniziative attive sul tema.

Open access 2(1)Il progetto REcode, ad esempio, analizza diligentemente pro e contro dell’apertura dei dati di ricerca nel paesi UE e il progetto OpenAIRE lavora sull’infrastruttura per collegare pubblicazioni OA ai relativi dati di ricerca, noi abbiamo fatto la nostra parte, collaborando tramite il CNR, e poi ci siamo seduti sulla sponda del fiume ad aspettare che passasse il nostro cadavere. Nel frattempo il nostro cadavere ce la mette tutta per non morire. Sono importantissime le iniziative come la Open science to Society, il DARIAH o lo SCOAP, che tuttavia sono frutto di sforzi concentrati localmente in alcuni dipartimenti, o aree scientifiche, e che indirizzano solo in maniera trasversale il problema di come connettere ricerca e investimenti delle piccole e medie imprese.

Eppure forse qualcuno ricorda che l’Italia ha firmato nella G8 Opendata Charter un accordo per il rilascio di dati nelle high-value areas e tra queste anche quella dedicata a Scienza e Ricerca. Fortunatamente abbiamo poi ben pensato di redigere un action plan dove non c’è menzione ai dati della ricerca –eccezion fatta per gli inquinanti ambientali. Dovremmo quindi aspettarci che questi saranno oggetto di attenzione forse dopo le scadenze attualmente previste (già di per sé ridicole), cioè dopo il 2015. Considerando il numero di high-value areas prese in esame (4) sul totale della carta del G8 (14) abbiamo qualche speranza di avere affidabili scadenze entro, e probabilmente oltre, il 2017.

Il problema nasce se il parlamento europeo approva qualche settimana fa il nuovo schema di finanziamenti Horizon 2020 per la ricerca e l’innovazione. Mancano ancora circa 20 giorni al lancio ufficiale del bando da 70 miliardi di euro. Un’occasione che l’Italia ora non può perdere se vuole rilanciare la sua economia su basi valide anche per il futuro. Ma nessuna soluzione in vista per connettere output di ricerca e innovazione nelle SME. Sembra quasi uno di quei momenti in cui hai molto lavoro da svolgere e inizi a ripulire la scrivania, temperare le matite, riordinare le carte, con la speranza che forse il troppo lavoro vi lasci alla fine in pace.

Recentemente la Gran Bretagna, nell’ambito del progetto “Rewired State” ha lanciato l’hackathon “RCUK Gateway to Research”. Obiettivo? Proprio quello di dare alle aziende la possibilità di sfruttare il nuovo portale in beta come punto unico di accesso al mondo delle ricerche finanziate. Sul portale è possibile reperire in modo chiaro e facile chi ricerca cosa, con quali collaboratori, con quali e quanti finanziamenti da quale ente, e quali Università di occupano di quali temi. Il tutto per stimolare il networking, la collaborazione e lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia a partire dall’unione delle necessità di business con quelle della ricerca. Il consiglio inglese delle ricerche, in collaborazione con il centro Nexa per l’innovazione, hanno pensato di organizzare l’hack con l’ormai consueto modello dei challenges, per implementare le funzioni del portale e gli obbiettivi del progetto:

  • migliorare la visualizzazione delle informazioni e implementare l’accessibilità alle risorse
  • creare strumenti più efficienti di analisi dei dati per implementare l’incontro di domanda ed offerta
  • mappare i dati delle aziende con quelle degli enti di ricerca per capire la distribuzione di entrambi sul territorio. Così da canalizzare più facilmente la domanda e l’offerta
  • creare strumenti che permettano ai ricercatori di scoprire nuove opportunità lavorative fuori dal mondo accademico, così da creare partnership più solide attraverso il knowledge transfer
  • Permettere una più facile localizzazione delle key people nel mondo della ricerca e una più contestuale individuazione del materiale e delle risorse prodotte
  • Analizzare i trend di ricerca e di business per prevedere nuove aree di sviluppo nelle politiche nazionali di investimento.

Dite quello che volete ma a me sembra per lo meno un valido inizio per un modello di business vincente. Mentre a noi piace ancora tanto farci accompagnare a vedere i treni che passano in stazione.

Ora che si è riusciti a portare le questioni dell’opendata e dell’openaccess su tavoli dove, fino a poco tempo fa, era impensabile poter arrivare, gli advocate hanno ancora più responsabilità nel pretendere non solo che gli impegni vengano rispettati, ma che le opportunità non vadano sprecate. Perché, ad esempio, non rivedere l’action plan italiano in vista di ?

E le Istituzioni che a quei tavoli sono sedute dovrebbero chiedere aiuto e accettare le critiche, perché si rimarrebbe stupiti da quante soluzioni arriverebbero dal mondo della ricerca. Basta non avere paura del futuro, soprattutto ora che non abbiamo più un futuro così roseo da perdere.

Andrea Raimondi

Dottorando in Filosofia all’Università di Nottingham. Ha lavorato alla crescita dell’opendata dalla PA italiana al G8, e non riesce a smettere. Membro di SpaghettiOpendata.

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