In Controluce

Di #WebTax, #AGCom, #DestinazioneItalia e pensieri natalizi: a pensar male…

italia

Enrico Letta deve essersi distratto. Non c’è altra ragione. Perché altrimenti viene un po’ difficile spiegare come sia possibile che mentre lui tesse le lodi dell’Agenda Digitale il suo Governo ed un assortimento di istituzioni mal assortite fanno di tutto nel tentativo di affondare quella digital economy che il Presidente del Consiglio dice di reputare tanto importante.

Eh si, deve essersi distratto. Altrimenti i casi sono due: o non capisce, o è in cattiva fede. In entrambi i casi, ci sarebbe da preoccuparsi. Invece non dobbiamo preoccuparci perchè adesso, essendosi solo distratto, in quattro e quattr’otto rimetterà le cose al loro posto.

Perché di cose, da mettere a posto, non se ne sono mai viste così tante in così poco tempo. Se non fosse che i nostri politici non sono in grado di farlo, ci sarebbe da pensare che l’accerchiamento alla rete di questi giorni sia voluto, e non sia solo frutto di distrazione, o al più di un (bel) po’ di sana ignoranza.
Ma figuriamoci! Il nostro Governo è armato delle migliori intenzioni! Pensate: vuole favorire lo sviluppo dell’editoria. Per farlo propone sgravi fiscali per chi compra libri. Certo, il fatto che specifichi che i libri devono essere di carta ed escluda gli e-book potrebbe indurre a pensare ad una norma a favore delle vecchie, stantie, immobilistiche e potenti case editrici, ma non vogliamo mica pensar male! Si escludono esplicitamente i libri in formato digitale, ma che volete che sia: una distrazione! Che senso avrebbe altrimenti? D’altro canto dovrebbe servire per fare da leva all’innovazione: che senso ha scagliarsi contro l’innovazione nell’editoria?
Non si deve esser malpensanti, ed ipotizzare atteggiamenti protezionistici e conservatori. Non si deve pensare alla lobby degli editori. Altrimenti uno potrebbe anche pensare che quella stessa lobby ha favorito la costituzione del nuovo regolamento sul Copyright. Quale? Quello approvato in fretta e furia per precedere i tre disegni di legge presenti in Parlamento che avrebbero forse fermato AGcom. Quello che autorizza AGCom – caso unico in Europa – ad esautorare di fatto il sistema giudiziario ed ergersi ad unico arbitro in qualsiasi controversia sul diritto d’autore, con il potere di oscurare pagine ed interi siti internet. Certo, gli editori saranno contenti, ma non dobbiamo mica pensare che Angelo Cardani sia in cattiva fede! Certo, quando dice che le critiche al regolamento vengono solo da “piccolissimi gruppi interessati ai diritti civili” uno si chiede se non sia il caso di interessarsene, ai diritti civili, e se sia così disdicevole pensare a banalità come la libertà d’opinione, il diritto di parola, e cosucce simili. Ma poi ad informarsi bene leggiamo che anche Gino Paoli ha ringraziato cardani per il suo regolamento, e quindi non possiamo che stare in una botte di ferro!
E che dire poi di quei malpensanti che sempre in questi giorni se la sono presa con il povero Francesco Boccia solo perché ha pensato bene, sempre per promuovere l’innovazione, di riesumare la (o google tax, così passiamo dalle leggi ad personam alle leggi ad aziendam)? Ha ragione a dire che chiunque ne parli male “è al soldo delle multinazionali“. Certo, non è giusto che queste non paghino le tasse in Italia. E quindi quale soluzione migliore che non impedire agli utenti italiani di comprare servizi on-line da aziende che non abbiano Partita IVA italiana? Certo, ci sono inezie come il libero mercato, l’Unione Europea che molto probabilmente avvierà una procedura d’infrazione, ed il fatto che il principio sia sostanzialmente inattuabile, ma se uno dovesse star attento all’effettiva attuabilità delle leggi, non legifererebbe più!
Certo, a pensar male… Ma come si può sempre pensar male? Si rischierebbe persino di pensare che dietro la lotta all’evasione fiscale possa nascondersi una colossale marchetta per un circuito bancario! Pensate un po’, è quello che si potrebbe dire andando a leggere uno degli articoli del Decreto Crescita che, dal 1° gennaio del 2014,  impone a qualsiasi commerciante, per qualsiasi transazione, di dover accettare carte di debito. Ora, al di là del fatto che sarà divertente vedere le persone in coda all’edicola mentre l’edicolante striscia il bancomat per un giornale da un euro, viene da chiedersi: e l’e-commerce? “Il mercato si regolerà“, rispondono i regolatori, e certo è solo un caso che l’unico circuito bancario ad essersi già regolato sia quello di CartaSi. D’altro canto, mica è colpa di CartaSi se migliaia di piccoli e piccolissimi merchant dovranno adeguarsi ed aprire nuove (ed onerose) posizioni bancarie nelle banche del suo circuito per rispettare la legge.
A pensar male si fa peccato, ma verrebbe da chiedersi se sia del tutto casuale se questa ridda di novità arrivi proprio a ridosso del Natale, quando le persone sono ancor meno attente del solito a tutto ciò che non sia legato al panettone. E poi siamo sotto Natale, appunto, e non dobbiamo peccare. Ma lo sappiamo tutti che a pensar male si fa peccato, ma…

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

Facebook Twitter LinkedIn Google+ YouTube Skype 

13 commenti

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

13 Comments

  1. Pingback: L’Italia punta a diventare il nuovo Terzo Mondo: arriva la WebTax | EDITORIA DIGITALE

  2. Pingback: Tra web tax ed equo compenso: l'Italia non si desta maiPionero

  3. Pingback: Nuvole nere sul digitale per l’Italia: contro la cultura della circolazione | Tech Economy

  4. Pingback: WebTax ed altre nefandezze | Storie del vino

  5. Pingback: Caro Natale, occhio che la crisi si sente anche al Polo

  6. Vasco Petruzzi

    18/12/2013 alle 00:34

    Caro Prof. Epifani,
    chi pensa male, alcune volte, è perché giunge a conclusioni sbagliate…partendo da premesse sbagliate 
    Alcuni dei punti che lei cita possono essere più o meno condivisi, ma altri…
    Stavo guardando la TV, e su Rai News ho appena ascoltato il suo intervento sulla web tax.
    Mi consenta di dirle che non ha chiaro il concetto di stabile organizzazione e tanto meno il concetto di dogana.
    ….quindi la invito ad informarsi, prima di giudicare l’unica, forse, mossa corretta di questi politici.
    Chiunque eroghi servizi e prodotti dietro un corrispettivo in denaro, in un determinato territorio sovrano, facendolo tramite una rappresentanza locale, DEVE dichiarare una sede legale locale ed una partita IVA con la quale essere identificato dal fisco locale.
    Tutto qui.
    Molto meno complesso di quello che vuole far passare lei.
    E molto più corretto che traslare i profitti su una capofila irlandese…
    Vede, Professore, internet non significa libertà assoluta, soprattutto dalle regole sociali e commerciali che consentono una convivenza nel rispetto e nella concorrenza leale.
    Provi Lei, ad offrire servizi e/o prodotti sul territorio americano, dichiarando come una sede l’ Europa….semplicemente non la fanno operare in quel territorio!
    Poi se si volesse informare sulla dogana, dissiperebbe quella fitta nebbia che la porta ad affermazioni imprecise e scollegate dalla realtà, che danneggiano chi, volente o nolente, agisce come operatore economico rispettando tutte quelle regole che lei afferma “non più confacenti” alla realtà della rete.
    Così come fece, giustificando TripAdvisor : sito abusivo, illegittimo ed illegale….ma anche qui la invito ad informarsi seriamente, da fonti affidabili.
    Distinti saluti
    VP

    • Stefano Epifani

      21/12/2013 alle 15:15

      Caro Dr. Petruzzi,
      m spiace, ma non colgo il nesso tra il far pagare le tassi a chi ha stabile organizzazione in un paese sovrano ed impedire a chiunque voglia farlo di comprare servizi all’estero: cosa che è scritta nella proposta della nefasta Webtax. Una domanda: la ha letta?
      Cordiali saluti,
      s.e.
      PS: Per la cronaca: visto che cita Trupadvisor: se Tripadvisor vendesse pubblicità sulle sue pagine, con la WebTax un operatore italiano non potrebbe comprarla: le sembra sensato?

      • ComputArte

        21/01/2014 alle 12:09

        Caro Prof. Epifani, io si e lei? Capisco dalla sua risposta che non ha raccolto informazioni giuridiche e fiscali in merito.
        Quando lei compera delle scarpe della Nike, o una Coca Cola o qualsiasi altro prodotto che non sia italiano, non lo sta comprando dalla Nike USA o dalla The Coca Cola Company in USA.
        Lei sta acquistando il prodotto dalla filiale italiana della azienda madre USA. E questa filiale italiana, per operare e vendere nel territorio italiano, DEVE avere una sede legale in Italia ed una partita IVA per pagare le giuste tasse. Parimenti dovrebbe essere lo stesso per chi vende servizi e prodotti correlati alla comnicazione ed alla pubblicità a maggor ragione quando questa viene offerta e fruita NEL territorio ove la si propone ( Italia , Europa )…ma purtroppo, fino ad oggi, ci sono stati lobbies e politici poco corretti che hanno voluto escludere questi operatori da una applicazione giusta per tutti coloro che competono sul mercato.
        Alla luce di questi fatti, continua a pensare la così denominata ( scorretamente ) web tax, sia ingiusta?
        Cordialità
        VP
        PS. Ripeto Tripadvisor ( ex EXPEDIA ) è, nelle sue vesti di domini europei, una piattaforma illeggittima, abusiva e illegale per ciò che concerne pubblicità ingannevole e concorrenza sleale ( concetti giuridici ben definiti che meriterebbero un suo approfondimento ).
        Secondo me non le è chiaro cosa fa Tripadvisor, e comunque se un operatore italiano ( o frandcese o spagnolo ecc ) decidsse di comprare la visibilità sul portale ( abusivo ), non farebbe altro che pagare la sede locale italiana ( francese ,spagnola ecc ) per questo servizio a fronte del quale riceverebbe una fattura ITALIANA ( fran, spa ecc ).
        Questa fattura farebbe capo ad una partita iva italiana, ma il soggetto ,per sua origine americano e con sede primaria nel Massachusset, opererebbe localmente senza perdere la sua origine, ma agendo nel, e sul territorio , tramite una sua rappresentanza LEGALE e FISCALE come DEVONO fare tutti gli operatori locali.
        Non facendolo, è praticamente invisibile dal punto di vista legale ( non dichiara e non esiste una sede legale con dei rappresentanti che si prendono le RESPONSABILITA’ di ciò che fanno ) e soprattutto FISCALE ( non pagando un centesimo di tasse ).
        Le rinnovo l’invito a provare ad agire commercialmente sul territorio americano,senza dichiarare una sede legale americana…

        • Stefano Epifani

          21/01/2014 alle 12:22

          Forse non sono stato chiaro. Il punto non è se questi operatori debbano pagare o meno le tasse in italia. Il punto è che è una follia fargliele pagare impedendo alle persone di comprare servizi all’estero.

  7. Pingback: Il Blog di Stefano Epifani » Ignoranza o Intenzione?

  8. Pingback: Agcom e Webtax: lo strano (e assordante) silenzio di Francesco Caio | Tech Economy

  9. ComputArte

    23/01/2014 alle 01:37

    Quello che pone, è un falso problema. Non si impedisce di comprare servizi dall’estero. Si obbliga chi ( non italiano o europeo ) li vuole proporre e vendere in Italia, a pagare le giuste tasse.
    ….se invece comprare dall’estero significa acquistare a prezzi inferiori, evitando di pagare le tasse, allora ci ritroviamo in altra fattispecie: concorrenza sleale ed evasione fiscale….come minimo!

  10. Pingback: Caro Ministro MariaChiara "@MC_Carro" Carrozza, non crei una generazione di analfabeti digitali! | Tech Economy

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This