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#DigitalChampion: la parola a Lord David Puttnam, campione irlandese

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Lord è il irlandese.

Nell’ambito della nostra ricerca sui Digital Champion la parola passa a loro, ai campioni europei nominati dai rispettivi paesi per farsi promotori dell’agenda digitale. Apriamo con l’intervista rilasciata a TechEconomy da Lord David Puttnam, irlandese, molto noto in patria, produttore cinematografico indipendente con premi internazionali all’attivo e una passione, che è diventata una vera e propria vocazione, per l’impegno civile. Attualmente è Pesidente della Film Distributors’ Association e di Atticus Education, una società di corsi educativi online, con cui realizza seminari interattivi sul cinema presso le istituzioni di tutto il mondo. Ed è, ovviamente, un Digital Champion. 

La nomina di Digital Champion porta un importante carico di aspettative sulle figure prescelte, ma David Puttnam ha le idee molto chiare su cosa rappresenti questa carica e su come egli intenda valorizzarla: “Come Digital Champion voglio garantire che il popolo irlandese sfrutti al massimo le opportunità che il digitale rappresenta – nella vita quotidiana, nel lavoro e nell’educazione. E’ un ruolo soprattutto di “evangelist” per il digitale, per fare emergere e rendere evidente a tutti “ cosa esso può aiutare a raggiungere”. Lord Puttnam fa della sua visibilità nel paese, una leva per poter attrarre l’attenzione di tutti, media inclusi, sul tema del digitale. Si pone, dunque, quale “facilitatore” tra stakeholder diversi, l’industria, la comunità e le istituzioni per “lavorare insieme e raggiungere obiettivi comuni”. Ed è in questa ottica che si inserisce l’impegno di Lord Puttnam anche con il governo irlandese, poichè non è possibile realizzare l’agenda digitale se non “garantendo che il potenziale del digitale sia sempre all’ordine del giorno del Governo”. Ad esempio come ha fatto favorendo la stesura e l’attuazione della nuova strategia digitale nazionale ( NDS ), pubblicata nel luglio 2013.

Puttnam ritiene fondamentali per il proprio “compito” di Digital Champion in Irlanda tre fattori chiave:

  1. applicare sempre di più le tecnologie digitali e le risorse online “nel sistema educativo irlandese, dalla scuola primaria in su – per migliorare apprendimento e risultati scolastici”;
  2. evidenziare il potenziale economico dell’online line per le piccole imprese, aiutandole a far crescere il loro business e creare posti di lavoro. “In Irlanda, la maggior parte delle imprese locali non si rende conto che un sito web efficace è una vetrina per i propri clienti e che i loro prodotti locali potrebbero avere un pubblico globale se fossero on-line” spiega Lord Puttnam. Nel Paese circa 3,7 miliardi di euro vengono spesi online ogni anno e il 70 % di questa cifra va all’estero. Al contrario, meno di 1 piccola impresa su 4 è online;
  3. Garantire che i cittadini vadano online, e far capire loro “il vero valore di internet”.

Per raggiungere tali obiettivi, la strutturazione di nuove idee ma anche la promozione di iniziative esistenti, sono entrambe impegni del Digital Champion. In Irlanda, ad esempio, esiste un programma di beneficenza che opera per fornire le competenze digitali di base e aiutare più persone possibili ad essere online; ma anche “Switch On”, ovvero “laboratori che stiamo sviluppando e saranno a regime nel 2014 per mostrare agli insegnanti come avrebbero potuto utilizzare le risorse digitali online per arricchire l’ esperienza di formazione. Nel corso del prossimo anno ho intenzione di intensificare il mio impegno con i media locali e nazionali per portare i nostri importanti messaggi di inclusione digitale a coloro che possono beneficiarne”.

Ma quando il digital divide si potrà dire davvero “sconfitto”? Secondo Lord Puttnam quando si realizzerano una serie di condizioni. La prima: quando “saremo tutti collegati e coinvolti”, ovvero quando ci sarà connettività di qualità per tutti, quando il sistema educativo utilizzerà la tecnologia per raggiungere risultati eccellenti e sarà usata “per far si che anche gli studenti di scuole isolate o svantaggiate possano avere una educazione di qualità come nelle aree urbane”. E poi quando anche i meno giovani saranno coinvolti e non lasciati fuori dalla rivoluzione del digitale e, infine, quando le “piccole imprese avranno la connettività necessaria, la motivazione e il knowhow per competere in un mercato globale senza il peso dell’emarginazione”.

La strada è ancora lunga ma, anche grazie al lavoro dei Digital Champion, potrebbe esserlo sempre meno.

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