ICT & Telco

Patuano: Telecom Italia è azienda solida, non serve scorporo rete per legge

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Un’azienda solida che non necessita di ”misure dirigistiche” come nazionalizzazione o scorporo ”ex-lege’‘ della . E’ quanto ha dichiarato l’amministratore delegato , Ad di , nel corso di un’audizione oggi al Senato in cui l’amministratore delegato ha toccato i principali temi caldi di queste ultime settimane.

‘Telecom Italia – ha detto – è un’azienda solida che non necessita di interventi di salvataggio o di misure dirigistiche, quali la nazionalizzazione o lo scorporo ex-lege della rete di accesso finalizzate al raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali posti dall’Agenda Digitale”. E questo anche se viene descritta “erroneamente come un’azienda in profonda crisi economica”. Patuano ha ricordato poi che il Piano 2014-2016 comporta “un’accelerazione degli investimenti nelle reti di nuova generazione fisse e mobili” e, citando il consensus 2013 degli analisti, ha aggiunto che Telecom “genera un fatturato annuo di 23,6 miliardi di euro di cui 16,2 in Italia”, realizza 4,4 miliardi di euro di investimenti di cui 3 in Italia e impiega circa 53 mila dipendenti“. “Questi – ha continuato – sono i dati di un’azienda solida“, anche se Telecom deve destinare alla spesa per interessi sul debito circa 1,8 miliardi di euro “a causa di una struttura del capitale che risente del livello di indebitamento ancora elevato benchè ridotto rispetto al passato”.

Il tema investimenti, al centro del Piano industriale presentato pochi giorni fa dallo stesso Ad, torna con forza anche oggi. “Con il nuovo piano di investimenti garantiremo un contributo decisivo per consentire al Paese di assicurare la realizzazione dell’Agenda digitale, colmando il divario esistente con i Paesi piu’ avanzati e avviando un circolo virtuoso per la ripresa economica“. Telecom accoglie quindi “con favore l’annuncio del Presidente del Consiglio di un public assessment sugli investimenti nelle reti che, siamo convinti, non potra’ che valutare positivamente i nostri piani di sviluppo per le infrastrutture di nuova generazione”. Nei giorni scorsi il governo ha messo in piedi una sorta di task force guidata da Francesco Caio con lo scopo di analizzare lo stato della rete telefonica e definire gli investimenti necessari per la banda ultra larga. Patuano spiega di aver già incontrato Caio chiedendogli “di cosa avesse bisogno per metterglielo subito a disposizione. Abbiamo gia’ nominato un nostro referente interno, in modo che possa dialogare con lui“. Secondo l’Ad “quello che ci dobbiamo aspettare da questo trio e’ un giudizio che ammazzi i tanti “io penso che”. Ci dovranno dire se condividono il nostro Piano sulla rete e in un’ottica dialettica, prendero’ con grande apertura mentale i loro suggerimenti. Tuttavia ho una certezza -conclude Patuano- dove non arriva Telecom a fare la rete, non ci arriva nessuno“.

Alle dure critiche piovute sull’azienda dopo la cessione di Telecom Argentina al gruppo Fintech per 700 milioni di euro, Patuano risponde che “Telecom Italia deve concentrare gli investimenti nei suoi core markets e ripagare il proprio debito: il miglior contributo di Telecom Argentina al nostro piano industriale era quindi la sua cessione“. E spiega che “l’impossibilita’ di pagare dividendi o esportare divisa dall’Argentina rappresentava per Telecom Italia una reale criticità” e che l’azienda “opera in un contesto socio/politico altamente instabile, con forti limitazioni alla libera circolazione dei capitali“. Stessa sorte in vista per Tim Brasil? No, stando alle parole di Patuano: “Non sto sollecitando un’offerta sul Brasile, perche’ e’ un asset strategico, un mercato sicuramente importante per noi” ma “non e’ tanto determinante se arriva qualcuno con un grande assegno, ma cosa si fa. Se si vende per pagare i debiti, non va bene perche’ si rinuncia a una strategia per una non strategia” sottolinea Patuano, ma oggi “non abbiamo un grande assegno davanti a noi“. Se poi “dovesse arrivare, il mio compito non e’ tanto di portarlo al Cda, che sarebbe un dovere, ma di andare e dire quale sarebbe una strategia alternativa: investire in Europa? Perche’ no. Ulteriormente investire in Italia?”.

Sul fronte Moody’s, che ha recentemente declassato i titoli Telecom, Patuano ha detto che l’azienda “puo’ contare, a fine settembre 2013, su oltre 13 miliardi tra liquidita’ e linee di credito; un importo che ci garantisce una copertura delle quote del debito in scadenza per oltre 3 anni. L’aggiunta di ulteriori 4 miliardi di liquidita’ portera’ la copertura delle scadenze finanziarie ad oltre 4 anni” spiegando che “questo cifre testimoniano come risulti ampiamente garantita la sostenibilità del debito”.  Proprio suoi giudizi delle agenzie, Patuano spiega che “i parametri della struttura del capitale di Telecom Italia sono in realta’ superiori a quelli del suo rating, che tiene conto non solo della struttura patrimoniale dell’azienda, ma anche di una valutazione piu’ ampia del contesto in cui il gruppo si trova oggi ad operare”. Ne deriva che, secondo l’a.d., “il principale timore espresso dalle agenzie di rating e’ che la capacita’ di Telecom Italia di generare cassa si stia contraendo per motivi in molti casi fuori dal suo controllo e per le difficolta’ evidenziate dal business domestico”. Patuano ricorda tuttavia che dal 2007 al settembre 2013 il debito si e’ ridotto di 8 miliardi e “alla fine dell’anno scendera’ sotto i 27 miliardi continuando a diminuire nell’arco di piano”.

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