In Controluce

#DigitalChampion: possiamo perdere questo treno?

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Sono passati quasi sei mesi da quando Roberto Sambuco ha ceduto il testimone della digital championship italiana ad Agostino Ragosa. E poco più di un mese da quando questo, a sua volta, ha passato la palla a Francesco Caio, meglio noto come Mister Agenda Digitale. Ai tempi di Agostino Ragosa ci auguravamo che il Digital Champion italiano avesse alcune caratteristiche:

  • che fosse social, per comunicare alle e con le persone, le aziende e le istituzioni e far capire loro il ruolo e le potenzialità del digitale come strumento di ripresa e di crescita;
  • che fosse pop, perché abbiamo bisogno di promuovere il digitale tra la gente, e non tra i circoli autoreferenziali degli iniziati e degli esperti;
  • che fosse hub, per essere al centro di una rete di azioni finalizzate a supportare l’innovazione ed arrivare ovunque;
  • che fosse europeo, per avvicinarci all’Europa, appunto, e crescere con essa.

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Agostino Ragosa non ha avuto tempo per essere tutto ciò, visto il rapido passaggio di testimone. Ma sarà Francesco Caio in grado di esserlo? Quello del è un ruolo centrale, tanto più importante quanto più il nostro Paese vive il disagio generato da un digital divide che non è solo economico, ma anche (e soprattutto) culturale. In questo contesto una figura che sviluppi progetti di inclusione digitale orientati alla media literacy non è meno importante di chi si occupa dell’infrastrutturazione di base, di banda larga, di e-gov.

In altri paesi la formazione all’uso dei social network è legge. Da noi qualcosa del genere è ancora utopia. Eppure – e proprio per questo – siamo proprio noi a non poterci permettere di perdere questo treno, quello della digital championship, per il semplice vezzo di trasformare una figura che dovrebbe avrebbe un ruolo centrale in una medaglia in più da appuntare ad una giacca. Quello del Digital Champion, in Italia, è un ruolo di grande importanza e responsabilità. Il Digital Champion, più che in altri paesi, dovrebbe essere strumento di sviluppo, leva di crescita, stimolo per l’economia digitale.

Su TechEconomy nelle prossime settimane parleremo a lungo di digital championship. Il nostro auspicio è quello di riflettere su un tema sul quale, in Italia, c’è troppa poca attenzione. Il nostro obiettivo è ragionare su una figura che viene confusa e sovrapposta con quella di chi deve, nelle istituzioni, operare per lo sviluppo del digitale e definire le strategie per mettere il nostro Paese nelle condizioni di essere competitivo. Il Digital Champion è altro: non è chi lavora per le istituzioni all’attuazione di programmi che le infrastrutturino per il digitale. Ma è chi si fa, nelle istituzioni, testimone del digitale e delle sue opportunità perché quelle infrastrutture vengano effettivamente utilizzate. È chi va tra la gente e tra le aziende per portare la sua testimonianza. Per mostrare come l’economia digitale sia forse l’unica strada che abbiamo per uscire dalla crisi. È colui il quale ha il compito di far si che le infrastrutture vengano comprese, oltre che essere istallate. Il Digital Champion non ha l’obiettivo di implementare tecnologie, ma di far si che esista e si sviluppi il substrato culturale che faccia si che le tecnologie implementate vengano effettivamente sfruttate.

Scopriremo come stanno andando le cose in Europa, per gli omologhi di Francesco Caio, capiremo chi sono, e come si stanno comportando i Digital Champion europei e cosa possiamo imparare dalle esperienze internazionali. Quanta strada abbiamo da percorrere, e quanta ne è stata percorsa in Europa? A  queste domande tenteremo di rispondere con una serie di appuntamenti che ci accompagneranno nelle prossime settimane.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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