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Telecom Italia nel futuro

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Il nuovo piano triennale (2014-2016) di era molto atteso, sia per effetto dell’annunciata uscita degli azionisti  di riferimento italiani (a vantaggio dell’operatore spagnolo Telefonica), che della presa di posizione della politica (non necessariamente declinata in conseguenti azioni).

Le novità ci sono, anche se i gradi di libertà erano inevitabilmente molto ridotti. Del resto, i risultati dei primi 9 mesi del 2013 confermano la dicotomia tra l’Italia, che perde circa il 10%, e il Sud America che continua invece a presentare dinamiche molto interessanti. Ciononostante, il ruolo delle attività nel Belpaese rimane fondamentale, visto che continua a garantire una redditività operativa elevata (tra le più alte del settore), ma a fronte di ricavi fortemente calanti, con conseguenti tensioni sul contenimento dei costi.

monete_da_un_euro_soldiFinanza. Con oltre 28 miliardi di indebitamento netto è inutile nascondere che su questo tema l’attenzione rimane altissima e il piano è di fatto incentrato sul reperimento di risorse per circa 4 miliardi di euro, che provengono dalla cessione delle attività in Brasile (esiste un’offerta), delle torri (sia in Italia che in Brasile), nonché dei multiplex di TI Media, senza dimenticare il bond da 1,3 miliardi a conversione obbligatoria in azioni (di fatto un aumento di capitale…). Obiettivo 2016 portarsi al rapporto Posizione Finanziaria Netta su EBITDA attorno a 2x, che significa allinearsi progressivamente con i principali operatori internazionali e migliorare il costo del debito.

Brasile nel cuore. Si rinuncia all’Argentina (per la cronaca in crescita del 24% nell’ultimo anno), ma il Brasile rimane “incedibile”. Questo comporta però un evidente problema per Telefonica  dal momento che l’acquisizione del controllo di Telecom Italia porterebbe invece con ogni probabilità a dover rinunciare TIM Brasil per motivi antitrust e quindi? Sostanziale status quo azionario in attesa di prossimi sviluppi (orizzonte 2015?).

Banda ultra larga. Grande enfasi viene posta su due obiettivi legati alla banda ultra larga in Italia: 50% di copertura della popolazione con la rete fissa (fibra fino all’armadio stradale, cioè FTTC) e 80% con la rete mobile (LTE). All’interno dei 9 miliardi di investimenti in Italia, 3,4 miliardi verranno destinati all’incremento della banda ultra larga e allo sviluppo di datacenter di nuova generazione. Le risorse vengono da “razionalizzazioni” nel mix degli investimenti (concetto non semplicissimo da declinare), ma anche dai fondi pubblici che sono già stati messi in campo sulla rete fissa e si prevede possano rimanere importanti (sono in corso bandi per 380 milioni di euro…). L’incremento di copertura rispetto al precedente piano è importante (verranno raggiunte oltre 500 città), ma va ricordato come la copertura media europea per la banda larga fissa sia già superiore al 50%.

Servizi. Dal lato dei servizi, in ogni piano che si rispetti compaiono componenti “innovative” che frenano il declino di quelle tradizionali, con la speranza di ripristinare, a tendere, un percorso di crescita. Nella fattispecie, le speranze sono appese, in estrema sintesi, ai servizi cloud e alla connected life (in inglese viene sempre meglio), nonché alla convergenza tra i vari servizi. A differenza di altri operatori internazionali, non è previsto un ruolo nella produzione di contenuti tradizionali (annunciato invece l’accordo con SKY), strategia del resto già sperimentata, senza successo, in passato. Ritorna invece in auge la possibilità di passare ad un marchio unico (cfr. in Francia il caso Orange) per l’intera offerta (con TIM in vantaggio su Telecom Italia, anche se qualche esperto di comunicazione potrebbe storcere il naso).

Scorporo. L’ipotesi di scorporo della rete fissa viene accantonata a vantaggio di un modello più semplice che consiste nella separazione funzionale (modello adottato nel Regno Unito) che punta a garantire effetti sostanzialmente analoghi dal punto di vista competitivo, vale a dire il mantra dell’”Equivalence of Input” (tutti sullo stesso piano nell’accesso alle risorse di rete scarse), ma, ovviamente, non da quello finanziario…

In sintesi, un bel mix di dismissioni, banda ultra larga e status quo azionario. A meno di nuove sorprese…

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini lavora da oltre 20 anni nel settore dell’ICT, analista per professione, studia le trasformazioni digitali per passione. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, dopo un’esperienza accademica entra nella consulenza marketing e strategica, prima nel settore informatico e successivamente nelle telecomunicazioni. Ha creato e dirige l’Osservatorio Banda Larga, che dal 2000 analizza gli scenari regolamentari, tecnologici e di mercato alla base della convergenza multimediale. Advisor in operazioni di
M&A.

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