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Datagate: la Cia paga AT&T per accedere a telefonate cittadini

La CIA paga la compagnia telefonica AT&T per aver accesso ai suoi dati

La sta pagando , la principali compagnia telefonica statunitense con sede a San Antonio, in Texas, con più di 10 milioni di dollari all’anno per aiutarla con le indagini antiterrorismo all’estero sfruttando la vasta banca dati edi tabulati telefonici della società.

Con queste nuove rivelazioni si apre un nuovo capitolo nella saga del Datagate, che si allarga dalle attività della Nsa a quelle della Cia alimentando un già forte dibattito sul governo sullo spionaggio e sulla messa a rischio della degli Americani. Un programma fino ad ora rimasto segretissimo, anche perché alla Cia, a differenza dell’Fbi, è proibito spiare le telefonate dei cittadini americani.

La cooperazione tra il gigante della telefonia e la Cia avverrebbe su base volontaria senza la necessità di alcuna autorizzazione giudiziaria o di altro genere. Dunque, niente a che vedere col programma Prism della National Security Agency (Nsa), dove gli uomini dell’intelligence per accedere ai dati dei giganti del web e delle Tlc (da Google a Yhaoo!, da Twitter a Facebook, a Verizon) devono per forza passare dal via libera della Foreign Intelligence Surveillance Court (Fisc). La Cia fornirebbe i numeri di telefono di stranieri sospettati di terrorismo, e il gigante della telefonia ricerca, nel suo database, tutte le chiamate collegate a quei numeri fornendo tutti i dati utili alle indagini.

Dean Boyd, portavoce della Cia, ha rifiutato di confermare il Programma. Ma ha detto che le attività di raccolta di intelligence dell’Agenzia erano lecite e “oggetto di ampia sorveglianza“.

La Cia protegge la nazione e difende i diritti di privacy di americani, garantendo che le attività di raccolta di intelligence sono focalizzate sull’acquisizione di intelligence estera e di controspionaggio in conformità con le leggi degli Stati Uniti“, ha detto il portavoce della Cia aggiungendo che “alla Cia è espressamente vietato di intraprendere attività di raccolta di intelligence all’interno degli Stati Uniti con lo scopo di acquisire informazioni relative alle attività domestiche di persone degli Stati Uniti, e la CIA non lo fa“.

Mentre la AT&T riconosce di ricevere dei pagamenti per le informazioni richieste dal governo, Mark Siegel, portavoce di AT & T, sottolinea che tutte le decisioni, anche in questo delicato campo, sono prese dai vertici del gruppo nel pieno rispetto della legge e “non commentiamo su questioni riguardanti la sicurezza nazionale “.

Il colosso della telefonia americana si trova da settimane a dover fronteggiare molte critiche per il suo coinvolgimento nel Datagate. Critiche che provengono soprattutto dall’Europa, in un momento in cui sono forti le ambizioni di AT&T nel Vecchio Continente. Il gruppo punta infatti ad acquisire Vodafone, con un’offerta che potrebbe arrivare nella prima metà del prossimo anno. Ma le proteste oltreoceano contro le attività di spionaggio americane potrebbero mettere a rischio l’operazione.

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