Visions

WSD – Copia

copy

“La nostra paura più grande, all’inizio, era che la gente potesse pensare che eravamo una copia dei Melvins”. Kurt Cobain

“Copia” è una parola che suona spesso male. L’abbiamo associata al senso di colpa negli anni della scuola, quando temevamo di essere scoperti.

Lo dico subito a scanso di equivoci: ho copiato il compito di matematica dell’esame di terza media, svariati compiti a casa e anche la versione di greco della Maturità (intraducibile e con un duale pericolosissimo). In quest’ultimo caso, sbagliai tutto comunque e presi un 4 che mi fece uscire con un misero 56/60 nonostante un anno sfavillante.

Di contro, negli anni del liceo, ho passato tante versioni a mia volta, certa che copiare e far copiare fosse un atto nobile di condivisione della conoscenza. E per quanto mi dessi da fare, una cosa, allora, l’avevo capita: che copiare è un’arte.

Copiare rassicura e a volte è la base per fare meglio dell’originale.
Ma copiare può essere pericolosissimo, se non ci facciamo domande.
Con questa certezza, invito tutti gli innovatori a copiare bene.

Cosa significa, all’atto pratico?
In Rete c’è tutto. 

Quindi, prima di mettere mano a un progetto, quel che dobbiamo fare è cercare di capire se il nostro progetto esiste già. Lo troveremo, quasi sicuramente. Di tutte le versioni possibili, selezioniamo quella che ci sembra fatta meglio (e la selezione si fa solo se ci stiamo ponendo le domande giuste).

A quel punto, trascriviamolo come se fosse il nostro e iniziamo a rivederlo. Di revisione in revisione, avremo portato quel progetto alla giusta distanza dall’originale e alla migliore prossimità al contesto nel quale ci troveremo a lavorare.

Sicuramente il contesto sarà diverso dall’originale. Lo faremo, probabilmente, in un paese che non è lo stesso. Cosa che va considerata perché c’è tanta gente che copia male e vorrebbe riprodurre in un posto come l’Italia roba fatta per funzionare altrove (diversa burocrazia, diversa cultura, diversa visione d’insieme).

Poi lo faremo in un’altra lingua. E anche in questo caso, teniamo conto che la lingua è cultura. A me, ad esempio, piacerebbe molto copiare il payoff di un’agenzia danese che si occupa di reputation. Recita: “Irritate, annoy and beat our client’s competitors”. Ora, vi rendete conto di quanto sarebbe goffo e inadeguato e insensibile verso “questo” contesto, provare anche solo ad emularne lo stile? Troppo aggressivo, quindi sarebbe fallimentare.

Però, proprio perché adoro copiare, ora so che con tre verbi che sappiano rappresentarmi, un riferimento al cliente (target) e un’ occhiata ai competitors posso descrivere meglio DOVE SONO sul Mercato.

Insomma, copiando, ho imparato qualcosa che posso fare per me. E l’ho imparato nel momento in cui non ho avuto timore di copiare.
Non solo non mi sento in colpa, ma provo un sano senso di gratitudine verso i signori danesi che hanno messo a fuoco l’idea, l’hanno pubblicizzata in Rete e mi hanno così permesso di incrociarla.

Farò sicuramente di meglio, non in assoluto, ma PER ME.

E, soprattutto, avrò superato i timori di Kurt Cobain. Mica uno qualsiasi.

 

Francesca Quaratino

Francesca Quaratino

Francesca Quaratino è amministratore e socia di Manafactory srl, società che si occupa di strategie, contenuti e formazione per la comunicazione in Rete.

Nata nel 1974, dopo la laurea in etnologia ha iniziato a lavorare come community manager in una delle prime web agency italiane. Dice: “Volevo fare l’antropologa ma i popoli da studiare erano finiti e avevo a disposizione il mio modem 56K e il Web, che di tribù era pieno”.

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