In Controluce

Neelie Kroes: “Il digital divide è morto”. Evviva il digital divide

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Il è stato sconfitto in tutta europa, ed il merito è delle connessioni satellitari. Questo, almeno, è quanto dichiarato da Neelie Kroes nei giorni scorsi. Il dubbio, però, è che in un momento di particolare complessità per l’Agenda Digitale Europea anche un personaggio come la Kroes si sia fatto tentare dalla facile arma delle dichiarazioni ad effetto. Quelle dichiarazioni che tanto piacciono alla stampa ma che, per loro stessa natura, di rado hanno una qualche corrispondenza con la realtà dei fatti.

Quali sono i fatti? Presto detto. Oggi – soprattutto in Italia – sono ancora molte le zone non coperte nemmeno dall’ADSL di base, figuriamoci dai servizi a . Certo, sono zone spesso isolate. Aree di montagna. Piccoli paesi fuori dai grandi centri abitati. Un profilo che si addice alla perfezione a più della metà del territorio italiano. Un territorio fatto per il 55% proprio di zone montane. Un territorio composto da Comuni che, nell’80% dei casi, hanno meno di 2000 abitanti. Guarda caso proprio quel territorio dove, per evidenti motivi, si potrebbe trarre maggior vantaggio dai servizi che la rete offre.

Ma sono proprio queste le zone dove spesso l’unico modo per collegarsi ad Internet è quello di far ricorso a quel di cui parla la Kroes nelle sue dichiarazioni. Quel che, secondo lei, avrebbe sconfitto il digital divide. Tuttavia ciò che la Kroes non dice è che il costo di una connessione satellitare è – a parità di prestazioni – di ben un ordine di grandezza superiore rispetto ad una linea ADSL. Per intenderci: una connessione flat con un operatore satellitare, in media, ha un costo di circa 100 euro al mese: 5 volte il costo di una connessione a banda larga per una performance complessiva inferiore.
Ecco quindi che il digital divide tecnologico forse non c’è più. Ma dalle sue ceneri risorge come la fenice un digital divide ancor più pericoloso: quello economico. Quel digital divide che consente di accedere alla rete solo a chi può permetterselo. Quel divario digitale che allontana dalla rete molti, e costringe a grandi sacrifici coloro i quali – per varie ragioni – non possono permettersi di non esserci.
Per questo motivo la realtà dei fatti è ben diversa dalle dichiarazioni ad effetto. Perché far passare il messaggio che il digital divide è stato sconfitto è – in un contesto come il nostro – scorretto e pericoloso. Scorretto perché rappresenta una realtà falsata. Pericoloso perché rischia di spostare l’attenzione da un tema che ancora oggi è centrale per lo sviluppo del nostro Paese: l’accesso alla rete ed il diritto dei cittadini a questo accesso.
Quella della lotta al digital divide è tutt’altro che una battaglia di retroguardia, in Italia. Altrimenti qualcuno dovrà spiegare a centinaia di migliaia di persone ed a migliaia di operatori economici che per loro la rete, visto che il digital divide è stato sconfitto, avrà per sempre un costo di gran lunga maggiore di quello che deve sostenere chi vive in un’area coperta da altre tecnologie. Perché se è indubbio che in contesti particolari, in casi di emergenza o in zone realmente remote il satellite è una benedizione, questo stesso satellite non può diventare una maledizione che rischia di obliare un problema spacciandolo per risolto quando è ancora tale per centinaia di migliaia di persone. Persone che non è detto che possano permettersi di sconfiggere il digital divide economico. Non meno insidioso di quello tecnologico.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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