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Device: smartphone e tablet privati ad uso lavorativo, preoccupa la sicurezza

Minacce ed opportunità dell’uso dei device personali in ambito lavorativo

Negli ultimi 2 anni, un terzo delle imprese italiane di grandi dimensioni ha subìto una perdita di dati a seguito di violazioni della sicurezza rese possibili dall’adozione di policy di (). Nonostante questo, grazie a policy favorevoli a questa pratica, il 26% delle aziende in Italia ha ottenuto un incremento nel coinvolgimento dei dipendenti, con un aumento della produttività sul lavoro nel 28% dei casi.

Questo è quanto emerso da una ricerca condotta a maggio e giugno 2013 da Vanson Bourne e commissionata da su 490 CIO e decisori IT di aziende con almeno 1.000 dipendenti in 8 Paesi europei (Italia, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Regno Unito).

Secondo lo studio, il BYOD può offrire alle aziende vantaggi significativi: grazie a policy favorevoli a questa pratica, ad esempio, il 26% delle aziende in Italia ha ottenuto un incremento nel coinvolgimento dei dipendenti e le imprese che hanno adottato questo tipo di pratica, hanno ottenuto anche una riduzione dei costi di comunicazione – per traffico telefonico e utilizzo dati – pari al 17% su base annua, ovvero quasi 7 milioni di euro all’anno per azienda. “I risultati dello studio indicano chiaramente che le aziende hanno tantissimo da guadagnare dall’adozione di policy a favore del BYOD. In un contesto lavorativo in cui la mobilità rappresenta un trend sempre più affermato, non cogliere le opportunità offerte dall’utilizzo di dispositivi mobili personali ad uso lavorativo oggi significa finire in una posizione di svantaggio competitivo”, ha dichiarato Andrew Mills, CEO B2B di Samsung Electronics Europe.

Ma, a fronte di questi vantaggi, il 94% dei CIO italiani si dichiara comunque preoccupato per gli impatti sulla sicurezza derivanti dall’utilizzo di dispositivi personali a fini lavorativi, in linea con quanto riscontrato nel resto d’Europa.

Sul fronte europeo, oltre la metà delle imprese di grandi dimensioni ha già messo in atto in modo formale (31%) o informale (21%) una policy a favore del BYOD, con tassi di implementazione molto alti in Italia (70%), che scendono fino al 43% in Germania. Nelle aziende in cui viene data la possibilità di utilizzare i propri dispositivi mobili a scopi lavorativi, ad aderire è circa il 30% dei dipendenti, percentuale che le imprese prevedono aumenterà del 7% nei prossimi due anni.

La Spagna è il Paese in cui emergono i maggiori dubbi rispetto all’adozione del BYOD, con il 70% dei CIO “significativamente preoccupati” per la sicurezza della propria impresa in relazione all’utilizzo di smartphone e tablet personali a scopi lavorativi. I più fiduciosi risultano, invece, i CIO delle aziende francesi, di cui solo il 36% esprime comunque grossa preoccupazione. “La nostra analisi mette in evidenza anche come il Bring Your Own Device rappresenti per molte aziende una potenziale minaccia alla sicurezza di dati e altre informazioni riservate. Per questo le imprese hanno bisogno di una strategia di mobilità aziendale che poggi su un’infrastruttura altamente sicura, oltre che di un sistema di policy chiaro ed efficace, implementato in modo coerente”, ha aggiunto Andrew Mills.

La ricerca evidenzia inoltre, che anche il settore di mercato di provenienza dell’azienda influisce sulla propensione ad essere più o meno preoccupati: oltre la metà dei decisori IT operanti nel settore dei servizi finanziari (55%) considera il BYOD come una minaccia alla sicurezza dei dati aziendali, percentuale che scende leggermente nel caso dei settori retail, distribuzione e trasporti (44%) e manifatturiero (42%).

In Italia, nonostante la consapevolezza diffusa delle minacce alla sicurezza dei dati, solo un’azienda su 4 (27%) ha aggiornato la propria policy sul BYOD (17%) o ha in programma di farlo (10%).

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