Market & Business

Twitter pensa di vendere pubblicità su siti terzi?

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Con l’avvicinarsi del debutto in borsa, ha bisogno di mostrare agli investitori di essere capace di generare ricavi. Per quanto la piattaforma sia famosa, infatti, non riesce ancora a raggiungere gli introiti proporzionati all’utilizzo che se fa ed è per questo che ha urgente bisogno di introdurre un nuovo segmento di business che la aiuti a generare maggiori guadagni.

Secondo fonti del Finacial Times, il nuovo modello di business risiederebbe nell’estrarre i dati degli utenti in modo da aiutare la vendita di pubblicità su altri siti o applicazioni mobili all’infuori di Twitter. Ciò dovrebbe significare che se un utente segue un certo brand, Twitter venderà quell’informazione ad inserzionisti che potrebbero, quindi, presentare gli annunci di quel brand all’utente su altre applicazioni o siti web.

I ricavi pubblicitari di Twitter sono cresciuti in maniera esponenziale dal 2010, quando la piattaforma ha iniziato a vendere i Promoted Tweets, fino a raggiungere i 270 milioni di dollari l’anno scorso.  Ma con 79,4 milioni di perdite nette, la società non dà l’idea di essere troppo redditizia e i marketers vedono ancora la pubblicità su Twitter come qualcosa di sperimentale. In questo senso, l’acquisizione della piattaforma di annunci mobile MoPub, conclusasi a settembre per la somma di 300 milioni di dollari, potrebbe risolvere due grandi ostacoli per le entrate di Twitter: un pubblico ridotto e l’esitazione di inondare i feed degli utenti con troppi annunci.

MoPub è uno dei fornitori di spazi pubblicitari su dispositivi mobili con il più alto tasso di crescita ed è diventato un rivale per le aziende più affermate come AdMob di Google o Millennial Media. Per questo motivo molti hanno cominciato a chiedersi il mese scorso il motivo per cui Twitter fosse così tanto interessato nella sua acquisizione. “Cosa c’è dietro l’acquisizione di MoPub? Di sicuro hanno bisogno di trovare un modo per portare nuovi prodotti pubblicitari sul mercato” riferisce Brian Lesser, chief executive di WPP’s Xaxis, agenzia di pubblicità digitale.

Si pensa che probabilmente il nuovo sistema di sarà più simile a quello di Google piuttosto che a quello di Facebook. Quest’ultimo, infatti, permette ai marketers di mettere mano ai propri dati per acquistare spazi pubblicitari all’interno dello stesso Facebook.  Da Twitter, al contrario, ci si aspetta che permetterà di acquistare pubblicità su altri siti esterni, anche se non è ben chiaro come avrà intenzione di interfacciarsi con essi.

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