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Fondi Ue in Italia: a rischio programmazione 2014-2020

Il Sud non sa spendere i fondi europei: Fitto contro Sarkozy e la Mekerl

Si è registrato in Italia un calo nella spesa dei europei previsti dal programma 2007-2013. Dall’inizio dell’anno a fine luglio, infatti, è stato utilizzato solo il 27% di quanto preventivato, il che contribuisce ad aumentare la paura di un possibile taglio dei per il prossimo programma 2014-2020. Paura resa concreta da alcune proiezioni che vedono, da qui al 2015, il rischio di una perdita pari a 9 miliardi di euro.

Sono 27,9 i miliardi che l’Italia deve spendere entro il 2015: 6,9 provengono dal Fondo sociale europeo, mentre i restanti 21 dal Fondo di sviluppo regionale a cui dovranno essere aggiunti 21,5 miliardi di cofinanziamento con fondi nazionali.

Secondo alcuni dati risalenti allo scorso maggio, l’Italia aveva raggiunto il 40% della dotazione totale, superando di 1,2 punti il target nazionale (il 38,8%). Nello specifico aveva speso 10,8 miliardi di euro di cui 7,4 del Fondo per lo sviluppo regionale e 3,4 del Fondo sociale europeo (numeri che considerano solo i fondi europei e non il cofinanziamento nazionale). Tutti numeri che considerano solo i fondi europei e non il cofinanziamento nazionale. Questo sprint beneficiava soprattutto dell’accelerazione di fine 2012. Che, però, non è andata avanti con la stessa forza nei mesi successivi.

Dati aggiornati al 7 agosto, del Dipartimento politiche di sviluppoinvece, mostrano come la velocità necessaria per raggiungere i target di spesa sia nettamente calata. In media i risultati sono stati di circa 257 milioni di euro al mese, contro gli 867 milioni che costituirebbero l’obiettivo ottimale. In questo modo, difficilmente riusciremo a raggiungere il traguardo fissato per il prossimo dicembre, che prevede un incremento pari a sei punti percentuali dalla scadenza di maggio.

C’è  il timore per il trend dell’ultimo periodo. Nelle stanze del Governo, addirittura, si ipotizza che, dei circa 17 miliardi che restano ancora da utilizzare, possa andarne in fumo addirittura metà: una cifra compresa tra gli otto e i nove miliardi. Anche perché tra poco dovremo accavallare a queste le sfide della nuova programmazione, per il periodo 2014-2020, nella quale si avranno a disposizione altri 29 miliardi di euro.

I dati più allarmanti arrivano dalle Regioni. Quelle dell’obiettivo convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, più la Basilicata) nella prima parte del 2013 hanno speso appena il 20% di quanto era previsto su base annuale. Meglio le Regioni competitività, che si attestano al 38,6%, mentre i programmi nazionali inviano segnali di rallentamento. Il Pon ricerca e competitività, ad esempio, negli ultimi nove mesi è avanzato a passi lentissimi. Attrattoriculturali, a maggio, aveva speso appena il 23% dei suoi obiettivi. Così si parla molto di riprogrammazione. Il decreto lavoro ha già spostato un miliardo verso la decontribuzione delle assunzioni degli under 29.

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