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Gli italiani su Facebook: consapevoli della privacy e attenti a cosa “postano”

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Quale è il senso di essere su per gli Italiani? Secondo quali strategie gestiamo le nostre relazioni quando siamo online? Quale immagine di noi stessi offriamo agli altri? E con quali criteri decidiamo di pubblicare alcuni contenuti e non altri?

Queste sono alcune delle domande a cui ha provato a dare risposta la ricerca matrice sociologica e mediologica, “Relazioni sociali ed identità in Rete: vissuti e narrazioni degli italiani su Facebook”,  realizzata dal Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale 2009 (finanziata dal Ministero della Ricerca e dell’Università). La ricerca, realizzata attraverso 120 interviste in profondità su un campione rappresentativo, ha elaborato una vera e propria mappa per orientarsi sul modo di abitare Facebook degli italiani svelando come essi rappresentano se stessi su social di Zuckerberg e come, e che tipo, di connessioni sociali costruiscono.

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Nel quadrante I, si spiega nella ricerca, si trovano i comportamenti di quegli utenti che:

– pubblicano solo contenuti che vadano bene per tutte le reti arrivando semmai ad autocensurarsi rispetto a certi argomenti, immagini, link: “se è una cosa tranquilla, non ne ho più di tanto bisogno di pensarci, se è una cosa che possa creare discussione con qualcuno non la pubblico e basta” (BG, f24).    

– usano le liste, i gruppi, che “restringono” e selezionano a valle il pubblico avendo una forte attenzione per le funzioni che preservano la privacy: “non sono persone a cui voglio comunicare determinate cose o che vedano le mie foto. Le mie colleghe attuali, la maggior parte non può vedere le mie cose, cioè non mi va che le persone con cui lavoro possano vedere il mio profilo, possono vedere quello che ho pubblicato la mattina prima di arrivare in ufficio” (MI, f29). 

Nel quadrante II c’è chi calibra attentamente i contenuti nella misura in cui sono rivolti ad un pubblico selezionato: “Io praticamente su FB frequento solo un gruppo di persone che sono musicisti e lo fanno di mestiere. E quindi trovi il disco e oggi ho fatto questa cosa qua. […] Quindi conversazioni su argomenti di musica, politica 400, 500 post, litigate, persone che si bannano. Di tutto. Sempre sempre nel circuito di questi musicisti…[invece i contatti lavorativi] ho appena finito di cancellarli” (MI, f40).

Nel quadrante III c’è chi pubblica contenuti senza preoccuparsi dell’annullamento dei confini tra sfere pubbliche e private. “Questa scelta dipende dal fatto che secondo me, tutti quelli che dicono “ah no, io metto tutto privato, perché altrimenti possono vedere”…no, secondo me se tu usi un social network lo metti a disposizione di tutti…cioè, io adesso sto utilizzando molto instagram – so che non centra niente – per le fotografie…mi piace l’idea che con un hashtag tu possa essere visualizzata da una persona che vive ai Caraibi… che magari ti scrive like perché è interessato ai tramonti…tu posti il tramonto, “sunset” e così… a me piace questa idea di connessione con il mondo, quindi non vedo perché devo nascondere le mie foto o i miei post a persone…anche a me sconosciute…anche perché non scrivo e non posto nulla che non possa essere conosciuto dagli altri” (UR, f30).

Nel quadrante IV, infine, troviamo i comportamenti di chi attiva una presentazione di sé inclusiva ed unitaria ma rivolta a network limitati e omogenei: “I miei amici [circa 40] li conosco tutti personalmente …sapendo che, Facebook di fatto la privacy non c’è, e che quindi, devi andare a gestire tutto, quindi devi ricordarti di cancellare, inserire, gestire le cerchie e via dicendo e questo io non sono, in grado di farlo per una questione di tempo, proprio, quindi inserisco lo stretto indispensabile che se anche finisce sul giornale a me non crea assolutamente problemi…non lo uso come vetrina pubblica per farmi conoscere a tutto il mondo…è una vetrina limitata” (BG, F48).  Si tratta dei veri “entranti” nel mondo di Facebook, che considerano sempre di più necessario “essere” su Facebook, senza fino in fondo accettarne le logiche produttive,e magari resistendogli.

Insomma, per gli utenti italiani Facebook rappresenta uno strumento comodo ed economico per tenersi in contatto e alimentare la rete più stretta dei propri legami sociali e, allo stesso tempo, un mezzo veloce ed efficace per osservarsi e confrontarsi reciprocamente. E la ricerca sfata irrimediabilmente una serie di luoghi comuni.

Ad esempio l’idea che su Facebook gli italiani rinuncino alla privacy. Gli intervistati – sia gli adulti sia gli utenti più giovani – conoscono i rischi legati alla condivisione di informazioni private ma li percepiscono come distanti dai loro vissuti quotidiani. Basta imparare ad utilizzare gli strumenti che Facebook mette a disposizione.

Falso anche il “mito” dello “stare su Facebook è il pretesto per pubblicare ogni cosa”. Gli intervistati dichiarano invece di essere molto attenti ai contenuti postati e condivisi, arrivando anche ad autocensurarsi nella consapevolezza che si sta “vivendo” in un ambiente non anonimo e semi-pubblico come Facebook.

 

 

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