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Telecom Italia diventa spagnola, a Telefonica il 66%

Telecom

Dopo mesi di indiscrezioni e di smentite, la notizia è arrivata: , telco spagnola, ha raggiunto un accordo con Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo, per salire dal 46 al 66% di Telco che controlla il 22,4% di e nomina la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione. Di fatto la spagnola guadagna la maggioranza relativa della principale telco d’Italia.  Un’operazione complessa che vede gli spagnoli, in questa prima fase, salire dal 46 al 66% di Telco, con un’opzione per incrementare a breve la partecipazione al 70 per cento. L’accordo valorizza le azioni Telco (e di riflesso Telecom) a 1 euro.

Da Madrid nessun commento, ma oramai i giochi sono fatti e sarà rispettato il termine del 28 settembre per uscire dallo stallo. Intesa, Mediobanca e il Leone che avevano rifiutato nelle ultime settimane una proposta del socio spagnolo per parte delle quote, sono arrivati all’accordo, acconsentendo di far slittare di sei mesi la finestra utile per la disdetta del patto Telco. Questo darà modo a Telefonica di mandare in porto l’intera operazione che interesserebbe anche Tim Brasil. Cdp si chiama fuori: “siamo una società con missione pubblica che utilizza risorse private. Il risparmio postale è la maggior fonte della nostra provvista, dobbiamo gestirlo oculatamente e questo fa si che molte delle cose che Governo e Parlamento ci chiedono non le possiamo fare”, ha affermato il presidente Franco Bassanini. A valle restano altri nodi da sciogliere, tra questi il piano di scorporo della rete, parte del più ampio piano di societarizzazione che il 3 ottobre in teoria doveva essere all’esame del Cda. “Non è necessario imporcelo, vogliamo passare volontariamente a un modello di Equivalence of input” (parità assoluta d’accesso, ndr) ha sottolineato Patuano in un botta e risposta a distanza con il commissario dell’Agcom Antonio Preto che ha suggerito di “avviare i dovuti approfondimenti per accertare la sussistenza delle condizioni per imporlo come rimedio a garanzia della parità di accesso”. Una dichiarazione che “non può rispecchiare né un orientamento della commissaria né dell’Agcom” perché “per procedere a uno scorporo non volontario credo che servano motivi di una gravità eccezionale che non esistono assolutamente” risponde il presidente esecutivo Franco Bernabè. Patuano ha anche specificato che non ci saranno ricadute sul piano occupazionale e che “Non sono intenzionato a licenziare proprio nessuno” ma aggiungendo però che serve “un modello sostenibile nel lungo termine, che favorisca gli investimenti e quindi regole stabili pro-competitive e pro-investimenti”.

L’Autorità guidata da Marcello Cardani è entrata in aperto contrasto con Telecom dopo la decisione sul taglio dei prezzi dell’ultimo miglio; la Commissione Ue aveva chiesto di rivedere la decisione, il Berec, l’organismo europeo che raggruppa le authority nazionali per le tlc, ritiene che i seri dubbi della Commissione non siano giustificati.

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