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Datagate: intelligence Usa e Gran Bretagna leggono dati criptati del web

Datagate

La National Security Agency (Nsa) e la sua controparte britannica Gchq sono riuscite ad scardinare i codici criptati messi a protezione delle comunicazioni via internet, riuscendo così a vedere in chiaro e-mail, conti bancari, commercio online, cartelle cliniche ed altri dati sensibili. Lo rivelano decine di migliaia di documenti forniti da Edward Snowden, la talpa del Datagate, al New York Times, al Guardian e al sito di giornalismo investigativo online ProPublica, che gettano così nuova luce sulle attività dell’intelligence di Usa e Gb.

La Nsa, scrive il Nyt, sta vincendo la sua lunga guerra segreta contro gli accessi criptati nel web, usando supercomputer, trucchi tecnici, ingiunzioni legali e persuasioni dietro le quinte, per poter superare le barriere che proteggono il traffico quotidiano nell’era di internet. Il programma va però avanti da anni. Già nel 2000, quando i sistemi di criptatura hanno iniziato a rendere problematica la lettura del traffico di dati via internet, la Nsa ha investito miliardi di dollari in una campagna clandestina per poter continuare a la sua attività di controllo, secondo quanto si legge in uno dei documenti di cui riferisce il Nyt. E allo stesso tempo, si tratta di un’attività che è ancora a pieno regime. “Stiamo investendo in rivoluzionarie funzionalità di criptoanalisi” per superare barriere e “sfruttare il traffico Internet”, ha scritto il direttore della National Intelligence, James Clapper, nella sua richiesta di bilancio per l’anno in corso. “Nell’ultimo decennio la Nsa ha condotto prolungati e aggressivi sforzi per infrangere le tecnologie di criptatura ampiamente utilizzate in Internet”, si legge in un memo del 2010 per un briefing per la Gchq, in cui vengono descritti i risultati ottenuti dalla Nsa, e in cui si afferma che “un grande quantità di dati criptati diffusi via internet che finora venivano scartati, sono ora sfruttabili”. E in un altro memo ancora, si legge che quando gli analisti britannici sono stati messi al corrente dei risultati ottenuti dalla Nsa, sono rimasti “di sasso“. Ma evidentemente non sono poi rimasti a guardare.

Negli ultimi tre anni, mostra ancora un documento, la Gchq, quasi certamente in stretta collaborazione con la Nsa, ha studiato mezzi per poter penetrare nel traffico di colossi di internet come Google, Yahoo, Facebook, e Microsoft. Nel 2012, i britannici sono riusciti a sviluppare “nuove opportunità di accesso” nel sistema Google. Il nuovo scoop rappresenta una ulteriore grana per il presidente Obama, già alle prese al G20 con attacchi internazionali sui programmi di controllo elettronico dell’intelligence Usa. Funzionari della stessa intelligence hanno non a caso chiesto ai tre media di non pubblicarlo. Ma la decisione di rendere nota questa storia hanno scritto Stephen Engelberg e Richard Tofel, dirigenti di ProPublica, è stata presa perchè “crediamo che sia importante e nel pubblico interesse. È una storia che mostra come le aspettative di milioni di persone sulla privacy delle loro comunicazioni elettroniche sono errate”.

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