#EpicFail

Dr. Phil: cancellare un tweet non vuol dire chiedere scusa

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Se una ragazza è ubriaca, è giusto fare sesso con lei? Rispondete sì o no a @drphil

Questo tweet, dal significato fraintendibile e vagamente sinistro, è stato vergato da Phil McGraw, noto psicologo/conduttore televisivo/attore americano, diventato famoso grazie a una serie di ospitate nel salotto di Oprah Winfrey, e che poi ha continuato la carriera televisiva con un programma tutto suo. Il tweet risale a un paio di settimane fa e, manco a dirlo, ha fatto alzare più di un sopracciglio:

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                                                                    [Fonte: The Huffington Post]

Va detto che, a quanto pare, il Dottor Phil è solito interpellare su i propri follower a proposito di argomenti di varia natura, ma questa domanda non è passata inosservata. E i tweet di critica hanno cominciato a fioccare:

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[“Il dottor Oz oggi stava salvando delle vite e il dottor Phil cerca di rimorchiare ragazze ubriache. Dov’è Oprah, ha bisogno di un team meeting di emergenza” – “Se il Dottor Phil è ubriaco è ok che twitti?” – “Se una persona è misogina, è ok continuare a chiamarlo ‘dottor Phil’, d’ora in poi?” – Fonte: The Huffington Post]

Non finisce qui. L’attivista Carmen Rios ha fatto partire anche  una petizione su change.org, chiedendo le pubbliche scuse da parte del dottor Phil, sostenendo che, appunto, ogni atto sessuale non consenziente è da considerarsi stupro e che “questo rispettato dottore televisivo sta mettendo in dubbio il fatto che il sesso con una persona incapace di intendere e volere sia uno stupro”.

Capita la malparata e intuendo che quel tweet avrebbe potuto innescare una polemica ancora più pericolosa, l’eminente Dottor Phil cosa fa? Cancella il tweet. E se c’è una cosa in grado di attirare più critiche di un tweet controverso è proprio un tweet controverso che sparisce.

Infatti, qualcuno aveva già fatto lo screenshot e lo ha pubblicato facendo deliberatamente il verso alla domanda del Dr. Phil:

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[“Ehi, Dr. Phil, se qualcuno cancella il suo tweet è ok pubblicarne uno screenshot?”]

Alla cancellazione seguono le zoppicanti scuse dello staff del Dr. Phil, che spiega come quel tweet fosse stato pensato e pubblicato per “stimolare la discussione sul tema dello stupro”. In particolare, la portavoce Stacey Luchs avrebbe aggiunto in una email a CBC News che quel tweet sarebbe stato destinato a “innescare una discussione su un tema molto serio, basato su alcuni fatti di cronaca, da qui l’hashtag #teensaccused” e che il Dottor Phil era “molto dispiaciuto e rattristato” per quanto successo.

Sarà. Ma, come sottolinea Michael Rusch di BuzzFeed di solito non si cancellano i tweet che vogliono “innescare una discussione”:

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[“Sì, anche io cancello sempre i tweet che vogliono ‘innescare una discussione’… Dai, Dr. Phil…”] 

A questo punto si possono dire alcune cose. La prima non è certo una novità, e cioè che dal web niente sparisce mai veramente. Posso cancellare un tweet, una foto o un post, ma ci sarà sempre qualcuno, da qualche parte, che ne avrà una copia, salvata per lungimiranza o per puro caso. Dal web non scompaiono le cose apparentemente “inutili”, figuriamoci un tweet “degno di interesse” come questo, che stava già facendo friggere una bella fetta dell’opinione pubblica su un tema caldo come lo stupro di ragazzine.

La seconda cosa a proposito di questo epicfail la dice sul Washington Post Steven Petrov, che tiene una rubrica di “digital etiquette” sul magazine Parade:  Cancellare un tweet non equivale a chiedere scusa. E se era quello che avevate in mente, allora quello che dovete fare è porgere delle scuse ufficiali.

Secondo Petrow, infatti, cancellare un tweet “scomodo” non significa fare ammenda, ma semplicemente il gesto mostra il tentativo di rimuovere una frase spiacevole, fingendo di non averla mai pronunciata. E sarebbe proprio questo goffo tentativo di “passare il cancellino sulla lavagna” a far inferocire gli utenti che, in questi casi, dal “colpevole” vogliono tutto il repertorio: l’ammissione della colpa, la pubblica vergogna, le scuse e, infine, la riabilitazione al proprio ruolo, qualsiasi esso sia.

Appunto, le scuse. La portavoce del Dr. Phil ha dichiarato che quest’ultimo era “dispiaciuto e rattristato”, ma la parola “scusa” non era scritta da nessuna parte, né nel comunicato stampa (dove comunque sarebbe stato abbastanza inutile) né tantomeno tra i tweet del Dr.Phil in persona, che si è guardato bene dal nominare ancora la faccenda.

E Petrov conclude con una domanda: se il dottor Phil avesse pubblicato un tweet di scuse, questo sarebbe stato retwittato tante volte quanto lo è stato il suo “scivolone”, oppure no? La questione è interessante ma, al di là delle speculazioni, va sottolineato che quando una dichiarazione risulta offensiva e sgradita, le scuse sono un atto dovuto. Indipendentemente dall’eco che avranno.

Lesson Learned: Se sei un personaggio pubblico sei costantemente sotto un riflettore e ogni tua parola non passerà inosservata. Sei sicuro
di avere un valido piano d’emergenza se le tue parole dovessero rivelarsi inappropriate

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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