ICT & Telco

Telecom: verso il cda del 19 settembre tra paure e strategie

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Rimangono in fase di stallo le iniziative di Italia che riguardano il progetto di aggregazione nel mobile e quello di scorporo della frenato dalle schermaglie con l’Agcom. Frenata che rischia di relegare nell’angolo il gestore italiano rispetto alle altre big delle europee.
Non sembra, però, rassegnato il presidente esecutivo Franco Bernabè che, avendo puntato molto sulle due operazioni per far ripartire il gruppo, porterà al tavolo del cda la discussione sulle strategie al primo appuntamento utile che potrebbe essere il prossimo 19 settembre. Intanto il titolo chiude il semestre con un rosso di 1,4 miliardi di euro entrando sotto l’occhio vigile di Fitch, Moody’ e S&P’s. L’unica soluzione per evitare il declassamento del titolo è portare il debito che attualmente è di 28,8 mld, sotto i 27 e stabilizzare l’ebitda per poter mantenere a 2,4 volte il rapporto tra posizione finanziaria netta/EBITDA.

Non abbiamo bisogno di un aumento di capitale né di vendere il Brasile” aveva assicurato agli analisti Bernabè, insieme all’ad Marco Patuano e al direttore finanziario Piergiorgio Peluso. Alla Consob, che chiedeva chiarimenti sulle strategie, il cda Telecom aveva risposto di ritenere il piano 2013-2015 ancora valido ma ora, secondo indiscrezioni, potrebbe essere arrivato invece il momento di rivedere i conti. Sembra, inoltre, che l’analisi dell’Agcom sull’impatto che la separazione della Rete avrà sui mercati potrebbe infatti richiedere un tempo relativamente lungo, tanto da far slittare concretamente l’operazione non prima del 2015.

L’Asati, l’associazione che rappresenta i piccoli azionisti di Telecom Italia, in relazione al tema del confronto con l’Agcom sui prezzi della Rete di accesso in rame, sta cercando di attirare l’attenzione anche del presidente del Consiglio Enrico Letta cui ha indirizzato una lettera in cui sostiene che Telecom è l’unico operatore che può sviluppare in Italia la rete a banda ultra larga ma che per farlo è necessaria una politica regolamentare che renda i suoi investimenti sostenibili. In caso contrario il rischio è che Telecom stessa diventi “preda” di altri gruppi.

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