ICT & Telco

Telecom: Antitrust, su scorporo rete sciogliere nodi governance, tempi e costi

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Non c’è dubbio che l’annunciata operazione di scorporo della rete costituisce un passo avanti verso un modello di di equivalence of input nella gestione della fornitura di servizi di accesso e, quindi, verso la completa parità di trattamento tra e i concorrenti”. E’ quanto ha sottolineato, in audizione al Senato, il presidente dell’ sul tema dello scorporo della rete Telecom. Per poi indicare che “al momento, tuttavia, l’operazione come annunciata appare presentare alcuni nodi da sciogliere: la governance della nuova società, il grado di allentamento dei vincoli regolatori che si accompagnerà a tale operazione, i tempi di realizzazione particolarmente lunghi, i costi dell’operazione che appaiono non banali”.

Il profilo “di maggior rilievo” dell’operazione di scorporo della rete di Telecom Italia “riguarda certamente la governance” della società da creare, “in quanto da questa dipende la possibilità di garantire l’effettiva Equivalence of input tra gli operatori“. Per l’Antitrust “è, infatti, necessario che l’operatore dominante non risulti in grado di influenzare l’operatività della nuova società in termini di scelta delle condizioni e di gestione delle procedure attraverso cui la parità d’accesso dovrebbe realizzarsi e di scelte e pianificazione degli investimenti“. Se mancasse “una decisione volontaria di Telecom di procedere ad una separazione proprietaria della rete di accesso»” per Pitruzzella “è necessario considerare assetti alternativi, che pure non mancano“. Ad esempio, si “può pensare ad una governance duale – aggiunge il presidente dell’Antitrust – con un Consiglio di Sorveglianza indipendente e dotato di ampi poteri di indirizzo, se non di decisione, sugli investimenti e sulle questioni più rilevanti ai fini dell’equivalence of input, e un Consiglio di Gestione di emanazione Telecom deputato alla gestione quotidiana”.

La stessa Telecom, ha ricordato Pitruzzella di fronte alla Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni in Senato, “ha condizionato l’operazione di societarizzazione ad un sostanziale allentamento dei vincoli regolamentari relativi non solo alle condizioni di accesso, ma anche alle offerte praticate alla clientela finale“. E “di fronte ad una simile prospettiva i concorrenti hanno richiesto, anche all’Autorità, condivisibilmente, che tale operazione si accompagni ad adeguate garanzie di accesso alla rete neutrale e basato sulle medesime condizioni di fornitura per tutti gli operatori, in altri termini che si realizzi effettivamente l’Equivalence of Input”.

Per quanto riguarda i tempi di realizzazione, Pitruzzella osserva che l’operazione richiederebbe dai 24 ai 30 mesi per essere completata. “Nel frattempo occorre che il quadro regolamentare mantenga le condizioni di accesso al momento effettivamente prevalenti!”.

Per quanto roguarda invece l’ingresso di Cdp nel capitale della società che nascerà dallo scorporo della rete di Telecom dovrà essere oggetto di “attenta valutazione costi-benefici” spiega  Pitruzzella. Se Cassa depositi e prestiti entrerà nel capitale della nuova società, avverte l’Agcm, “dovranno essere analizzati gli effetti di tale partecipazione, alla luce della presenza di Cdp nel capitale sociale di Metroweb“.  Da un lato, osserva Pitruzzella, si dovrà tenere conto della «possibile riduzione della concorrenza effettiva o potenziale a livello locale, derivante dalle sovrapposizioni tra le reti realizzate o in via di realizzazione”. Dall’altro lato, invece, bisogna considerare le “eventuali sinergie che permetterebbero di ottimizzare gli investimenti nel settore, minimizzare le sovrapposizioni possibili nella costruzione di più reti nelle stesse città, promuovere una tempistica accelerata e ridurre i costi della costruzione delle infrastrutture”.

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