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I ribelli della mobility

I ribelli della mobility

Una ricerca di VMware afferma che il 65% non pensa di ricevere dalla propria azienda gli strumenti mobili o le applicazioni adatte per essere produttivi ed efficienti.

L’obiettivo dello studio è quello di misurare il grado di soddisfazione dei dipendenti e dei responsabili It nei confronti dell’approccio aziendale ai dispositivi, ai software e alle policy riguardanti il mobile. Il risultato è che il 65% non pensa di ricevere dalla propria azienda gli strumenti per essere produttivi ed efficienti.

Il 57% dei dipendenti italiani ha salvato, inoltrato, ricevuto o modificato un documento aziendale utilizzando il proprio dispositivo personale.
I responsabili IT dichiarano di essere consapevoli di questo fenomeno, tanto che l’81% dei responsabili IT in Italia (il dato più alto in Europa, dove la media è del 72%) dichiara di aver implementato o di avere in programma di implementare soluzioni a sostegno del BYOD (Bring Your Own Device). Un terzo (33%) degli intervistati dichiara che la motivazione è attrarre o trattenere i talenti in azienda. Inoltre, il 62% dei responsabili IT italiani intervistati dichiara che nel 2013 saranno predisposti sistemi e policy che assumano come norma e non come eccezione che i dipendenti siano mobili e accedano ai dati da remoto.

C’è una chiara tendenza”, commenta Alberto Bullani, regional manager di VMware Italia, “che vede emergere una classe di ‘ribelli della mobility’ con una motivazione reale, una nuova ondata di dipendenti che usano i dispositivi mobili a proprio vantaggio per lavorare più efficacemente e guidare l’innovazione. Molte aziende si stanno mettendo al passo con questa tendenza. Se i lavoratori non hanno a disposizione le risorse mobili che richiedono, molti di loro prenderanno l’iniziativa per cambiare da soli la situazione. Le aziende più all’avanguardia ne sono consapevoli e stanno dando la priorità a strategie mobile formali, per controllare l’iniziativa della propria forza lavoro mobile e offrire loro un vantaggio competitivo”.

La ricerca evidenzia anche i pericoli legati alla sicurezza che i dipartimenti IT devono affrontare. Più della metà (59%) dei responsabili IT italiani crede che informazioni aziendali vengono salvate su dispositivi personali, ma solo il 27% di loro sospetta che queste informazioni possano essere commercialmente sensibili, rispetto al 49% della media europea.
A questo proposito ha dichiarato Alberto Bullani.“Le aziende devono trovare un equilibrio fra l’adozione e la promozione di una cultura del lavoro flessibile e la protezione della proprietà intellettuale dell’azienda e i dati dei clienti. La crescita del mobile è un dato di fatto che sta creando una vera e propria sfida per la gestione e la sicurezza ai dipartimenti IT

Inoltre la ricerca ha evidenziato:

Più della metà dei dipendenti italiani (53%) ha preso in considerazione quali implicazioni per la sicurezza comporti salvare dati aziendali su servizi di file hosting online free, ma il 45% di quelli che sono consapevoli dei rischi ha caricato comunque un documento dell’azienda sul sito.

La stragrande maggioranza degli intervistati (82% in Europa e 86% in Italia) che hanno accesso ai dati dell’azienda dal proprio smartphone afferma che tale accesso non è regolato dal proprio responsabile o dalle Risorse Umane. I manager in Italia sono i secondi in Europa a non dare regole ai dipendenti (dopo l’Olanda) con l’86% che dichiara che non esistono regole sulla questione.

Le prime cinque richieste da parte dei dipendenti, secondo i responsabili IT italiani, sono:

  • Avere accesso alla posta elettronica da dispositivo mobile 51%
  • Avere accesso alla Intranet aziendale 50%
  • Avere accesso alla VPN 39%
  • Avere accesso a social network aziendali come Yammer 26%
  • Avere accesso alla gestione delle spese 24%
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