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Why things that should happen, don’t happen?

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Uno straordinario primo giorno di TEDGlobal. Particolarmente europeo. Particolarmente femminile. My cup of tea.

Ha iniziato , l’ex primo ministro greco, che mette al centro del suo (commovente) discorso un’analisi dello stato della democrazia (e – in fondo – chi meglio di un greco avrebbe potuto farlo?). Per parlare di democrazia, e del suo significato, sceglie di portare sul palco la sua storia personale: quando nel 1967, i militari (ricordate i “colonnelli greci”?) fecero irruzione nella sua casa per cercare il padre (membro della resistenza) minacciando – lui allora quattordicenne – con una pistola alla tempia.

Quella stessa pistola alla tempia Papandreou l’ha risentita molti anni dopo, a Bruxelles, nell’aprile 2010, subito dopo essere stato eletto primo ministro. Stavolta la pistola non era nelle mani di un colonnello, ma in quelle dei mercati. E non aveva un volto.

Le nostre democrazie sono intrappolate in sistemi che sono troppo grandi da controllare – Non c’è da meravigliarsi se molti leader politici, incluso me stesso, hanno perso la fiducia dei cittadini“, ha detto Papandreou, “Assistiamo al fallimento della leadership della politica e c’è qualcosa di profondamente sbagliato nelle nostre democrazie.”

Abbiamo globalizzato l’economia, ma non abbiamo globalizzato la democrazia, questo è il punto. Papandreou chiude con un invito a reinventare l’Unione Europea in un’Europea Federale in cui si possa votare direttamente un presidente europeo e in cui i cittadini non siano più “tedeschi” o “greci” o “polacchi”, ma solo “europei”.

Qualcuno mi potrebbe accusare di essere ingenuo, di avere troppa fiducia nella sapienza della collettività“, ha detto Papandreou, riconoscendo che tutto sembra andare in direzione opposta. Eppure il suo è un discorso pragmatico, infondo. Sentite cosa ha detto: “Le cose devono cambiare, per forza, e il cambiamento deve venire dai cittadini, non dai politici”.

Solo più Europa può salvarci, dice – ancora e nonostante tutto – Papandreou. Gli Stati Uniti d’Europa che possono e devono trovare nell’antica cultura democratica di questo vecchio continente il terreno su cui ricostruire la propria identità comune. L’Europa può diventare – proprio per la sua crisi – il primo esperimento di democrazia collettiva, riportando i cittadini al centro dei processi decisionali. E’ possibile. Ed è l’unica via.

E io davvero, stavolta, applaudo convintamente a un personaggio politico. È disoccupato, ora. Possiamo assumerlo noi?

Alessandra Poggiani

Alessandra Poggiani

Alessandra Poggiani è Professore incaricato di Interfacce, Sistemi e Contenuti per le nuove tecnologie a La Sapienza di Roma e Visiting Professor di Economia Digitale alla Business School dell’Imperial College di Londra. Collabora alla cattedra di Marketing della Facoltà di Ingegneria Gestionaleall’Università Tor Vergata, con la Business School della LUISS e con il CATTID dell’Università La Sapienza.

Ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali nel settore pubblico e nel settore privato ed è ora Senior Advisor di società di consulenza nazionali e internazionali per attività di consulenza direzionale nei settori Enterprise 2.0, Customer Experience, Media Digitali e progettualità ICT per la Pubblica Amministrazione. Coordina il gruppo di lavoro sull’Agenda Digitale della Fondazione Glocus e partecipa attivamente alle attività del think-tank Vedrò sui temi dell’open government e dell’Agenda Digitale Europea.

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