Ladies in Tech

Sara Mervi: “Il gender divide nell’uso delle app”

Sara Mervi: “Il gender device nell’uso delle app”
Sara Mervi

è una delle fondatrici di , piattaforma digitale dedicata alle donne.

PinkUp è una piattaforma digitale per donne, tutta italiana. Dietro ci sono Sara Mervi e Giovanna Marena. Il tutto nato dal “fortunato incontro di due donne con background, cultura, amici e percorsi diversi – spiega Sara – Unite però dal fatto di essere donne, di essere lavoratrici, di essere madri e mogli. Due donne di oggi insomma, che pur avendo passati così diversi si sono ritrovate nei loro bisogni, nelle loro esigenze e nella loro voglia di fare impresa ed aiutare altre donne a vivere meglio”. Il percorso di Sara Mervi, nello specifico, parte dalla realizzazione di una serie di applicazioni per la maternità e la famiglia.

Com’è nata la tua prima applicazione per la gravidanza?

Alla mia prima gravidanza con la famiglia e gli aiuti lontani mi sono sentita un po’ smarrita in una città, Milano, che ha molto da offrire e talvolta anche troppo tra cui scegliere. Con la nascita del secondo figlio, Giulio, iniziai ad organizzare tutte le informazioni raccolte durante la prima gravidanza e a mettere a frutto le mie capacità analitiche in modo diverso rispetto quanto fatto in precedenza e per il quale avevo studiato. Iniziai così, spinta da un grande desiderio di fare impresa, a sviluppare applicazioni mobile pensando ai momenti che stavo vivendo, gravidanza, maternità, allattamento. Nacque così la mia prima società con l’obiettivo di proporre applicazioni capaci di accompagnare noi donne nei momenti più felici della nostra vita: quando amiamo!

Quando hai realizzato per la prima volta che avresti fatto della tecnologia una scelta professionale?

Da subito. Con la prima applicazione sviluppata, ho incominciato a vedere il grado di interesse da parte delle utenti. Ho ricevuto molti contatti da utenti che mi proponevano integrazioni e dimostravano un intenso utilizzo delle applicazioni. Ho percepito da subito le potenzialità del mercato.

E poi il salto.

E’ maturata in me l’idea di un sistema web-mobile integrato destinato al mondo femminile- PinkUp appunto – che ho condiviso con la mia attuale socia Giovanna Marena- le mie percezioni sono diventate ancora più forti e convinte non solo perché avevo trovato qualcuno che condivideva la mia visione, ma anche perché strutturando l’attività inziavamo ad avere i primi riscontri concreti.

Differenze di genere: credi che l’it, nel suo complesso, sia un ambiente dove le donne riescono a emergere in maniera più libera che altrove?

La predominanza della componente maschile nell’ambiente dell’IT e lo scarso interesse degli sviluppatori maschi per la realizzazione di applicazioni mobile femminili destinate ad un’utenza considerata ancora come una piccola nicchia, non può non costituire un’opportunità interessante per chi, come noi, pensa rosa. Credo che ci sia un gender divide nell’utilizzo delle applicazioni mobile. Nell’uomo forse prevale più l’indole del giocatore e sperimentatore, mentre nella donna il pragmatismo e l’utilità. L’essere potenziale utente del prodotto che si progetta offre vantaggi nelle idee e nella modalità di realizzazione delle stesse. Il nostro vantaggio nel mondo dell’IT è l’essere le nostre prime utenti.

Di cosa ha bisogno il fruitore di un’app, che cosa lo porta a sceglierla tra tante a disposizione?

Da utente donna mi aspetto da un’applicazione mobile soprattutto utilità. La cosa più importante che puo’ offrire un’applicazione è il tempo, il riuscire a trasformare “il disporre tutto subito e ovunque” in organizzazione ed efficienza. L’app utility, quindi, dovrebbe essere semplicità nell’immediatezza di consultazione e nella risoluzione di uno specifico bisogno.

E come si fa a farsi notare all’interno degli store?

I criteri di seo per il mobile sono importanti, occorre essere tra i primi della categoria di appartenenza, tra i consigliati negli App Store…ma se l’utenza è femminile conta tantissimo il passaparola in qualunque forma: social, digital ma anche il tradizionale da voce a voce da amica ad amica.

Come procedi quando vuoi creare un’app?

Il processo solitamente inizia con me, che sono la parte di PinkUp più brutale istintiva e “de panza”, propongo idee e progetti a raffica…. poi c’è Giovanna che è la parte più abituata ad affrontare le cose con calma e metodo partendo dall’analisi del bisogno che io le propongo e cercandone di capirne concretezza e potenzialità. Insieme passiamo a fare focus, chiedere ad amiche e verificare la bontà delle idee e contemporaneamente facciamo un benchmark delle applicazioni esistenti su quell’area e/o in lancio. La funzione applicazione/idea che sopravvive a questi passaggi passa poi alla realizzazione vera e propria dei contenuti che io seguo direttamente insieme all’analisi dei costi e dei tempi di sviluppo

Quali sono, se esistono, le tue community di riferimento

Sul web c’è una grande dispersione di informazioni, quindi a seconda di quello che cerco e delle esigenze del momento ho differenti community preferite. Per le tematiche seguo il gruppo di Facebook Italian Scene e Indigeni Digitali.
Seguo poi su facebook, twitter e su web molte mamme blogger….fra tutte spicca la mitica Jolanda Restano per la simpatia e la capacità di fare comunity rosa. Per la mia passione, la corsa, Run For Love.

Come si sviluppa PinkUp?

E’ un’ambizione grande, per un grande sogno: diventare uno strumento che aiuti le donne a vivere meglio. Pinkup è in continua evoluzione, quello che vedi oggi già domani potrebbe essere diverso, perche le Donne, con la D maiuscola, non la smettono mai di darci consigli, e noi li seguiamo perché quasi sempre hanno ragione.

Diletta Parlangeli

E’ giornalista professionista, redattrice del quotidiano DNews dove si occupa di Cultura e Spettacoli. È appassionata della rete e delle sue dinamiche e scrive anche di tecnologia. Collabora con il Corriere Fiorentino e L’Espresso. Il suo blog è Diparipasso.

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