Interviste

Roberto Castaldo: piccoli community manager crescono

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lavora da 25 anni nell’ITC, esperto di argomenti strettamente tecnici (programmazione tradizionale e Web) e altri più legati alla comunicazione (Web design, usabilità ed accessibilità) e alle nuove professioni del web. Oggi insegna presso l’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco ed è coordinatore delle attività formative e membro del Consiglio direttivo di .

Insegnare le professione di e scuola e dare agli adolescenti gli strumenti per comprendere il mondo di internet, di cui sono entusiasti utilizzatori,  e l’opportunità seria di lavoro che esso rappresenta. A patto di studiare, essere curiosi, ed essere pronti a trasformare davvero la passione del web in un promettente lavoro.

Questa la sintesi dell’intervista a realizzata nell’ambito della collaborazione IWA Italy e TecEconomy.

Roberto Castaldo, Community manager e membro del direttivo IWA italy ma soprattutto da 25 anni professore dell’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco, ci racconta l’esperienza unica in corso presso il suo istituto, dove gli alunni imparano la professione del community manager, grazie a un percorso interdisciplinare di studio appostiamente studiato.

Noi di TechEconomy lo ringraziamo non solo dell’intervista concessaci, ma anche del lavoro illuminato che svolge ogni giorno per le nuove generazioni.

1) In cosa consiste l’iniziativa in corso presso l’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco e in cosa si distingue dai normali corsi di studio?

 L’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco, istituto tecnico e professionale presso il quale insegno da oltre 25 anni, ha istituito quest’anno – primo in Italia – un nuovo corso di studi professionale, basato sull’indirizzo “Servizi Commerciali” ma completamente ridisegnato, per aderire al profilo professionale “Community Manager” definito da IWA Italy. Cinque anni di studio dai contenuti completamente rinnovati per fornire agli alunni le competenze necessarie ad iniziare una professione, il Community Manager appunto, difficile ma appassionante ed estremamente promettente.

2) Perchè insegnare a scuola la professione di Community manager?

 Molti indirizzi di studio (come quello professionale per i servizi commerciali) dovrebbero “insegnare una professione”, ma risultano afflitti da una tara imbarazzante, trovandosi ancorati a linee guida vetuste, a libri di testo che finiscono con l’insegnare oggi come le aziende funzionavano vent’anni fa, a paradigmi didattici antidiluviani, col risultato che tantissimi giovani diplomati si accorgono – nel migliore dei casi – di sapere tante cose, ma di non saper fare nulla di realmente spendibile nel mondo del lavoro. Sarà banale ricordarlo, ma spesso ci si accontenta di far imparare poche pagine a memoria, illudendosi che basti a conoscere un mestiere o a trovare un lavoro.

Le competenze sono la parola chiave, e ancora oggi aziende e formazione tecnico/professionale sono troppo spesso lontani anni luce! D’altra parte, i giovani tra i 14 e i 20 anni sono forse i più assidui frequentatori di social network, e per molti di loro l’informatica rappresenta una vera e propria passione. Allora perché non provare a tramutare questa passione in un lavoro? Perché non far incontrare i gusti e le tendenze di un’intera generazione con le serie e allettanti prospettive di un mestiere che già oggi è molto richiesto e promette di esserlo sempre di più negli anni a venire?

Inoltre, c’è da considerare che una professione legata al Web come il Community Manager permette di destrutturare e ridisegnare completamente il concetto di “territorio”, al quale ogni studente e lavoratore è tradizionalmente legato. Il Web permette di prescindere e di oltrepassare limiti infrastrutturali (che per esempio affliggono il territorio della provincia di Napoli) e di approcciare il “mercato” con una prospettiva ben diversa e molto più ampia.

3) Qual è la cosa più difficile da far capire ai ragazzi su questa professione?

Che l’informatica, intesa come professione, non si riduce all’uso quotidiano di Facebook o Twitter, ma richiede studio ed approfondimento, curiosità ed umiltà, voglia di ascoltare e di imparare, ancora prima di volere a tutti i costi dire la propria.

Solo a queste condizioni può avvenire il connubio di cui parlavo prima, quello tra passione e professione. Nessun lavoro – se fatto bene – è facile da imparare, ma la prospettiva di intraprendere una carriera che coincide con i propri gusti e talenti è forse il miglior augurio che potrei fare ad un giovane affascinato dall’informatica e dal Web.

E da questo punto di vista, il messaggio che cerca di trasmettere l’ISIS Europa (e la sua Dirigente Rosanna Genni) ai suoi alunni, secondo me è quello giusto: “se riuscirai ad appassionarti ad un corso di studi non semplice ma (finalmente) modellato sulle necessità di centinaia di aziende italiane ed europee, ma anche sui tuoi gusti, allora avrai buone possibilità di realizzare le tue aspirazioni professionali e personali.”

4) E ai colleghi?

Nel nuovo corso di studi per Community Manager il vento innovatore ha colpito praticamente tutte le materie di studio: dall’italiano all’economia aziendale, dal diritto all’informatica, tutti i programmi di studio hanno subito modifiche ed integrazioni, talvolta assai profonde, per favorire – nel complesso, ma anche materia per materia – l’acquisizione delle competenze specifiche previste dal profilo professionale di Community Manager di IWA Italy. Non nascondo qualche attrito iniziale, per molti colleghi il primo impatto è stato destrutturante: nuovo indirizzo, nuovi argomenti, nuovi strumenti e soprattutto un nuovo modo di insegnare, finalizzato al conseguimento di concrete competenze, e non più di astratte ed inutili nozioni.

Però, a conti fatti, posso dire che la gran maggioranza dei miei colleghi ha saputo percepire la novità come una sfida dura ma appassionante, in fondo la professione di docente dovrebbe sempre prevedere il costante aggiornamento di forme e contenuti, e la prospettiva di non sfornare più una marea di probabili disoccupati ha reso ancora più intrigante e motivante il tutto!

5) La domanda più interessante che le ha rivolto uno studente sul Community manager? E la più “strana”?

Se è vero che la quantità (e la qualità) delle domande durante una lezione è un importante indicatore dell’interesse suscitato dall’argomento di cui si discute, posso dire senza tema di smentite che il Community Manager ha avuto l’effetto di un enorme masso lanciato in uno stagno.

La prima domanda che mi viene posta è quasi sempre: “come faccio ad entrare nel profilo del mio ragazzo/a?”. Poi, quando un giovane quattordicenne si accorge di non essere il regista della propria vita su un social network, ma solo un comprimario,  confuso tra milioni di altre comparse al servizio di logiche economiche troppo spesso ignorate, si scatena un vero e proprio tsunami di domande, interrogativi e questioni assai interessanti: osservare e sentire dei ragazzi che cominciano ad interessarsi di privacy, condivisione di fotografie, contratti d’uso o diritto all’oblio, e che iniziano a comprendere il modello di business che permette ai social network di funzionare, è indubbiamente molto stimolante, e porta come diretta conseguenza anche molte domande strane (“Facebook viene pagato dal mio fornitore di connettività?”), in quanto legate allo stato di “ignoranza digitale” da cui l’alunno sta faticosamente cercando di affrancarsi.

6) Che consiglio darebbe a un suo studente che, dopo il corso a scuola, volesse diventare un community manager?

Io do sempre tre consigli: studiare, studiare, studiare! E continuerò a darli: cinque anni di corso non potranno mai chiudere i giochi e regalare al mercato professionisti già completi. Ma la strada sarà segnata e ben percorribile, ed un serio professionista sa che il mercato, quello reale, fatto dalle aziende che producono beni ed erogano servizi è in fluida e costante evoluzione, e lui non potrà esimersi dal fare altrettanto.

7) E ora lei. Docente e Community manager: come nasce questo connubio?

Io insegno da oltre 25 anni, da quando per un’azienda fare comunicazione poteva ridursi a scrivere una “bella” lettera commerciale senza errori di battitura; poi mi sono tuffato a capofitto nell’informatica, anche se con un approccio alquanto guardingo, da sempre poco incline alle mode del momento, ed incuriosito dagli effetti che le nuove tecnologie hanno sugli individui e sulle comunità di persone.

Mi sono occupato e mi occupo tuttora di accessibilità del Web e di standard, con un occhio particolare alle nuove professioni che l’onda della rete sta facendo nascere, spesso senza che nessuno riesca a tracciarne le evoluzioni. Ed è da oltre 10 anni che la mia attività di docente e divulgatore si è incontrata con IWA Italy, che ho l’onore di rappresentare in svariate sedi – istituzionali e non, in Italia e all’estero.

Fare scuola e fare divulgazione significa interfacciarsi e lavorare con tante persone, dopo tutto io ho a che fare con piccole comunità di studenti e colleghi da sempre; il connubio con il Community Manager è quindi del tutto naturale, e se questo mi permette di arricchire la faretra di tanti futuri professionisti del Web alla ricerca di un mestiere serio e promettente, ecco che il cerchio si chiude in maniera virtuosa.

8) Cosa le piace di più dell’insegnare una materia così “inusuale” e cosa meno?

Insegnare e divulgare mi piace, e la buona sorte mi ha permesso anche di insegnare quel che mi piace. Semplicemente, sono mosso dalla convinzione di poter essere utile nel trasmettere l’entusiasmo che io stesso provo, e la curiosità che io stesso sperimento tutti i giorni quando conosco persone nuove, strumenti innovativi o quando realizzo un progetto che mi sta a cuore.

E quando mi accorgo che molti miei alunni, inizialmente pigri e non motivati all’approfondimento ed all’impegno quotidiano, mi contattano anche in orari semi-notturni per avere consigli o chiarimenti, ed utilizzano in maniera costruttiva e stimolante gli strumenti informatici (condivisione di materiale, compiti da distribuire e ritirare online, piattaforme social) che metto loro a disposizione, ho il segnale che qualcosa di buono sta accadendo, e che i semi della curiosità e dell’autostima stanno iniziando a germogliare.

9) Cosa consiglierebbe a un collega che volesse scoprire questa professione e, perchè no, insegnarla?

Il mio è un mestiere che non ha mai smesso di ripagare – da un punto di vista umano e professionale – i miei sforzi, anche grazie al supporto di tante altre persone che condividono il mio modo di pensare. Io credo che – prima o poi – tutti i miei colleghi, delle scuole di ogni ordine e grado, dovranno iniziare a rivedere il loro modo di fare scuola, anche attraverso l’utilizzo di strumenti nuovi e potenzialmente rivoluzionari, come quelli offerti dal Web. Molti lo stanno già facendo, e l’introduzione di nuovi indirizzi di studio (purchè in stretta relazione con le esigenze reali di imprese e aziende) non può che favorire questo faticoso ma inesorabile processo.

I mestieri e le professioni per il Web oggi più richieste, cinque anni or sono non esistevano! La scuola deve smetterla di lasciarsi trainare dall’inerzia e di modellarsi su paradigmi oramai superati e degeneri. La sfida è non tanto quella di adeguarsi al mondo che cambia, perché quando ti sarai adeguato il mondo sarà nuovamente mutato. La sfida vera è quella di riuscire a favorire la nascita di nuovi professionisti (del Web, nel mio caso), capaci di svolgere tra qualche anno mansioni e mestieri che oggi non esistono ancora, di utilizzare strumenti che non sono ancora stati inventati e di risolvere problemi che oggi non riusciamo neanche ad intravedere.

2 commenti

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2 Comments

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  2. Marianna

    24/05/2013 alle 20:58

    Il prof. E molto intelligente, preparato ci porta sempre delle novità interessanti che ti coinvolgono ,e ti fa nascere quel desiderio di conoscere di imparare nuove cose .
    E severo non ammette errori ed e anche modesto, una qualità rara oggi giorno.
    Lo voglio ringraziare perche alla soglia dei 60 anni mi ha insegnato che c’ e sempre da imparare, e si deve sempre studiare studiare studiare come dice lui

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