Interviste

Professioni web: Giancarlo Sciascia e il Community manager

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sciascia

è e Project Leader per Fondazione ahref dal 2011. Co-promotore del premio Che fare – 100 mila € per la Cultura in Italia, nel biennio 2007-2008 ha curato la segreteria organizzativa del Festival delle Scienze di Roma e svolto attività di ricerca e consulenza culturale.

Continuano gli appuntamenti con le interviste realizzate da TechEconomy, in collaborazione con IWA Italy, per dare voce ai professionisti del web e capire come cambiano i profili professionali legati alla Rete.

A rispondere alle nostre domande oggi è Giancarlo Sciascia, che ci parla del Community manager.

1) Di cosa si occupa precisamente un Community Manager?

Di curare le relazioni (online e non) con la comunità di utenti e stakeholder. In pratica molto dipende dalla natura e dagli obiettivi generali dell’organizzazione: si va dalla mera gestione degli account social (che comprende blogging + blog relations, microblogging e buzz feed) all’incontro di persona per conoscere da vicino ciò di cui si parla o, meglio: per far raccontare con parole proprie i protagonisti delle migliori pratiche.

2) Studi e pratica sul campo: cosa serve per diventare Community Manager?

Sembrerà banale ma è fondamentale leggere e scrivere velocemente, avere una cultura generale ampia per distinguere i falsi problemi dalle questioni rilevanti per l’opinione pubblica, serve sensibilità rispetto ai temi di attualità e consapevolezza, anzi: tatto, nel modo di porsi, per non offendere la sensibilità di nessuno e laddove possibile creare micro buone notizie a partire da storie vere che scatenano l’immedesimazione e l’emulazione.

3) Come hai capito che il web sarebbe diventato la tua professione?

Non l’ho mai capito, e non so se lui ha capito me 🙂 …semplicemente non ho potuto fare a meno di provare le tante novità tecnologiche che sono utili al cambiamento necessario che è l’anima della nostra inquieta società, in costante evoluzione, in cui servono sempre nuove buone idee da mettere alla prova per migliorarci la vita o per scongiurare che peggiori: solo una mente collettiva può reggere la sfida e la rete è stata prima una metafora perfetta e ora un habitat ideale per questi processi creativi, che sono ciò che più amo. A furia di prenderci gusto tutto questo mo(n)do ipertestuale e collaborativo è diventato prima il mio modo di pensare, connettere, trasformare, immaginare, sognare insieme e poi “per osmosi” la mia professione.

4) Qual è la cosa più difficile da far capire ai clienti?

Che il loro parere, sguardo, racconto conta.

5) E ai colleghi?

Che oggi la condivisione è una parte importante della produzione di senso, valore, identità.

6) Cosa ti piace di più della tua professione e cosa meno?

La stessa cosa: essere sempre connesso.

7) Che consiglio daresti a chi volesse diventare Community Manager?

Viaggiare molto e vivere da dentro presso culture diverse: in fin dei conti anche online ci sono piccoli mondi che parlano linguaggi diversi e si muovono in direzioni sghembe. Studiare non basta, ci vuole anche una particolare capacità di tener insieme, una specie di arte combinatoria che mixa continuamente venature umanistiche, linguaggi tecnici, psicologia spicciola e dulcis in fundo le metriche di valutazione delle campagne pianificate.

8) In tre aggettivi, un buon Community Manager deve essere?

In ascolto, informat@, costruttiv@.

9) E ora in un tweet: chi è il Community Manager?

“Vedo gente e faccio cose”, e tu? Raccontami, sono curios@: parliamone perché mi sa che ne viene fuori un bel puzzle! 🙂

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