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Si fa presto a dire “trasparenza”

trasparenza

La strada verso la è lastricata di buone intenzioni e tante norme, non sempre facili da applicare e interpretare.

È questa l’impressione che si ha leggendo i 53 articoli del decreto di riordino della normativa in materia di trasparenza (Decreto Legislativo n. 33/2013).

Buone intenzioni, si diceva. Il decreto, infatti, nelle intenzioni del Governo ha la finalità di combattere la corruzione, accrescendo il livello di trasparenza delle Amministrazioni italiane.

Tra le novità più rilevanti introdotte dal testo di legge, aventi un fortissimo impatto su tutti gli Enti, si segnalano: l’istituzione del diritto di accesso civico, l’istituzione di un “Responsabile della trasparenza” in ogni Amministrazione, la rivisitazione della disciplina in materia di trasparenza sullo stato patrimoniale di politici e amministratori pubblici e sulle loro nomine, l’obbligo di definire nella home page del sito istituzionale di ciascun Ente un’apposita sezione denominata “Amministrazione trasparente” in cui – per almeno cinque anni – saranno pubblicati una serie rilevante di informazioni (dal programma per la trasparenza e l’integrità alla condizione redituale dei componenti degli organi di indirizzo politico, dalle spese per il personale e le consulenze ai dati per i contratti stipulati).

Il provvedimento – per la prima volta – riconosce (anche grazie alle insistenze del movimento Open) un ruolo decisivo ai dati aperti, affermando che le informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria devono essere reperibili on line come open data, riusabili da tutti senza restrizioni.

Infine, il provvedimento introduce un forte apparato sanzionatorio per gli Enti che non rispettassero gli obblighi di trasparenza: responsabilità disciplinare e dirigenziale, eventuale responsabilità erariale (anche per danno all’immagine).

Purtroppo, però, non mancano le ombre. Il testo è stato approvato in fretta e furia, in pieno periodo elettorale e senza la necessaria ponderazione.

La norma, inoltre, appare ancora figlia di una logica burocratica in cui si pubblicano documenti, replicando proprio il modello degli “Albi pretori” e affollando i siti web deli Enti, di decine di “sotto-sezioni” (tutte sotto il cappello dell’Amministrazione trasparente): tale modalità di pubblicazione potrebbe essere ritenuta dispersiva (c’è già di chi parla di “opacità per confusione”).

Per non parlare del fatto che le Amministrazioni devono adeguarsi alle nuove norme “a costo zero”, senza poter contare su nuovi fondi: come sarà possibile, ad esempio, provvedere alla riorganizzazione dei processi, alla modifica dei siti e allo spazio necessario per mantenere pubblicati per cinque anni una mole notevole di atti e documenti?

Per non parlare dei dubbi interpretativi e delle lacune presenti che – come spesso accade – è presumibile che vengano utilizzati dai “nemici della trasparenza” come scusa per disapplicare il nuovo testo e depotenziarlo.

C’è solo un modo per evitare questo rischio: avere cittadini e giornalisti consapevoli dei loro nuovi diritti. Certo, come ribadito da più parti, il Decreto 33./2013 non è un vero e proprio FOIA nel senso che rimangono ancora inalterate, purtroppo, tutte le limitazioni al diritto di accesso agli atti amministrativi previsti dalla vecchia Legge n. 241/1990.

Tuttavia, tutti possono verificare che le Amministrazioni pubblichino sul sito Web le informazioni previste dal decreto e pretendere che gli Enti inadempienti si adeguino, arrivando – se necessario – fino alle azioni giudiziarie.

La trasparenza non è più una concessione e, come ogni diritto, dopo essere conquistato, va esercitato e difeso.

 

Il presente commento fa parte dell’Aggiornamento del Toolkit “Legal leaks – come usare il diritto all’informazione” realizzato da dirittodisapere.it

Ernesto Belisario

Avvocato, specializzato con lode in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione. Si occupa, per professione e per passione, di diritto delle nuove tecnologie e di diritto amministrativo. Docente presso l’Università degli Studi della Basilicata, è relatore in convegni, incontri e seminari sulle materie di attività e tiene lezioni in Master Universitari, corsi di formazione e specializzazione.

Autore di numerose pubblicazioni (cartacee e digitali) sui temi del Diritto Amministrativo e dell’Information Technology Law, è Vice Direttore del Quotidiano di informazione giuridica “LeggiOggi.it” e componente del Comitato Scientifico della Rivista “E-Gov” di Maggioli. È referente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Potenza presso la Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense (FIIF) e componente del Gruppo di Lavoro per i giovani avvocati del Consiglio Nazionale Forense.
È socio fondatore e segretario generale dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione e Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government; oltre al proprio blog (“Diritto 2.0”), è tra i curatori di “TheNextGov”, uno spazio sul sito de “L’espresso” in cui parla di nuove tecnologie e innovazione in ambito pubblico.

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5 commenti

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5 Comments

  1. marco procida

    17/04/2013 alle 09:34

    Eppure sarebbe tanto facile avere la trasparenza.
    Basterebbe venisse pubblicato su un sito internet il bilancio dello stato, tutte le entrate e tutte le uscite (andando nel dettaglio con delle sottopagine).
    Troppo facile … o troppo chiaro per il pubblico.

  2. Pingback: Tech.Law: “Si fa presto a dire trasparenza”

  3. Pingback: Legal Leaks – nuova edizione! | Diritto Di Sapere

  4. maria

    02/05/2013 alle 14:54

    Il responsabile per la trasparenza nella P.A. forse dovrebbe espletarlo il giornalista?

  5. Pingback: La trasparenza ci salverà (ma bisogna fare sul serio)

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