Interviste

Editoria: Roberto Sambuco “diffusione e-book è uno degli indici dell’evoluzione digitale di un Paese”

Roberto Sambuco

è, dal 2009, Capo Dipartimento per le Comunicazioni e Ispettorati Territoriali del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo ha firmato nei giorni scorsi un decreto ministeriale che prevede che, a partire dall’anno scolastico 2014/2015, gli istituti d’istruzione pubblica italiani dovranno adottare libri di testo esclusivamente in formato digiale o misto (quindi disponibili anche in forma cartacea).

Sul tema, che ha suscitato immediatamente polemiche e dibattiti dal mondo della scuola ma soprattutto da quello dell’, abbiamo intervistato Roberto Sambuco. Roberto Sambuco, oltre ad essere Capo Dipartimento per le Comunicazioni e Ispettorati Territoriali del Ministero dello Sviluppo Economico, è anche il Digital Champion italiano, la figura cioè che – nominata in sede Europea – ha il ruolo di promuovere lo sviluppo del digitale nel nostro Paese.

Roberto Sambuco, Lei ha recentemente affermato che dobbiamo spingere al massimo l’industria dei libri digitali per non perdere il treno dell’innovazione in questo importante e delicato settore. Perché il libro digitale è così importante?

La diffusione dei libri digitali è uno degli indici primari che definiscono il grado di evoluzione digitale di un Paese. Gli ebook sono alla fine della filiera digitale che passa attraverso lo sviluppo e la capacita di banda delle reti, nella diffusione di device evoluti come smartphones e tablets, nell’uso evoluto di tali strumenti. Passa anche attraverso il livello di alfabetizzazione digitale. Dunque il tasso di utilizzo dei libri digitali è li a testimoniare il grado di evoluzione di tutta la filiera digitale. In altre parole, misura il livello e la qualità dell’economia digitale di un paese che poi significa semplicemente il livello dell’economia tout court.

Tuttavia i dati ci mostrano un’Italia ferma al palo, con un’incidenza del libro digitale sul comparto del 2.5%. In altri termini, un dato più o meno in linea con quello di Francia e Spagna, ma – in termini di fatturato – meno della metà di quanto fatto in Germania, e poco più di un decimo se rapportato a quanto fatturato in Inghilterra. E’ sbagliato concludere che il mercato del libro digitale, nel nostro Paese, fatica ad affermarsi?

Si siamo molto indietro. È un dato allarmante. Basti pensare che l’anno prossimo negli Stati Uniti si vedrà il sorpasso delle vendite di libri digitali su quelle del libro cartaceo. Una data storica. Il futuro è digitale non solo nei libri ma, come dicevo, nell’economia in generale. Possiamo rifiutare questo concetto ma non possiamo evitare che accada. Le relazioni interpersonali, quelle professionali, più in generale il sistema delle opportunità è e sarà sempre più sulla rete, sul web. È e sarà fatto di atti, azioni, pensieri, relazioni digitali. Siamo ancora in tempo a cogliere questa opportunità e a non essere marginalizzati ulteriormente nel panorama delle economie mondiali.

Eppure il libro elettronico potrebbe essere uno strumento di grande importanza per la diffusione della cultura, da una parte abbattendo i costi di distribuzione, dall’altra consentendo di sviluppare nuovi modelli di business in un settore in storica ed endemica crisi nel nostro Paese. Quali sono le azioni che il Governo – anche in seno ai provvedimenti sull’Agenda Digitale – sta intraprendendo per promuovere il settore?

È così. Tutto quello che rende più facile, immediato e ricco l’accesso alla cultura è un innanzitutto un progresso per l’umanità. Niente più del libro digitale corrisponde a tali requisiti. Rende tutto più bello facile divertente ricco ed articolato. Guardate come i bambini, anche piccolissimi, riescono ad interagire con un libro digitale che sono sempre più belli e articolati! Uno spettacolo meraviglioso. È un enorme opportunità che va favorita e spinta il più possibile. Il Governo ha definito un provvedimento all’interno del decreto crescita che prevede dal 2014 2015 l’adozione dei libri digitali nelle scuole. Un provvedimento che nella proposta iniziale del governo portata all’attenzione del Parlamento era ancora più meritoriamente coraggiosa e anticipatoria. Poi il Parlamento ha deciso per un passaggio più graduale.

Ritiene che ciò sia sufficiente?

Secondo me bisogna procedere con grande decisione e coraggio. Quello adottato dal Ministro Profumo è comunque un atto importantissimo. Bisogna proseguire se non accelerare su questa strada. Alla fine dobbiamo trovarci una scuola completamente digitale senza più carta e scartoffie amministrative. Una scuola in cloud dove ciascuno studente e docente ha uno spazio personale virtuale dove svolgere la propria vita didattica e amminìsrativa legata alla scuola ed all’università. Le basi per questo sono state poste dal decreto crescita 2.0, un provvedimento da non sottovalutare. È partita concretamente la sfida decisiva della dematerializzazione e della digitalizzazione di servizi e infrastrutture anche dell’Istruzione. Nessuno può più permettersi di tornare indietro. Significa risparmi seri per lo Stato e per le Famiglie. Significa creare efficienza e valorizzare la creatività. Di tutti, individui e imprese.

Ci sono momenti nei quali lo sviluppo di un particolare settore o ambito impone cambiamenti ed innovazioni disruptive, discontinui. Anche a discapito di quegli operatori che non riescono ad adguarsi e cavalcare il cambiamento. In questi momenti il sistema economico tende a resistere al cambiamento, cercando di indurre comportamenti nel mercato che sono di tipo conservativo. Ritiene che stia succedendo qualcosa di simile nell’editoria?

Si c’è una grande resistenza al cambiamento e all’innovazione. Basti vedere le reazioni dure dell’editoria italiana alle novità introdotte dal decreto per i libri digitali. Sono reazioni anacronistiche e contro il futuro del paese e dei nostri ragazzi. Il problema dell’Italia è che, per come si sta strutturando economicamente e industrialmente, rischia di non poter reggere alla competizione internazionale. È questo vale per le aziende ma soprattutto per le capacità formative dei nostri studenti che rischiano di perdere competitività anch’essi nel panorama internazionale. Oltretutto sono reazioni, quelle degli editori italiani, che sono contro loro stessi. Capisco che sia più facile gestire la rendita attuale del sistema dei libri scolastici ma questa rendita finirà più in fretta di quanto non si creda. I nostri ragazzi sono sempre più abituati agli smartphones ed ai tablets perché continuare a costringerli a stare sulla carta! Saranno loro i primi a rifiutarsi di farlo. È infatti appena possono già lo fanno. Se la nostra industria editoriale invece di correre verso il digitale cammina sarà superata dalle industrie degli altri paesi ben più grandi di noi che invece stanno galoppando come negli Usa. O sceglie subito la sfida digitale o l’industria editoriale italiana correrà serie difficoltà nel prossimo futuro. Ed è un rischio che dobbiamo evitare: è bene che la cultura italiana sia nei limite del possibile prodotta in Italia.

Un esempio concreto: i libri hanno un trattamento IVA differenziato in funzione del fatto che siano analogici o digitali: pensa che ciò sia corretto?

Francamente lo trovo incredibilmente anacronistico e dannoso. È un tema europeo e non nazionale ma l’Iva va equiparata al più presto e in questo senso mi sto impegnando come digital champion italiano in sintonia con il Commissario europeo all’Agenda digitale Neelie Kroes

Se dovesse proporre degli strumenti per promuovere l’adozione di libri digitali, quali sarebbero le proposte concrete che dal suo punto di vista favorirebbero la crescita del settore?

Innanzitutto l’equiparazione dell’Iva sarebbe già un passaggio importante. Così come velocizzare il calendario di adozione nelle scuole dei libri digitali. In generale, comunque è lo sviluppo e l’adozione delle infrastrutture tecnologiche e digitali a sviluppare uso e servizi. Vanno cosi nella giusta direzione le misure del Decreto crescita 2.0 tra i quali il piano per eliminare il digital divide anche da scuole e università. Piu le scuole e le Università si digitalizzeranno maggiore sarà la spinta all’alfabetizzazione e quindi all’adozione degli ebook. Bisognava innescare questo circolo virtuoso che col decreto crescita siamo riusciti a fare. Molto importante sarà anche il ruolo dell’Agenzia per l’Italia digitale: dovrà saper essere l’elemento propulsivo e aggregatore del sistema digitale nella PA e quindi anche nelle scuole. Una delle condizioni che mancano è lo sviluppo di Data center regionali adeguati e dei relativi servizi in cloud che permettano di contenere e sviluppare l’ecosistema digitale. Ma di questo ci stiamo occupando insieme all’Agenzia.

È bene però sempre ragionare sul fattore culturale: il cambiamento viene quasi sempre dal basso e saranno i nostri ragazzi a spingere naturalmente la digitalizzazione dell’economia. Le dinamiche cognitive e comportamentali digitali sono profondamente diverse da quelle analogiche. Perché se tutto il giorno uso decine di App, Twitter, Facebook o instangram devo andare a scuola e ritrovarmi il gesso? Mi trovi un ragazzo, dalle elementari in su, che non fa le proprie ricerche di scuola usando internet: che senso ha stamparle per portarle a scuola? La somma di attività senza senso e senza contatto col mondo reale attiverà inevitabilmente il rigetto ed il cambiamento anche nel nostro paese e ci sarà sicuramente qualcuno nel mondo editoriale pronto a coglierlo. Spero solo che ancora siano italiani.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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2 Comments

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    19/05/2013 alle 07:35

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