Interviste

Marco Patuano: questa è l’ora della Net Economy

Patuano

PatuanoMilano. E’ stata una giornata fredda e piovosa a fare da cornice all’inaugurazione della TIM Chair in Market Innovation nata dalla collaborazione tra Università e . Una giornata come solo quelle che un romano abituato ai film di Sordi o di Totò può aspettarsi di trovare arrivando nel capoluogo meneghino; ma se il clima della città era freddo, non lo stesso può dirsi per quello dell’aula magna di Via Gobbi, ove centinaia di studenti hanno ascoltato con grande interesse gli interventi degli ospiti presenti.

Al centro delle relazioni il tema dell’innovazione, che è stato anche il centro della conversazione che ho avuto al termine dell’evento con , vera anima di questa importante iniziativa che vede coinvolte con un approccio realmente virtuoso il mondo dell’azienda e quello dell’università. Un’intervista che ha toccato i temi dell’innovazione e dei suoi impatti nella vita di tutti i giorni, nell’economia e nel Paese, nell’ambito della quale l’Amministratore Delegato di Telecom Italia – oltre ad illustrare la sua ricetta per l’innovazione – ha approfittato per raccontare come questa stia cambiando non solo l’economia, ma tutta la nostra società.

Questa è l’ora della Net Economy

Non potevo non iniziare chiedendo a Marco Patuano cosa sia, per Lui, l’innovazione: “Oggi è il vero motore della nostra industry e già questa, per quanto possa apparire curioso, è una grande novità. Quello delle Telco – continua – è storicamente un mercato stabile, sia in termini di tecnologia che di prodotto. Tutti noi abbiamo basato i nostri business model sulla voce ma, con il valore aggiunto che si va riducendo e, riferendoci alla telefonia mobile, con quello che chiamiamo premio di mobilità che va a scomparire, le telco stanno cambiando passo ed innovando come mai hanno fatto prima d’ora. Al tempo della bolla di internet si sono commessi due errori: prima pensare che sarebbe cambiato tutto subito. Poi pensare che non sarebbe cambiato nulla. In realtà al cambiamento serve tempo per maturare. Ed oggi stiamo vedendo davvero i primi effetti della internet economy“.

In effetti spesso le persone e la società hanno tempi diversi di reazione e di interiorizzazione delle tecnologie rispetto a quelli che servono ad una tecnologia per essere sviluppata. “Vero – risponde Patuano – ed è per questo che non dobbiamo dimenticare la lezione di Steeve Jobs, che è stata la lezione della semplicità. Jobs non ha rappresentato un mondo futuristico, o un mondo ipertecnologico. Ha creato un mondo facile. Un mondo in cui un bambino di 5 anni e la sua nonna di 80 hanno entrambi la possibilità di imparare rapidamente ad usare gli strumenti disponibili. Per questo, se vogliamo avere successo, dobbiamo fare le cose facili”. 

La scomparsa delle tecnologie

La tecnologia deve quindi scomparire nella percezione dell’utente, se vuole generare davvero un cambiamento nei comportamenti e produrre un alto livello di accettazione. Ma se la tecnologia “scompare” nella percezione dell’utente e si trasforma in una commodity, come cambiano i modelli di business di chi di tecnologie ed infrastrutture fa il suo core business? “Le persone sono portate alla commoditizzazione, mi si passi il termine, delle cose alle quali attribuiscono meno valore. E naturalmente se la differenziazione di prodotto è bassa gli operatori sono portati a lavorare prevalentemente (o soltanto) in ottica di prezzo. Ma non tutta la tecnologia sta diventando una commodity agli occhi dell’utente. La larghezza di banda, ad esempio, è considerata oggi  un valore importante. Per questo dobbiamo partire dai bisogni: il cliente attribuisce valore a ciò di cui a bisogno”. Ma i bisogni cambiano nel tempo e nel tempo si evolvono. E con essi evolve la società. E nella società attuale l’innovazione tecnologica ha un ruolo sempre più importante. Al punto che quando si parla di modelli sustaining o disruptive ci si rende conto che ad essere (o meno) disruptive non è tanto (o solo) la tecnologia, quanto piuttosto (o prevalentemente) il suo impatto sulla società. Che succede quindi quando la tecnologia entra nelle cose e le cambia? Le tecnologie di comunicazione come stanno cambiando la società? “Stiamo finalmente scoprendo il potere della connettività – risponde Patuano. Lo stiamo scoprendo in termini di libertà, facilità, flessibilità. Ma anche in termini di nuovi modi di essere cittadini, e persino di essere persone. In tutti i campi”.

Insomma, per Marco Patuano uno dei grandi elementi di cambiamento è rappresentato dalla possibilità di essere sempre connessi, e dal fatto che questa possibilità cambia profondamente la società in cui viviamo. Ma cosa dobbiamo aspettarci, in termini di innovazione, nei prossimi anni? “Il prossimo cambiamento in discontinuità sarà rappresentato dal momento in cui cambierà il nostro modello di interazione con i device, ed in generale con gli oggetti. Penso ai sistemi basati sul linguaggio naturale, che ci consentiranno di dimenticare le interfacce per come le conosciamo oggi e dialogare direttamente con gli strumenti. Un cambiamento molto più vicino di quanto non si pensi, in virtù del fatto che gli ultimi 10 anni ci hanno insegnato che i cicli di innovazione tecnologica si sono accorciati molto”. Si sono accorciati così tanto che, in un Paese come il nostro, il problema del Digital Divide è un problema sostanziale. “si, e ne siamo così consapevoli che abbiamo avviato diversi programmi, rivolti tanto alle singole persone che alle piccole imprese, che hanno l’obiettivo di aiutarle nel superamento del digital divide culturale. Sono convinto, ed in questa direzione muovo le scelte della mia azienda, che sia fondamentale da una parte supportare l’educazione di base, dall’altra combattere la digital exclusion delle fasce più a rischio, come gli anziani. E per quanto riguarda le imprese, riteniamo che sia fondamentale contribuire alla creazione di un ecosistema favorevole allo sviluppo di processi di informatizzazione delle micro-imprese. Dobbiamo promuovere quel processo che già quindici anni fa, nella prima ondata di informatizzazione, fece si che fossero una rete fittissima di piccole imprese e singoli professionisti ad affiancare le aziende nel loro percorso verso il digitale”.

Il futuro è nella nuvola

Ma dove porta il percorso verso il digitale per le Piccole e Medie Imprese Italiane? “In due grandi direzioni: quella del cloud e quella dell’e-commerce. Il cloud consente loro di ottenere benefici in termini di minori costi e maggiore produttività. Oltre che di poter accedere a soluzioni spesso inaccessibili alle PMI. E questi due elementi in un momento come quello attuale sono di grande importanza. L’e-commerce, o comunque l’insieme delle pratiche e delle prassi connesse alla gestione elettronica delle transazioni, permette invece un reale ampliamento del mercato. I momenti di grande difficoltà come quello che stiamo vivendo sono quelli che nascondono anche le più grandi opportunità; ed in questo senso le aziende non possono non cogliere che avvalersi di strumenti che permettono da una parte di ridurre i costi ed aumentare la produttività, dall’altra di aprirsi verso nuovi mercati, è indispensabile per sopravvivere e, in positivo, per crescere. Naturalmente, per farlo, serve innovare”. Ma innovare non è scontato, né banale. Perché innovazione vuol dire capacità di strutturarsi per sostenerla, per promuoverla, per generarla. Insomma: la ricetta dell’innovazione è complessa e ricca di ingredienti. Se dovessimo guardare ai modelli sviluppati nel resto del mondo, quali sarebbero gli ingredienti migliori delle diverse ricette per l’innovazione? “Guardando a chi nel mondo sta ottenendo i risultati più interessanti non possiamo ovviamente che partire dalla Silicon Valley. Tuttavia anche il Far East (Corea e Giappone in particolare) ha molto da insegnare per quello che riguarda lo sviluppo di modelli basati sull’entertainment ed i contenuti digitali. La Scandinavia può dire molto su tutto ciò che riguarda la democratizzazione dell’economia digitale, ed Israele ha sviluppato un enorme know-how nella creazione di ambienti ed ecosistemi favorevoli allo sviluppo di Startup ed alla produzione di meccanismi che favoriscano l’occupazione ad alto livello”. 

Insomma, la migliore ricetta per l’innovazione è quella che ha per ingredienti il meglio delle cucine locali.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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