Tecno Eresie

Cassandra*

Cassandra

Bang! Bang! Maxwell’s silver hammer
Came down upon her head.
Clang! Clang! Maxwell’s silver hammer
Made sure that She was dead.
MAXWELL’S SILVER HAMMER – The Beatles
(Bang, bang, martello d”argento di Maxwell / È venuto giù sul suo capo /Bang, bang, martello d”argento di Maxwell / Fatto in modo che lei era morta)

Non si fa che parlare continuamente di , investimenti, creatività nuove professioni, su come sia importante avere strategie, lanciare nuove attività, utilizzare le frontiere della tecnologia, su come sia importante trattenere i cervelli usare il pensiero laterale e via di corsa su questa strada. Fiumi di inchiostro, convegni e articoli (di saccenti ignoranti), tonnellate di video e post, in pratica bombardati su ogni canale di comunicazione coinvolgendo ognuno dei sensi di cui disponiamo (definizione di multimedialità). In particolare l’attenzione  focalizzata sui “nuovi lavori” creati dalla tecnologia tende a distrarci da una realtà dove la maggior parte delle tipologie di lavori del nostro modello economico sono rimasti sostanzialmente gli stessi.

Sicuramente la tecnologia ha un impatto notevole sul modo in cui le persone lavorano o le tipologie di attività in cui sono impiegati, ma altrettanto certo ed evidente è che le non hanno ancora modificato le categorie fondamentali dei lavori tradizionali. Il fatto è che la maggior parte dei lavoratori continua ad essere impiegato nei lavori “tradizionali”. I “nuovi” lavori creati dalle sono ancora una minima parte se confrontati con quelli tradizionali. Supponete che (ovviamente siete nella Silicon Valley) state facendo partire una nuova attività, in pratica state mettendo in piedi una start-up e avete anche trovato i fondi, questo il motivo per cui è meglio immaginare di essere nella Silicon Valley altrimenti il discorso cade immediatamente.

Chi assumete? Ingegneri, programmatori, persone nell’area della contabilità, finanza, risorse umane, marketing, nella gestione dei magazzini. Questi sono tutti lavori tradizionali.

I programmatori Java che assumete sono gli stessi che potrebbe assumere la Boeing. I programmatori Java che assumete in  America certamente non sono più bravi di quelli che assumereste in Italia e così anche per le altre professioni.

Quindi due considerazioni, la prima è che non stiamo creando nuovi tipi di con il rischio evidente che l’automazione potrebbe espellere, in maniera definitiva, questi lavoratori dal mondo produttivo; quindi, se la tecnologia non sarà in grado di creare nuove e diverse categorie di capace di assorbire milioni di lavoratori, presto il numero di disoccupati Robotscrescerà esponenzialmente. L’enfasi sulla tecnologia ci distrae e ci porta fuori dal problema e lontani da qualsiasi soluzione. Negli ultimi tempi i giornali hanno, per esempio, magnificato prima la metropolitana di Torino e poi la nuova linea di metropolitana di Milano con titoloni del tipo: “la metro senza macchinisti”; “un robot guiderà i nuovi treni della metropolitana” ecc. I resoconti erano tutto concordi nel prevedere che in un futuro prossimo i treni non avranno bisogno più di macchinisti.
Vero! Sono spariti i maniscalchi, ma l’arrivo del motore aveva creato contemporaneamente i meccanici e poi i distributori di benzina al posto degli abbeveratoi e cosí via. Si distruggono una serie di mestieri e se ne creano degli altri grazie al progresso e all’avanzamento della tecnologia. Questo cui assistiamo oggi é che distruggiamo una tipologia di lavoro, ma non ne creiamo un’altra parallelamente; che dire degli esperimenti per eliminare i cassieri? e dei self service di ogni tipo (Bancomat/cibo/distributori di benzina/sigarette…)?

Siamo sommersi da queste notizie eclatanti che tendono a dimostrare quanto potente è l’intelligenza e l’abilità dell’uomo. E se pensate che le categorie che vengono toccate sono solo quelle a basso valore intellettivo, siete in un errore drammatico. Abbiamo visto che non c’è settore che non verrà toccato: i radiologi, i traduttori, gli autisti di treni come quelli di aereo ecc. E’ ormai  anche evidente che è più difficile sostituire chi fa i lavori in casa che un radiologo. La ragione di tutto ciò sta nel fatto che il radiologo, l’autista, il traduttore possono essere classificati come “software job”. Chiunque ha un lavoro che ha a che fare con “software job” nel breve potrà essere sostituito da un sistema elettronico. A voi compilare una classifica. Per aiutarvi vi dico che un altro nome per “software job” è knowledge worker.

La saggezza popolare era convinta che diventare un Knowledge worker fosse una garanzia di un lavoro certo, duraturo e ben retribuito. La stretta relazione tra knowledge worker e i nuovi e vecchi paradigmi dell’intelligenza artificiale, stanno realizzando le profezie degli scrittori di fantascienza degli anni 50 e 60. Continuiamo a perdere lavori grazie alla tecnologia capace, oggi, quindi di distruggere intere tipologie di professioni, ma non è in grado di crearne di nuove se non in minima parte. Una differenza che tende ad aumentare se non cambiamo i modelli economici e non si ridisegna l’organizzazione delle società.

La seconda considerazione ci riguarda come paese (!?). Se è vero, come è vero, che i nostri programmatori hanno la stessa preparazione di quelli americani e indiani o di qualsiasi altra parte del mondo; se è vero, come è vero, che i nostri amministrativi non sono inferiori a quelli del resto del mondo, che i nostri magazzinieri non sono meno bravi di quelli degli altri paesi, se è vero, come è vero che non ci manca la creatività per pensare nuove attività e ideare nuove classi di beni e servizi. Se tutto questo è vero, e lo è!, allora cosa fa nascere la Silicon Valley negli Usa e non Italia?

*Eppure aveva ragione

Beppe Carrella

Beppe Carrella

Ha ricoperto nel passato incarichi di crescente responsabilità in grandi aziende sia in Italia sia all’estero (TSF, Aspasiel, Finivest, Emi/Virgin, Ebiscom, Price Waterhouse). È stato docente di Informatica e Tecnologie Multimediali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano , Federico II di Napoli e Luiss di Roma, visiting professor al MIT di Boston. Scrive su alcuni giornali e autore di qualche libro (nessuno di questi è mai diventato un best seller). Attualmente cerca di far decollare una propria iniziativa imprenditoriale.

4 commenti

Commenti e reazioni su:

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4 Comments

  1. Roby6582

    09/03/2013 alle 15:23

    considerazioni assolutamente condivisibili.
    Il vero punto è che siamo bravissimi noi italiani a farci del male da soli e a non avere la giusta autostima. Su la testa e realizziamo la vera innovazione quella che crea posti di lavoro (come nella sylicon valley) e non li distrugge come accade da noi.

  2. Elena Pradella

    09/03/2013 alle 17:25

    Acuto as usual.
    Avendo lavorato in Nord America e con molti indiani, alcuni dei quali sono tuttora tra i miei amici più cari, posso dire che noi Italiani abbiamo una marcia in più: siamo molto più creativi! (Loro sanno vendersi meglio! Non hanno il retaggio dell’essere umili). Ma per noi è ovvio esserlo (altrimenti, impossibile vivere in questo Paese), per cui non ce ne rendiamo conto (non trasformiamo la creatività in un vantaggio competitivo!)
    Basti pensare ai detti popolari: in Inglese, si dice ‘non reinventiamo la ruota’, da intendersi in business come.. ‘applichiamo questa metodologia che esiste già’, mentre noi italiani dalle elementari ci sentiamo dire ‘che il tema sia farina del tuo sacco’, la tesi di laurea deve essere un lavoro ‘originale’.
    Penso che spesso noi italiani ci perdiamo in un bicchier d’acqua e non diamo la giusta importanza al futuro ed ai giovani! Mi ero informata, e mi sarebbe molto più semplice aprire una Limited in UK che una S.r.L. qui…
    Molti lavori, sì, verranno annientati… (io sinceramente sostituirei la colf con un robot per pulire casa, ma questo non è ancora abilitato a prendere mio figlio all’asilo!)
    Che la parola “innovazione” nasconda qualcosa???
    Ho amici che vivono qui ed in Nord America senza cellulare e senza auto: che abbiano ragione loro? Mi son sempre rifiutata di credere che lo sviluppo tecnologico ci facesse stare peggio.. ma.. se fosse? Il modello economico sarebbe da cambiare! Ma….. credo che serva un qualche tipo di rivoluzione per farlo!
    Che la vera, o forse l’unica, vera rivoluzione sia lo sviluppo sostenibile? Sia coltivare da sé, riciclare l’acqua e via dicendo? Mi dicono sempre che è troppo infantile … ma forse a volte la risposta ad un problema complesso può essere semplice.

  3. angelo

    10/03/2013 alle 00:57

    Non sarà che potremmo lavorare tutti meno, avere abbastanza tempo per non lasciare i nostri figli a scuola tutto il giorno, dedicarci alle persone nel tempo che ci avanza se ne abbia voglia o piuttosto bisogno? Sostituire una persona con un automa non vuol dire privarsi di quella persona, ma il contrario. Supponendo che una cassiera realizzi la macchina che la sostituisce, questo solleverebbe lei e le sue colleghe dalla necessità di fare per tante ore un lavoro ripetitivo, ma il supermercato non guadagnerebbe meno, quindi potrebbe pagare gli stessi stipendi. Ma non lo fa! Preferisce licenziarne quanto basta per aumentare gli utili e distribuire dividendi. Il problema non è sollevare gli uomini da certi lavori, ma ridistribuire in maniera corretta denaro, tempo e libertà.

  4. ナイキ エアジョーダン

    10/04/2013 alle 06:14

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