Tecno Eresie

Il tunnel del divertimento

tunnel

I awoke from a quiet night, I never heard a sound/ The marauders raided in the dark and brought death to my hometown, boys /Death to my hometown
Mi sono svegliato in una notte tranquilla, non ho sentito nessun rumore
Predoni hanno fatto incursione nell’oscurità, e hanno portato la morte nella mia città,
(Bruce Springsteen – Death to my Hometown)

 

Ciò che percepiamo con chiarezza (!) è che la crisi che stiamo attraversando è principalmente finanziaria. Le discussioni sono completamente centrate su questo tema e sull’analisi dei motivi per cui la finanza è riuscita a stravolgere le nostre vite portandoci sull’orlo dell’abisso e manca poco per il salto. C’è una cosa sulla quale dovremmo, invece, fare un ragionamento puntuale: quanto il progredire della ha contribuito a questo stato o, meglio ancora, quanto le nuove tecnologie hanno partecipato ad aggravare o a portare il sistema verso questa situazione?

Tra gli esperti “tecnologici” è normale “speculare” sulla probabilità che i computer nel breve potranno gareggiare in quanto ad abilità intellettive direttamente con l’uomo. In definitiva anche se a diversi livelli tutti concordano sul fatto che i computer stanno diventando sempre più potenti e, soprattutto, flessibili e che queste abilità saranno sempre più potenti.
Anche se questo scenario non dovesse presentarsi nel breve periodo, la verità è che una porzione sostanziale del lavoro di routine anche di quei lavori intellettuali o super specializzati per i quali sono stati spesi anni di studi intensivi, possono essere svolti in maniera efficiente ed efficace da computer fin da oggi. Infatti, se i computer sono già in grado di battere i migliori giocatori di scacchi non è improbabile che presto saranno in grado di svolgere molti dei lavori ripetivi anche quelli legati alla sfera intellettuale dove già non lo fanno. Ormai è normale e accettato, per esempio, che molte aziende impieghino la registrazione contabile automatica, o al peggio semi-automatica, delle fatture fornitore.
Solo qualche anno fa era considerata un’attività legata al pensiero e quindi di competenza di una persona. Molto facile predire che Lettura di radiografie, analisi del testo giuridico per citarne solo due di quelli che sono costati anni di impegno, fatica e continuo aggiornamento presto saranno svolti quasi per intero da sistemi computerizzati.

Questi esperti si riuniscono spesso per scambiare idee, verificare le potenzialità di impiego, parlare del futuro, indirizzare gli sforzi, e, pianificare e immaginare sempre nuovi ambiti di applicazione, nuove aree di ricerca. Niente di segreto, anzi ci tengono a pubblicizzare i progressi a rendere partecipi la comunità delle loro idee. Quello che tutti pensiamo è che gli economisti che guardano avanti hanno sicuramente un piano, una strategia a fronte di questi fatti. Ci staranno sicuramente pensando, elaborando nuove ipotesi, nuovi scenari. Li immaginiamo nelle università, nei circoli, negli ambienti di altissimo livello ad elaborare scenari con pari intensità di quella degli esperti di tecnologia. Giusto?

Ebbene no! per la maggior parte degli economisti l’idea che le macchine possono occupare buona parte dei lavori anche intellettuali è un’ipotesi unthinkable: impensabile. Anzi nel lungo periodo le conquiste tecnologiche porteranno a un maggior benessere e più lavori, d’altronde basta guardare cosa è successo nel passato. Questa è considerata la “legge dell’economia” e chiunque vi si oppone passa per luddista che non è proprio un bel complimento. Insomma agli esperti di tecnologia continuano a partorire (e spero continuino) nuove idee, nuovi campi di applicazioni continuano a costruire macchine sempre più capaci di lavorare al posto degli uomini e gli economisti fanno finta di niente pensando che questo nel medio periodo porterà solo benefici. Nuovi posti di lavoro, meno lavori di routine e una società più giusta. Il loro sforzo è creare modelli matematici (inutili!) capaci di simulare scenari sociali sempre più complessi col tentativo di spiegare teorie ormai inutili quanto i loro modelli. Un mondo dove è la quiete l’eccezione, la staticità è il “cigno nero” mentre l’instabilità è la regola, i loro modelli si comportano esattamente all’opposto. E tutti questi modelli alla ricerca dell’equilibrio producono solo bravura matematica e poco altro. E la politica? Si serve di questi economisti per dar corso alle loro idee e tratta gli esperti di tecnologia come gente matta, ma simpatica che non ha contatto con la realtà.

Nel 1993 Bill Clinton era stato appena eletto con una promessa riformare il penoso sistema sanitario americano. Sappiamo tutti come è finita questa promessa. Nulla. Al secondo mandato di nuovo ripropone la promessa e …di nuovo nulla. Ci sono voluti 16 anni per cominciare a vedere qualcosa di realizzato, ma niente ancora di veramente strutturale. Cosa è accaduto nel frattempo nell’arena tecnologica? Nel 1993 solo alcuni avevano sentito parlare di Internet (giusto nelle università). Sul mercato cominciavano ad apparire i primi telefoni cellulari. Microsoft aveva appena introdotto Windows 3.1 (la prima interfaccia grafica nel mondo Microsoft).
E’ chiaro e lampante che la corsa tra la tecnologia e la nostra capacità di riformare il nostro sistema politico ed economico non è affatto una corsa alla pari e le conseguenza di questo si vede ed è sotto gli occhi di tutti noi: la crisi. Nel passato la tecnologia ed il mercato hanno corso alla pari e questo ci ha permesso di vivere meglio: questo non è più vero. Il sistema economico politico è fuori, è inadeguato continua a proporre gli stessi schemi, le stesse misure con una piccola variazione sono sempre e solo misure continuamente ed inevitabilmente più repressive.

La tecnologia non sta avanzando sta accelerando e l’economia la politica semplicemente arretra. Stanno giocando un’altra partita, su un campo che non è quello vero e coi loro bei modelli alla perenne ricerca dell’equilibrio, del perfetto mercato che è poi l’unico posto dove funzionano le loro idee: sui libri. Il becero tentativo mi sembra è quello di rallentare la tecnologia e i suoi sviluppi invece di accelerare e riformare l’economia politica con idee nuove che non vuol dire prendere quelle vecchie e dargli una rinfrescata, ma fare e pensare cose diverse.

Beppe Carrella

Beppe Carrella

Ha ricoperto nel passato incarichi di crescente responsabilità in grandi aziende sia in Italia sia all’estero (TSF, Aspasiel, Finivest, Emi/Virgin, Ebiscom, Price Waterhouse). È stato docente di Informatica e Tecnologie Multimediali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano , Federico II di Napoli e Luiss di Roma, visiting professor al MIT di Boston. Scrive su alcuni giornali e autore di qualche libro (nessuno di questi è mai diventato un best seller). Attualmente cerca di far decollare una propria iniziativa imprenditoriale.

3 commenti

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3 Comments

  1. M. Fioretti

    15/02/2013 alle 16:15

    A proposito di computer che sostituiscono gli umani anche in attività “intellettuali”, vedi l’esempio che ho appena raccontato proprio qui su Tech Economy per le professionie legali: http://www.techeconomy.it/2013/02/13/scoperta-elettronica-che-impatti-avra-o-dovrebbe-avere-su-giustizia-e-professioni-legali/

  2. antonio

    16/02/2013 alle 10:38

    molto interessante, speriamo serva a far aprire gli occhi a questa categoria di “SOLONI”

  3. Umberto Santucci

    16/02/2013 alle 12:35

    Condivido. Tutto porta verso nuove strategie di decrescita ben governata (altro che crescita!), riavvicinamento fra economia reale e finanziaria, strategie di non lavoro (open source, peer to peer, salario di sopravvivenza garantito, decrescita demografica), visione sistemica ed ecologica del mondo. Se non si imboccano queste strade tutto si avviterà come un gigantesco Maelstrom, e spazzerà via il genere umano.

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