London Notes

GlobalWebIndex: l’e-commerce in Italia è poco social e poco mobile

GWI

Al di Londra abbiamo recentemente pubblicato “The State of report 2013” la cui preview è disponibile gratuitamente sul nostro canale SlideShare. In  questo articolo presenterò alcuni dati specifici sull’Italia.

Cos’è l’E-commerce Report

Si tratta della prima edizione di una indagine condotta da GlobalWebIndex per esplorare quale sia l’impatto della rete sullo scenario dei consumi sia online che offline. Per farlo, i nostri analisti hanno creato 3 segmenti di utenza/clienti:

  1. Rejecters: utenti che non comprano online nè si documentano in rete su cio’ che vogliono acquistare
  2. Offline Transactors: utenti che ricercano informazioni online ma preferiscono poi acquistare offline
  3. PC Online Buyers: utenti he hanno effettuato acquisti online via PC
  4. Multi-Platform Buyers: utenti che hanno effettuato acquisti online via Mobile o Tablet

Uno degli aspetti cruciali esplorati in questo report (altrimenti non possibile con altre metodologie di ricerca) è l’impatto degli influencer all’interno delle dinamiche di acquisto a seconda delle categorie merceologiche e dei paesi di provenienza.

Nel mondo

Il dato sicuramente più impressionante è che Internet è diventato una passaggio obbligatorio nel processo di acquisto per il 90% degli utenti al mondo. Secondo i nostri dati, 9 utenti internet su 10 utilizzano la rete per informarsi su ciò che vogliono acquistare o per acquistare direttamente ciò di cui hanno bisogno.

Il 66% acquista prodotti online, mentre il 69% condivide le proprie esperienza d’acquisto. Questi sono dati che non richiedono nessun altro commento. Al giorno d’oggi avere una presenza in rete è assolutamente imprescindibile sia per chi voglia fare commercio online che offline.
Le categorie merceologiche piu acquistate sono libri (dominio di Amazon), vestiti, viaggi e musica. I piu ricercati, invece, sono i prodotti tecnologici come smartphon, computer e televisori, segno che c’è ancora una certa diffidenza a spendere grosse somme online e si preferisce ancora l’assistenza in negozio dell’ “esperto”, nonostante le prime informazioni si tendano a raccoglierle online.  Sorprendentemente smartphone e tablet stanno assumendo un ruolo sempre piu importante anche come canale di acquisto oltre che come strumento per rccogliere informazioni su cio’ che si acquisterà in seguito. Un utente su 4 al mondo dichiara di fare acquisti proprio tramite questi dispositivi.

In Italia

E qui veniamo al dunque. Come vediamo dal grafico qui sotto, l’Italia si colloca all’ultimo posto in Europa e tra gli ultimi al mondo, per quanto riguarda l’e-commerce. Il risultato non ci sorprende più di tanto vista la scarsa maturità del nostro mercato online, dovuta alla altrettanto scarsa qualità delle connessioni e a una tendenziale mancanza di fiducia nelle transazioni online… oltre che a un sistema di spedizione ancora inadeguato.
Poco più del 50% degli utenti, infatti, dichiara di aver acquistato qualcosa online. Ma il web fa comunque parte del processo decisionale di oltre l’85% degli utenti: pur non acquistano online si documenta in rete portando poi a termine l’acquisto nel punto vendita fisico. Questo dovrebbe dirla lunga su chi imputava a Internet, tra le tante sue vittime, anche la morte dei negozi reali.

Sebbene in Italia sia circa il 40% l’utenza che accede regolarmente a internet tramite  smartphone, solamente 1 utente su 10 dichiara di aver effettuato degli acquisti online su tale dispositivi, contro 1 su 4 della media mondiale. Ovviamente il caso italiano va paragonato con la media europea, che è sicuramente più bassa rispetto a quella mondiale trainata dai risultati del mercato asiatico. Comunque, anche prendendo come metro di paragone l’Europa, gli italiani tendono a fidarsi meno e preferiscono portare a termine transazioni prevalentemente via PC.

Siamo invece uno dei paesi al mondo che meno discute dei propri acquisti online, soprattutto sui social, collocandoci in fondo alla classifica dei paesi del panel.

Escludendo dal conteggio l’impatto delle conversazioni  “social” otteniamo un dato di influenza più alto, seppur basso rispetto alla media mondiale, che sottolinea come nel nostro paese l’influenza delle conversazioni circa i brand sui socia.l sia ancora molto bassa.
In pratica utilizziamo molto i social ma preferiamo parlare di tutt’altri argomenti.

Conclusioni

Tra i paesi piu avanzati di quelli indagati dalla nostra ricerca, L’Italia non spicca per quanto riguarda l’e-commerce. Non compriamo tanto online, ancor meno via mobile, nè tantomeno condividiamo le nostre esperienze sui social.
Ma questo non deve scoraggiare gli “arditi marketer” che vogliano utilizzare i social media per rilanciare i propri prodotti. La chiave di tutto è comprendere quale sia il proprio target cliente e vedere come questo si comporta e quale sia il suo rapporto col brand.

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

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