In Controluce

Dal digitale non si può prescindere! (appello per una #democrazia2punto0)

agenda-digitale

Lo dicono i dati, lo dicono le ricerche, lo dicono tutti. Lo dicono in così tanti che il rischio è che – a forza di parlarne – nessuno faccia niente: il digitale è uno strumento di sviluppo. Sviluppo economico, certo. Ma anche e soprattutto sviluppo sociale. E d’altro canto è impensabile e pericoloso, oggi, distinguere l’uno dall’altro. Impensabile perché parlarne vuol dire parlare di come il mondo sta cambiando: nel bene e nel male. Di come sta cambiando la società, di come cambiano i rapporti, le relazioni, l’economia. Pericoloso perchè vorrebbe dire non comprendere la portata del fenomeno. E per comprenderla non serve ricordare che se il solo Facebook fosse una nazione sarebbe per dimensioni tra i primi paesi al mondo. Tuttavia è opportuno riflettere su questo dato per chiedersi quanto la diffusione dei social network – anche soltanto per limitarsi ad uno dei fenomeni più evidenti – sia destinata a cambiare la società. O quanto l’abbia già cambiata. Un cambiamento così sottile ma così profondo e radicato che spesso rischia di sfuggire nella sua portata anche agli occhi dei più esperti. Un cambiamento irreversibile che va letto, analizzato, compreso. Un cambiamento che se da una parte implica una grande responsabilità per chi ne governa le dinamiche, dall’altra ci mette di fronte ad opportunità nuove di vivere i processi (democratici, ma anche economici) e di concepire il ruolo stesso del cittadino nella gestione dei suoi rapporti. Con gli altri cittadini, con le aziende, con le istituzioni, con la cosa pubblica.

Ha senso un’agenda che non sia digitale?

In fin dei conti è quello che gli addetti ai lavori da tempo chiamano . Ma il rischio, a parlare tra addetti ai lavori, è che ci si parli addosso e si finisca a parlare del nulla, quando invece questi temi sono di così grande importanza da riguardare tutti i cittadini.

Anche per questo si parla di . Ma il rischio, a parlare di agende digitali (anche e soprattutto quando – come da noi – se ne parla soltanto) è che ci si dimentichi che non può esistere un’agenda per il paese che non sia digitale. Ha senso, oggi, un paese analogico in un mondo digitale? E se un paese analogico non ha senso, come può aver senso un’agenda politica – di qualsiasi colore – che non sia digitale? Digitale negli strumenti e nelle strategie utilizzate per aiutare il Paese ad uscire dalla crisi, ma digitale anche nelle modalità scelte per favorire il riavvicinamento dei cittadini alla politica ed il loro coinvolgimento nella gestione delle scelte pubbliche.

Per questo motivo il digitale non deve essere l’obiettivo di un agenda, ma lo strumento del Paese per realizzare la sua, di agenda. E per questo motivo è di grandissima importanza che la prossima classe politica, quella che verrà eletta tra pochi mesi, comprenda bene la centralità di questo argomento rispetto alle delicate scelte che sarà chiamata a compiere.

Il digitale: una scelta che non ha colore

E per questo motivo con un gruppo di amici (tra i quali Alessandro, Ernesto e Guido, ma l’elenco è ben più lungo) abbiamo pensato di redigere un appello per una campagna elettorale trasparente e per una legislatura aperta alla Rete.

  • Per una campagna elettorale trasparente, perché siamo convinti che il buongiorno si debba vedere dal mattino e la storia recente ci insegna che trasparenza, partecipazione e collaborazione sono gli strumenti dai quali ripartire per coinvolgere le persone e riavvicinarle davvero alla Politica, quella con la P maiuscola.
  • Per una legislatura aperta alla rete, perché siamo consapevoli che soltanto conoscendo la rete, le sue dinamiche ed i suoi temi si possano compiere quelle scelte, strategiche per lo sviluppo del nostro Paese, che dovranno esser fatte nei prossimi anni e dalle quali dipenderà – in parte – il futuro dell’Italia (e che – in molti casi – avrebbero dovuto esser state fatte negli anni passati).

Un appello aperto a tutte le forze ed a tutti gli schieramenti politici

  • Perché le cose che riteniamo siano importanti non hanno colore, non sono funzione di un credo politico, non rappresentano un interesse particolare.
  • Perché i metodi che proponiamo vengano adottati (apertura, trasparenza, partecipazione) non cambiano se si è di “destra” o di “sinistra”.
  • Perché le questioni che poniamo sul tavolo (internet come diritto fondamentale del cittadino, neutralità della rete, diritto d’autore quale strumento di sviluppo e non come vincolo alla creatività) non si sposano con una sola parte politica.
  • Perché i temi per i quali chiediamo attenzione e – ancora di più – pretendiamo impegno, sono temi che chiunque sarà chiamato a governare dovrà affrontare. E dovrà farlo con consapevolezza.

Queste sono le nostre idee al riguardo. Se le condividete, se ne condividete l’intento e gli obiettivi, aiutateci a diffonderle. Aiutateci a farle “adottare” dalle forze politiche ed in generale a fare in modo che la politica – che i politici – comprendano che il digitale non è un’alternativa né un modo per conquistare qualche voto in più, ma è uno strumento di crescita e di sviluppo. Aiutateci a far comprendere che dal digitale non si può prescindere.

 

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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2 commenti

Commenti e reazioni su:

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2 Comments

  1. mirko de dominicis

    11/01/2013 alle 18:16

    articolo molto bel fatto che naturalmente merita un retweet anche su linkedin

  2. jcpenney prom dresses

    19/05/2013 alle 07:44

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