#EpicFail

Windows Phone: parli di Android… e spunta l’epicfail

Wphone1

L’attacco è la miglior difesa? Forse, ma tentare questa strategia su Twitter potrebbe essere molto pericoloso. Lo sanno bene i signori di , che all’inizio di dicembre si sono trovati a gestire una situazione che, a quanto pare, non avevano preventivato. All’alba del 5 dicembre scorso, il colosso di Redmond decide di sponsorizzare i propri smartphone equipaggiati con il nuovo sistema operativo . Come piazza sceglie Twitter, una campagna non sponsorizzata che, quindi, deve dimostrare fin da subito di avere le gambe per camminare.

Come da programma viene lanciato un hashtag su cui scatenare l’engagement degli utenti. L’hashtag in questione è #DroidRage. E questo la dice lunga sulla strategia di Microsoft, intenzionata a far trionfare i suoi smartphone sfruttando i difetti della concorrenza: nella fattispecie, la concorrenza rappresentata da .

Da qualche tempo, infatti, gli utenti Android lamentano un notevole aumento del rischio di beccarsi un malware semplicemente connettendosi al Google Play Store per scaricare un’applicazione. Microsoft decide quindi di sfruttare questo serpeggiante malcontento per prendere due piccioni con una fava: pubblicizzare i suoi prodotti “più sicuri” e, allo stesso tempo, presentare il conto a Google. Il tutto comincia con una vera e propria dichiarazione di intenti in un unico tweet:

[Avete una storia dell’orrore sui malware di Android? Raccontateci le vostre storie su #DroidRage: potremmo avere un regalino per farvi guarire]

Un intervento decisamente a gamba tesa, non c’è che dire. Almeno all’inizio, la cosa sembra funzionare e fioccano storie tipo “Lo smartphone Android di mia zia ha il desktop pieno di icone di spam” e “Si fa prima a cancellare tutto e ricominciare daccapo”.

A Redmond stanno quasi per stappare lo spumante, quando spunta questo tweet:

[Volete sapere com’è fatto il sudore nervoso? Seguite @windowsphone]

Si dà il caso che Chris DiBona non sia un utente qualunque, bensì il direttore dell’Open Source di Google, che decide di aggiungere un po’ di pepe alla situazione. L’intervento di DiBona suona un po’ come quella battuta de Il Gladiatore, quando Russel Crowe invita a “scatenare l’inferno”. Da quel momento in avanti compaiono orde di fedelissimi di Android che, in men che non si dica, trasformano #DroidRage in #WindowsRage.

[Ops. Abbiamo attivato un altro milione di device, oggi. Scusa @windowsphone / Ho provato a comprare un Nexus 4 ma è così popolare! Vorrei che fossero meno comuni, come ]

[Microsoft vuole tirare uno schiaffo ad Android per i problemi di malware? Ma avete dato un’occhiata ai vostri desktop? / Una volta ho provato a scrivere un malware per un @windowsphone, ma poi ho pensato: non hanno già sofferto abbastanza? #WindowsRage]

Non siamo qui per stabilire se Android o Windows siano o meno dei buoni sistemi operativi: chi è fan di un particolare prodotto difenderebbe la propria scelta davanti a qualsiasi giudice, spiegandone i pro e i contro anche in relazione ai prodotti concorrenti. Ma invitare deliberatamente a “parlare male” di un prodotto su Twitter è tutta un’altra faccenda e significa, inevitabilmente, attirare lo sdegno dei fan della concorrenza.

Lo diciamo tanto della politica: quando un candidato, invece che proporre un suo programma preciso, si limita a offrirsi come alternativa a un rivale noi storciamo il naso. Microsoft qui ha fatto la stessa cosa. Per la precisione, si è offerta come alternativa di un rivale che detiene la fetta più grande nel mercato degli smartphone e non è stata una gran mossa, considerato il grande numero di utenti pronti a difendere la propria scelta.

In ogni caso, anche se la campagna fosse andata per il meglio, sarebbe rimasta pervasa da un alone di negatività: sulla timeline di @windowsphone ci sarebbero stati solo… commenti di gente che si lamenta. È vero che, a quanto pare, qualcuno avrebbe ricevuto in regalo un telefono Windows ma… e tutti gli altri? La campagna di Windows Phone mancava di un’azione “positiva” a bilanciare tutta questa frustrazione espressa dagli utenti di #DroidRage.

Fermo restando che nessun prodotto potrà mai essere tecnicamente perfetto né tantomeno incontrare il plauso globale, a far imbufalire gli utenti è stato più che altro il fatto che Microsoft sembrasse più occupata a screditare i concorrenti e manipolare le opinioni che costruire un buon sistema operativo.

Oltretutto, si trattava di una provocazione diretta: perché Google avrebbe dovuto tacere?

Lesson Learned: L’attacco, da solo, non è una strategia vincente, se non è supportata anche da un altro tipo di azione. Portare a parlar male gli utenti della concorrenza è una scelta rischiosa: oltre che poter scatenare le ire dei competitor si potrebbe anche dare l’impressione che il nostro prodotto abbia poco da offrire.

 

 

 

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

3 commenti

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

3 Comments

  1. Andrea

    17/12/2012 alle 09:58

    Merdasoft è pur sempre Merdasoft..altrimenti da cosa la riconosceremmo? Da quello e dagli epic fail che produce..

  2. Emanuele

    17/12/2012 alle 10:32

    Ottimo articolo, fa sorridere e riflettere!

  3. Dario

    10/02/2013 alle 15:30

    andrea volgare. ogni casa ha i suoi pro e i suoi contro. microsoft è validissima, e scrive storia

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This