London Notes

Come e perche’ cambiera’ il giornalismo anglosassone

Rupert Murdoch

Il celeberrimo anglosassone di cui si tesse le lodi in tutto il mondo, potrebbe, da qui in poi, non essere piu lo stesso. La Gran Bretagna decide di mettere un freno al lato oscuro di quel sistema giornalistico che, appunto, la ha resa celebre in tutto il mondo, creando quel paradosso in cui il secondo più autorevole quotidiano del mondo libero, convive con l’informazione più “Tabloidizzata” del mondo. Vi ricordate la storia delle intercettazioni telefoniche che nell’Estate del 2011 sconvolsero l’opinione pubblica di mezzo mondo, scossero le fondamenta di News corporation portando alla chiusura di News Of the World, l’arresto di Rebekkah Brooks, suo direttore, e le dimissioni di Andy Coulson (stratega di Cameron)?Beh quello è stato uno dei più grandi scandali che ha coinvolto i media dal dopoguerra in Gran Bretagna tanto che ancora oggi se ne sente parlare.

Riuscì a far sembrare un vecchietto indifeso di fronte ai giudici della commissione d’inchiesta, invece che uno degli uomini più influenti del pianeta. In seguito a questo sono stati recentemente pubblicati i risultati del rapporto Leveson, prodotto dall’omonima commissione d’inchiesta, presieduta dall’omonimo giudice (che in GB assume il pittoresco titolo di “Lord Justice” in quanto giudice della corte di giustizia d’appello). Lo scopo della commissione è quello di rimpiazzare l’organo che attualmente svolge l’unica forma di controllo, l’ormai inefficace PCC (Press Complaint Commission), e di rimpiazzarlo con una commissione di vigilanza di diverso tipo.
Il PCC era finito sotto attacco numerose volte negli ultimi anni e quello di News of the World è stato solamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Fino ad ora, il PCC, composto da rappresentati dei maggiori gruppi editoriali britannici, funzionava che qualunque cittadino pensasse di aver subito un torto dalla stampa, o trovasse qualche notizia incorretta, poteva appellarsi all’organo di controllo, che dopo adeguate indagini, avrebbe trovato una soluzione per ripagare la parte danneggiata o far correggere la notizia errata. Va qui ricordato che in UK non esiste una legge, come invece esiste in Italia, che garantisca l’indipendenza o la libertà di stampa non esistendo di fatto una costituzione. Ma proprio la mancanza di una costituzione scritta, fa tipicamente inorridire chiunque senta parlare di una legge regolatrice emanata dal parlamento, vista come un tentativo di invasione di territorio. Secondo questa visione, una legge che garantisse la libertà di stampa, ne avrebbe proprio l’effetto opposto.
Lord Leveson nel suo rapporto raccomanda la creazione di una commissione, presieduta da un
regolatore, totalmente indipendente dal mondo dell’editoria ma della quale gli editori potranno far parte e che potrebbe essere di nomina politica. Si tratta comunque solamente di raccomandazioni sulle quali le parti politiche avranno di che accapigliarsi.

In UK si e’ deciso quindi di affrontare di petto la situazione in cui il malcostume giornalistico era diffuso al tal punto da intercettare il telefono di una bambina di 13 anni vittima di un omicidio, decidendo di porre freno ad uno sciacallaggio mediatico che ormai non seguiva più il principio del pubblico interesse al quale la stampa dovrebbe sottostare. E lo fanno con un regolatore, che secondo Leveson dovrebbe aver poteri istituiti dalla legge, che avrà il ruolo promuovere un comportamento “etico” tra la stampa, punendo chi trasgredirà.

Il grande vincitore di tutta questa situazione è sicuramente David Cameron che, come sottolineano spesso i giornali labouristi, si è visto approvare la richiesta di creare un organo sul quale potrebbe estendere la sua influenza politica, riuscendo al contempo a liberarsi delle ombre che lo legavano indirettamente al mondo degli editori. Il suo rifiuto di emanare una legge che garantisca sul regolatore e quindi in grado di vigilare sul comportamento della stampa, lo pone in una posizione di negoziazione sufficientemente all’interno della coalizione da poter ottenere ciò ce vuole senza inimicarsi i grandi editori.

Quello che si sono i chiesti i commentatori britannici in questi giorni è “Ma abbiamo veramente bisogno di una legge che regoli la buona condotta della stampa”? In Italia, dove una legge che garantisca la libertà di stampa esiste ed è ben salda nella costituzione, siamo vittime di un sistema molto diverso, in cui praticamene ogni gruppo editoriale risponde agli interessi della lobby di turno, politica, industriale, affaristica che sia. Il governo Monti, che sta cadendo in questi giorni, è stato il primo governo senza un esteso controllo sui media e per questo (col dovuto sarcasmo) inadatto al governo del paese. Se agli inglesi non piace essere detto come comportarsi dalla legge, a noi italiani serve ci si dica quello che vogliamo, cosa pensare, quale slogan adottare. Se da un lato esiste il timido “collegio dei giornalisti” che vigila sulla buona condotta delle redazioni punendo solamente i casi estremi, da noi l’informazione “Tabloid” ha avuto più successo in televisione che sui giornali, ma sappiamo bene che toccare la TV in Italia è quasi più difficile che riformare il Vaticano.

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

Twitter LinkedIn Google+ 

1 Commento

Commenti e reazioni su:

Loading Facebook Comments ...

1 Commento

  1. @cellaio

    12/12/2012 alle 14:56

    Cito “Il governo Monti, che sta cadendo in questi giorni, è stato il primo governo senza un esteso controllo sui media e per questo (col dovuto sarcasmo) inadatto al governo del paese”
    Interessante articolo; o i miei dubbi, però, sull’estraneità del governo Monti rispetto agli organi di informazione. Ma forse la compiacenza poco giornalistica non è necessariamente l’effetto di un controllo sugli organi di comunicazione ma il sintomo della mancanza di informazione giornalistica negli stessi

Lascia una replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Trackbacks.

TechEconomy è il portale di informazione dedicato a manager, imprenditori e professionisti che vogliono approfondire e comprendere l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business nelle PMI come nell’industria, nella finanza, nei servizi.
Si rivolge insomma a tutti coloro che vogliono capire come le nuove realtà dell'Information Technology - Web 2.0, e-Business, net economy - stiano cambiando l’economia, e con essa la società.
Inizio
Shares
Share This